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- “Si tratta fondamentalmente di una tipologia di cracking che interessa la parte basale dell’acino e si manifesta con una striatura sottile e nera che ricorda un capello.”

- Apporti di silicio per contrastare la fisiopatia.
Il rinnovo varietale nei nostri areali ha portato con sé nuove fisiopatie su uva da tavola. È il caso della cosiddetta: “Hairline” (tradotto alla lettera “linea di capello”, che sarebbe meglio tradurre come “linea sottile”) problema che si è notato sulle nuove cultivar con calibro molto interessante.
In letteratura la si ritrova questo disturbo, definito “cracking post-raccolta“. Esso si manifesta più frequentemente sull’uva da tavola conservata con anidride solforosa.
“Si tratta fondamentalmente di una tipologia di cracking che interessa la parte basale dell’acino e si manifesta con una striatura sottile e nera che ricorda un capello.”
“Sì proprio una capello umano ed è proprio da questo accostamento che ha origine il nome della fisiopatia” – ha spiegato l’agronomo Gianni Manca durante il suo intervento nel corso del webinar sulla nutrizione in viticoltura da tavola.

Hairline su uva da tavola
A suo dire, il primo fattore predisponente all’insorgere della fisiopatia è la cattiva gestione irrigua: condizioni di umidità e periodi di piovosità intensa favoriscono il manifestarsi di hairline sugli acini.
Altri fattori responsabili della nuova problematica sono:
- mancata areazione del grappolo e quindi errata gestione della chioma;
- condensazione del grappolo durante il post raccolta a causa di rotture della catena del freddo;
- carenza di calcio pectato.
Quest’ultimo fattore richiede particolare attenzione. Il calcio pectato rappresenta infatti “il cemento” della parete cellulare, pertanto il suo apporto è fondamentale nel periodo che precede la fioritura e per le 4-6 settimane successive. La carenza di questo elemento può dipendere da diversi fattori e non solo dal piano nutrizionale.
Ad esempio, apporti di calcio effettuati esclusivamente per via fogliare potrebbero determinare carenze di calcio pectato nelle pareti.
Non bisogna mai scordare che il calcio è un elemento poco mobile, esso viaggia esclusivamente per via xilematica (dalle radici alle foglie). L’elemento non ha la possibilità di spostarsi dalle foglie ai grappoli, pertanto non è corretto apportarlo esclusivamente per via fogliare.
Inoltre, analisi effettuate su acini che presentavano fenomeni di cracking hanno evidenziato carenze di calcio pectato anche con livelli consistenti di calcio nel frutto. Questa condizione si verifica laddove l’elemento non venga somministrato nel periodo opportuno. Pertanto risulta fondamentale comprendere i bisogni nutrizionali della vite nelle diverse fasi
fenologiche.
Deve essere chiaro che il calcio apportato in fasi successive alla formazione delle pareti cellulari del frutto, verrà trasportato negli acini per via xilematica, ma andrà ad accumularsi nei vacuoli. Questo vuol dire che l’elemento che abbiamo dato per via fogliare non svolgerà alcuna funzione strutturale nel nostro chicco di uva.
Apporti di silicio per contrastare la fisiopatia.
Recenti studi sulle funzioni del silicio nei tessuti cellulari hanno indotto gli operatori del comparto viticolo a porre maggior attenzione su questo elemento. Difatti il silicio, che si trova nello strato interno della cuticola e dell’epidermide, conferisce resistenza e rigidità ai tessuti cellulari.
È stato dimostrato che trattamenti a base di silicio possono mitigare l’hairline ed altre fisiopatie dell’uva da tavola, attraverso:
– miglioramento della fotosintesi;
– riduzione della traspirazione;
– aumento di K, Ca e calcio pectato.
A cura di Tiziana Anelli
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