Furti di uva in Puglia: fermato con 71 cassette di Arra 30

Bloccato all’alba al mercato di Bari con un carico sospetto. L’uva, della varietà Arra 30, era stata rubata il giorno prima nelle campagne del Sud Est barese

da Ilaria De Marinis

I furti di uva si moltiplicano in tutta Italia, dalle campagne pugliesi fino ai mercati del Sud. Dopo il maxi-sequestro di prodotto non tracciato avvenuto poco tempo fa al mercato ortofrutticolo di Catania, un altro episodio preoccupante arriva da Bari: un uomo è stato fermato all’alba del 26 luglio mentre cercava di introdurre oltre quattro quintali di uva rubata nel mercato all’ingrosso cittadino. Un caso che, come altri recenti, solleva più di una domanda sulla tenuta dei controlli nei punti nevralgici della distribuzione.

Cosa è accaduto?

Erano da poco passate le cinque del mattino quando un autocarro bianco si è presentato all’ingresso del MOI, il Mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Bari. Alla guida un 35enne che trasportava quattro quintali di uva da tavola Arra 30 in 71 cassette di legno. Alla richiesta di spiegazioni sulla provenienza della merce, l’uomo ha fornito dichiarazioni contraddittorie: prima ha parlato di venditori di strada incontrati a Castellaneta Marina, poi ha tirato in ballo un’azienda agricola di Acquaviva delle Fonti. Ma nessuna ricevuta, nessun DDT (documento di trasporto), e – dettaglio non secondario – nessuna licenza per la produzione della varietà Arra 30.

Furti di uva: la pista porta a Noicattaro

L’incongruenza tra le dichiarazioni del 35enne e l’assenza di tracciabilità ha spinto gli agenti ad approfondire. In contatto con i carabinieri di Noicattaro, è emersa una chiara coincidenza: nelle ore precedenti erano stati denunciati due furti per un totale di 14 quintali di uva Arra 30 da aziende agricole della zona. Una varietà che, in questa fase della stagione, matura esclusivamente nei territori tra Noicattaro, Rutigliano e Mola. Incrociando i dati, la Polizia ha potuto ricondurre il carico rubato a quei furti. L’uomo è stato denunciato per ricettazione, mentre la merce è stata restituita ai legittimi proprietari.

furti di uva arra

L’uva come oro: cresce l’allarme tra i produttori

Quello di Bari è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che si stanno moltiplicando in tutta Italia. L’uva è diventata un bene “prezioso”, al punto da spingere alcuni agricoltori a chiedere il pattugliamento delle campagne da parte dell’esercito. Si tratta di colpi mirati, organizzati da bande che conoscono bene i territori, agiscono di notte e rivendono la merce nei mercati alle prime luci del giorno, contando su controlli spesso superficiali. Il danno non è solo economico – ogni furto può valere migliaia di euro – ma anche psicologico: mette in ginocchio piccole aziende già provate da clima, concorrenza e crisi dei prezzi.

Cosa si nasconde dietro i furti di uva

L’episodio barese, come quello recente a Catania, mette in luce le falle strutturali nel sistema di tracciabilità dei prodotti agricoli, soprattutto nei passaggi più delicati della filiera: quelli che collegano la produzione alla distribuzione. È ancora possibile, oggi, piazzare nei mercati all’ingrosso ingenti quantità di uva senza documentazione, senza licenze e senza che nessuno chieda conto della sua origine? Sì, ed è questo il vero punto critico.

L’assenza di controlli efficaci all’ingresso dei mercati favorisce una sorta di zona grigia, dove la merce rubata finisce per mescolarsi a quella legale. Una specie di “ricettazione legale”, alimentata non solo da chi ruba, ma anche da chi – pur operando in ambiti ufficiali – compra e rivende senza fare troppe domande, chiudendo un occhio sulla provenienza.

Non si tratta solo di reprimere i furti nei campi, ma di rendere più solido e trasparente l’intero sistema, in modo che ogni cassetta di uva possa essere tracciata dal vigneto fino al banco del mercato. È una questione di legalità, certo, ma anche di tutela economica per i produttori e di fiducia per i consumatori. Prima che il frutto più dolce dell’estate continui a finire nelle mani sbagliate.

 

Ilaria De Marinis
© uvadatavola.com

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