Legge contro il caporalato, il Tg5 nei vigneti pugliesi

da Redazione uvadatavola.com

L’edizione delle 20.00 del Tg5 di domenica 23 ottobre 2016 ha dedicato una finestra di approfondimento sul caporalato in Puglia.

Il giornalista, Antonio Bartolomucci, si è recato presso alcune aziende pugliesi intervistando prima dei produttori di uva da tavola del sud-barese e successivamente alcuni braccianti della capitanata.

Il servizio ha offerto un piccolo spaccato del lavoro agricolo in Puglia, rendendo evidenti le profonde differenze tra i due contesti: le condizioni dei lavoratori nei due areali cambiano e si differenziano molto, pur trattandosi di aziende distanti tra loro poche centinaia di chilometri.

Di queste differenze sostanziali non tiene affatto conto la nuova legge per contrastare il caporalato. Ai microfoni del Tg5 ne ha parlato Giacomo Suglia, ex presidente APEO (da cui si è dimesso in seguito all’approvazione della legge sul caporalato ) che ha spiegato: “Non abbiamo bisogno di questi famosi caporali. Il problema è che questa legge è nata sugli errori di qualcuno e per castigare gli errori di questo, oggi pagano in tanti”.

A seguire l’intervento di Massimiliano Del Core, responsabile commerciale di una società di import-export,  che ha aggiunto: “In Puglia è evidente che ci sono delle nicchie in cui ancora oggi l’illegalità può avere spazio, ma non è il caso della maggiorparte delle aziende ortofrutticole che sono organizzate e che avrebbero molto da perdere dai loro clienti e dai mercati”.

Il giornalista del Tg5 ha intervistato inoltre un ex artigiano che, dopo aver chiuso l’attività a causa della crisi, si affacciato all’agricoltura e in particolar modo all’uva da tavola, così come un ex emigrato di ritorno dagli USA in Puglia per coltivare uva. Entrambi hanno affermato che, almeno dove lavorano, il caporalato non esiste.

Bartolomucci si è spostato quindi verso Foggia, dove “il discorso è diverso. Qui i caporali probabilmente ci sono e vengono dall’Est”, afferma il giornalista che intervista un lavoratore bulgaro che percepisce un compenso di 4 euro l’ora.

Il servizio si è concluso ricordando cosa prevede la nuova legge sul caporalato: la confisca dei beni per caporali e datori di lavoro consapevoli dello sfruttamento, la reclusione da 6 fino 8 anni e multe tra i 500 e i 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato.

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Autore: la Redazione

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