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Causata dal fungo patogeno Botrytis cinerea, la botrite della vite o muffa grigia rappresenta una delle malattie più difficili da gestire nei vigneti di uva da tavola, principalmente a causa della sua elevata variabilità genetica. Questa caratteristica permette al patogeno di adattarsi rapidamente alle condizioni ambientali e di sviluppare resistenza a determinati fungicidi, anche nell’arco della stessa stagione, rendendo il controllo del fungo estremamente complesso. Un programma di lotta alla botrite efficace deve considerare il potenziale infettivo presente nel vigneto, monitorando costantemente la sensibilità delle popolazioni predominanti ai fungicidi di base. Conoscere le dinamiche biologiche di Botrytis cinerea e le condizioni che ne favoriscono la diffusione è cruciale per prevenire i danni e intervenire tempestivamente nelle fasi critiche, come quella dello sviluppo del grappolo. Solo un approccio mirato e tempestivo può limitare l’impatto di questo patogeno, garantendo così una produzione di alta qualità, idonea anche al mercato dell’export.
Descrizione del patogeno e condizioni favorevoli al suo sviluppo
Botrytis cinerea, appartenente alla famiglia delle Sclerotiniaceae, è un fungo polifago in grado di sopravvivere come saprofita su tessuti vegetali necrotizzati e trasformarsi in fitofago in presenza di condizioni ambientali favorevoli. Sebbene possa infettare diverse specie vegetali, la vite rappresenta l’ospite di maggiore interesse economico, con danni rilevanti concentrati principalmente sui grappoli.
Durante l’autunno e l’inverno, Botrytis cinerea sverna sotto forma di sclerozi, piccoli corpi nerastri e duri, presenti sui tralci o nei tessuti corticali. In primavera, gli sclerozi rimasti sui tralci dopo la potatura o sui sarmenti caduti sviluppano una leggera muffa grigia (forma conidica). I conidi, diffusi dal vento e dalla pioggia, raggiungono il picco di produzione durante la fioritura (fine maggio-primi di giugno) e in prossimità della raccolta, con le condizioni ottimali tra 16°C e 25°C e umidità relativa superiore al 90%. Nei vigneti di uva da tavola, l’uso di film plastici, seppur efficace per proteggere le viti da eventi climatici come grandinate o piogge frequenti, può complicare la gestione delle infezioni botritiche. Questi film, se non gestiti correttamente, limitano la ventilazione, favorendo l’accumulo di umidità e creando così un microclima favorevole allo sviluppo del patogeno.
Cosa provoca la botrite?
Il grappolo è l’organo della pianta maggiormente colpito dalla botrite della vite. L’insediamento del patogeno, pur avvenendo in modo diretto, è favorito dalla presenza di microlesioni sugli acini, spesso causate da grandine, attacchi di insetti o stress fisiologici. Con l’avanzare della maturazione, inoltre, l’accumulo di zuccheri negli acini crea un substrato ideale per la proliferazione del patogeno, compromettendo non solo la resa, ma anche la qualità del prodotto, con ripercussioni anche in fase di post-raccolta. I danni principali osservati sono:
- muffa grigia, il micelio ricopre gli acini con una patina grigiastra, facilitando la diffusione del patogeno e causando necrosi e perdita strutturale degli acini;
- disidratazione e marcescenza, in condizioni calde e secche, i grappoli infetti si disidratano rapidamente. In ambienti umidi, invece, gli acini colpiti tendono a marcire, favorendo la diffusione del fungo ai grappoli vicini.
- compromissione qualitativa, l’infezione riduce il contenuto zuccherino e altera i profili aromatici, rendendo l’uva inadatta al consumo fresco.

Nella lotta alla botrite è importante gestire la resistenza ai fungicidi
Uno degli aspetti più complessi nella gestione della botrite è la capacità del fungo di sviluppare resistenza a molte delle sostanze attive impiegate per il suo controllo. La variabilità genetica all’interno delle popolazioni di Botrytis comporta che, nel corso di una stagione, la sensibilità del fungo ai prodotti fitosanitari possa variare notevolmente. Durante la lotta alla botrite della vite ci possono essere dei ceppi che inizialmente risultano sensibili ad alcuni fitofarmaci, ma che successivamente possono sviluppare resistenza a specifiche molecole a causa di mutazioni genetiche stabili, che spesso interessano le proteine bersaglio dei fungicidi. Questo rende necessario un monitoraggio continuo delle popolazioni fungine per garantire l’efficacia dei trattamenti. Sistemi di monitoraggio in tempo reale, come il Check Fast Botrytis, analizzano le mutazioni genetiche direttamente nel tessuto vegetale, consentono ai produttori di adattare i trattamenti fungicidi in modo rapido e preciso. Grazie a questi strumenti, è possibile determinare il tipo di popolazione predominante e la sua sensibilità alle diverse sostanze attive, permettendo una gestione mirata e tempestiva.
Per ridurre l’insorgere di resistenze, è fondamentale integrare il monitoraggio con una strategia di lotta integrata, che combini pratiche agronomiche mirate (gestione di irrigazione e potatura e uso di antagonisti naturali) con, solo in casi estremi, il ricorso a trattamenti fitosanitari specifici. Questo approccio consente di ridurre la pressione selettiva esercitata dai trattamenti chimici e favorisce una gestione più sostenibile della malattia.
Nel caso in cui si debba ricorrere a trattamenti chimici, è fondamentale effettuarli nei momenti fenologici più appropriati per garantirne la massima efficacia. Tempistiche errate possono ridurre l’efficacia dei prodotti e favorire lo sviluppo di resistenze. Le fasi fenologiche in cui è necessario intervenire con modalità preventive sono:
- periodo fiorale o post-fiorale: Solo quando le condizioni microclimatiche del vigneto sono favorevoli allo sviluppo del fungo.
- pre-chiusura del grappolo: Considerato preventivo, consigliato indipendentemente dalle condizioni favorevoli.
- invaiatura.
- prima della raccolta, rispettando i tempi di carenza.
In conclusione, la gestione efficace della botrite richiede un approccio integrato e dinamico che comprenda il monitoraggio continuo, l’applicazione di pratiche agronomiche mirate e, solo quando necessario, il ricorso a fungicidi. Conoscere a fondo le caratteristiche biologiche del patogeno e le condizioni che ne favoriscono lo sviluppo è essenziale per prevenire i danni e garantire una produzione di uva da tavola di alta qualità, adatta anche ai mercati di esportazione.
Donato Liberto
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