Botrite, clima d’allerta tra campo e mercato

Con l’umidità degli ultimi giorni il fungo è tornato a preoccupare in alcune aree e tra gli operatori cresce ora il timore di un nuovo rallentamento del mercato

da Ilaria De Marinis
botrite uva

C’è chi la scorge fra i grappoli e chi, per ora, la tiene sotto controllo, ma la botrite della vite è tornata a farsi vedere. Non ovunque, non in maniera generalizzata, ma abbastanza da incrinare la serenità con cui si stava chiudendo la stagione. È bastata una settimana di umidità persistente – seguita da nebbie e bagnature mattutine – per accendere l’infezione da parte di Botrytis cinerea su alcune varietà più sensibili. Alcuni tecnici parlano di un quadro eterogeneo: nei vigneti più sciolti e sassosi il problema è contenuto, ma dove i terreni sono più profondi e umidi, e dove la vigoria crea più ombreggiamento, la malattia sta trovando spazio. Al momento la situazione resta sotto controllo, ma se l’aria dovesse mantenersi così umida, la situazione potrebbe peggiorare.

Botrite tra prevenzione e incertezza

Sul piano agronomico, la situazione è eterogenea, variando a seconda della varietà interessata, delle condizioni pedoclimatiche e della gestione in campo. A riguardo, gli accorgimenti restano gli stessi: intervenire con trattamenti mirati antimuffa e a secco al fine di evitare o contenere condizioni di elevata umidità intorno al grappolo all’interno del vigneto.
Il seguito della stagione, ancora una volta, dipenderà dal clima: se ottobre regalerà giornate asciutte, si potrà proseguire senza strappi. Ma se l’umidità dovesse insistere, l’autunno potrebbe trasformarsi in un banco di prova anche per le campagne più attente.

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Oltre l’infezione: con botrite mercati in stand-by?

Accanto alla questione agronomica, la comparsa dei primi sintomi di botrite rischia di avere ricadute anche sul piano commerciale. Il timore, infatti, è che l’espandersi della problematica possa rallentare ulteriormente un mercato già in equilibrio precario. Di fronte ai primi segnali di infezione, molti esportatori potrebbero scegliere la prudenza, rimandando gli acquisti per comprendere meglio la reale estensione del fenomeno. In uno scenario del genere, potrebbe bastare poco per congelare i movimenti: chi deve vendere attende di capire se il danno resterà circoscritto, chi deve comprare teme di ritrovarsi con uve destinate a peggiorare in post-raccolta.

Non è escluso, quindi, che nelle prossime settimane si registrino cali più marcati nei volumi scambiati, o persino un rallentamento temporaneo delle contrattazioni. Alcuni operatori ipotizzano che, se la situazione non dovesse migliorare, i magazzini potrebbero ridurre l’attività già entro fine mese. Per ora, però, tutto resta sospeso, in attesa che il tempo – meteorologico e commerciale – chiarisca il quadro.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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