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È una stagione che avrebbe dovuto portare segnali positivi. I vigneti hanno garantito volumi abbondanti e di buona qualità, capaci di soddisfare la domanda dei mercati. Eppure, dietro questa immagine favorevole, si nasconde un paradosso: l’offerta è alta, ma la domanda resta debole e i prezzi non decollano. A complicare il quadro una piaga antica, ma sempre attuale: i furti di uva. Non si tratta solo di grappoli sottratti, ma di un fenomeno che mina la fiducia degli agricoltori, riduce la sicurezza nelle campagne e mette a rischio la tenuta di un comparto centrale per l’economia pugliese.
Furti di uva nel cuore della notte
Le cronache recenti raccontano di colpi che non hanno nulla di improvvisato. Bande ben organizzate, spesso composte da persone che conoscono i ritmi della campagna, si muovono di notte con mezzi capienti e in poche ore riescono a svuotare interi appezzamenti. L’episodio di Noicattaro ha fatto scalpore: quindici quintali di uva da tavola spariti in una sola notte, caricati su furgoni come fossero merce legittima. Ma casi simili si segnalano anche a Rutigliano, Conversano e Mola di Bari, aree centrali per questa produzione. Non si tratta più di piccoli furti isolati, bensì di veri e propri raid, che oltre ai grappoli riguardano pali, tubazioni e persino piante intere, erodendo così non solo il raccolto, ma anche il capitale produttivo delle aziende. Il danno, infatti, non si limita alle perdite immediate: l’uva rubata finisce nei circuiti paralleli, priva di controlli e certificazioni, alimentando un mercato grigio che sporca l’immagine del Made in Italy e indebolisce l’intera filiera.
La voce degli agricoltori: “Non possiamo fare i vigilanti”
Il clima nelle campagne è ormai segnato dalla paura e dalla rabbia. Molti agricoltori, scoraggiati, evitano di denunciare i furti per timore di ritorsioni, mentre altri hanno iniziato a organizzarsi in ronde notturne, trasformandosi in guardiani dei propri vigneti. Una situazione che, secondo Massimiliano Del Core, presidente di Confagricoltura Bari-Bat, è diventata insostenibile: “Gli agricoltori non possono sostituirsi alle forze dell’ordine, non possono passare le notti nei campi invece di lavorare. La nostra uva è un patrimonio che va difeso, e per farlo serve un presidio vero, stabile e organizzato”. La richiesta è la convocazione di un tavolo in Prefettura e l’attivazione di un coordinamento tra Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e polizie locali: “Non bastano pattugliamenti sporadici, serve un piano capace di garantire sicurezza in tutto il periodo della raccolta, con un’azione mirata nelle campagne. Solo così si può restituire serenità a chi lavora e togliere terreno ai criminali”.

Furti di uva: una piaga annuale
Il nodo dei furti non è un problema di questa stagione. Ogni anno, infatti, torna puntuale con l’avvio dell’annata. E non si tratta di un fenomeno circoscritto alle aziende colpite, ma di una minaccia che attraversa tutta la filiera dell’uva da tavola. Ogni cassetta sottratta rappresenta un danno per chi confeziona, per chi trasporta, per chi vende, e soprattutto per chi si occupa di promuovere il prodotto all’estero. La reputazione della Puglia come terra di qualità rischia di essere offuscata dalla diffusione di uva priva di controlli e certificazioni, che inevitabilmente finisce per compromettere la fiducia dei buyer internazionali.
Per questo il territorio chiede un impegno corale: più pattugliamenti nelle aree agricole, sistemi di videosorveglianza diffusi, protocolli di denuncia rapidi e soprattutto un piano strutturale di prevenzione.
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Ilaria De Marinis
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