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Tra vincoli normativi sempre più severi sull’uso dei fitofarmaci e stagioni particolarmente piovose come quella del 2023 nel Centro e Sud Italia, la peronospora (Plasmopara viticola) sta diventando una sfida sempre più complessa in vigneto. E più la pressione del patogeno aumenta, più diventa urgente individuare soluzioni tecniche innovative e sostenibili.
In questo contesto, il gruppo di ricerca internazionale coordinato dal Prof. Giuliano Bonanomi dell’Università di Napoli Federico II ha recentemente pubblicato uno studio che propone una nuova prospettiva di difesa in vigneto che vede protagonista l’uso sistematico di un particolare tè di compost prodotto utilizzando un formulato commerciale standardizzato.
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Peronospora e tè di compost
I tè di compost sono formulazioni organiche liquide caratterizzate da una ricca attività microbiologica, preparate direttamente in campo da agricoltori o tecnici specializzati tramite infusione di compost e altre matrici organiche in acqua. Questi infusi contengono molti microrganismi potenzialmente benefici per le colture, tra cui batteri e funghi, così come molti composti organici provenienti sia dai materiali in infusione che dal metabolismo microbico, che possono avere effetti rilevanti come biostimolanti, induttori di resistenza o nutrienti.
Negli ultimi anni, questi preparati hanno suscitato un crescente interesse tanto nell’ambito scientifico, quanto in quello agricolo. Diverse ricerche ne hanno confermato l’efficacia, specialmente nella gestione di fitopatologie e nell’incremento qualitativo e quantitativo delle produzioni agricole. Nonostante questo interesse, l’applicazione su larga scala e nell’agricoltura industriale è tuttavia stata limitata. Uno dei principali ostacoli alla diffusione è stata l’eterogeneità intrinseca di questi infusi, che frequentemente determina risultati altalenanti e talvolta contraddittori sul campo.
Per colmare questo ostacolo nello studio pubblicato da Bonanomi e colleghi è stato utilizzato un tè di compost realizzato con un formulato prodotto e commercializzato dall’azienda italiana G-Agro, caratterizzato da materie prime ben definite e standardizzate. Anche il protocollo di infusione è stato indicato dalla stessa azienda produttrice, con l’obiettivo di garantire il più possibile una composizione uniforme tra le varie infusioni e superare la tradizionale criticità legata alla variabilità nella composizione e negli effetti dei tè di compost.
La sperimentazione in campo
Il lavoro di campo si è svolto per due anni, tra il 2023 e il 2024, in un vigneto commerciale di Montepulciano a Cerignola (FG). I filari sono stati suddivisi in due strategie di difesa:
- strategia di difesa convenzionale – con 15 trattamenti in miscela di prodotti sistemici e di contatto, modulati in funzione della pioggia;
- strategia di difesa integrata con tè di compost – con 13 distribuzioni di tè di compost (600 L/ha) e soltanto due interventi mirati di cymoxanil eseguiti durante le fasi critiche di post-fioritura e allegagione.
Nell’annata 2023, caratterizzata da oltre 300 mm di pioggia tra maggio e giugno, la combinazione tè di compost e cymoxanil ha contenuto la malattia su foglie e grappoli meglio della strategia di difesa convenzionale (fig.1), riducendo l’impiego di principi attivi di circa l’80%. Nel 2024, più asciutto e meno critico rispetto al rischio peronospora, i risultati dei due protocolli sono stati equivalenti.

Severità della peronospora rilevata su foglie e grappoli nel luglio 2023 in un vigneto (cv. Montepulciano) trattato con tè di compost in combinazione con cymoxanil oppure con una strategia di difesa basata su prodotti fitosanitari di sintesi. I valori rappresentano la media di tre repliche; gli asterischi indicano differenze significative (t test, P<0,01) (Bonanomi et al. J. Fungi 2025).
Biosaggi in laboratorio
Lo studio è proseguito con biosaggi in laboratorio, condotti su foglie staccate poste in camere a umidità controllata, per confermare l’efficacia del tè di compost e identificare i suoi meccanismi d’azione contro il patogeno. In queste prove il tè di compost ha limitato sia l’infezione iniziale (fig. 2), sia la successiva sporulazione del patogeno (fig. 3); dopo 48 ore, gli sporangi trattati apparivano essiccati e depigmentati.


I meccanismi di azione del tè di compost
Per identificare i meccanismi di azione del tè di compost sono stati condotti studi approfonditi sul microbioma fogliare e sul metaboloma della vite.
- Arricchimento della microflora fogliare ed effetto dei microrganismi – Le analisi del microbioma hanno mostrato che, a ogni applicazione, il tè di compost introduce e favorisce la presenza sulla lamina fogliare di popolazioni di Pseudomonas, Sphingomonas, Massilia e Bacillus, microrganismi noti per l’azione promotrice di crescita e per le proprietà antagoniste verso patogeni aerei.
- Induzione di resistenza – Le foglie di vite trattate con tè di compost presentavano concentrazioni significativamente più elevate di shikimato e acido tartarico, metaboliti coinvolti nella sintesi di composti fenolici e nel rafforzamento delle pareti cellulari, suggerendo un’attivazione della risposta difensiva della pianta.
Cosa significa per l’uva da tavola
Sebbene le prove siano state condotte su un vitigno da vino, i meccanismi messi in luce – riduzione diretta dell’inoculo, arricchimento di batteri benefici, induzione di resistenze – sono altrettanto rilevanti per i produttori di uva da tavola, dove l’estetica del grappolo e il residuo zero hanno un peso ancora maggiore. In questo senso il tè di compost contro la peronospora permette di limitare gli interventi chimici nelle fasi fenologiche prossime alla raccolta, agevolando la vendita su mercati a residuo controllato.

Esempio di impianto di produzione del tè di compost aerobico in un’azienda agricola (foto: G-Agro).
Prospettive e cautele
Prima di parlare di “soluzione definitiva”, occorre replicare le prove, magari su cultivar di uva da tavola e in diversi areali pedoclimatici. Inoltre, l’integrazione con fungicidi a diverso meccanismo d’azione o con formulazioni rameiche resta da esplorare. Gli autori stessi indicano che, in studi futuri, la quantificazione degli enzimi di difesa delle piante potrebbe aiutare a chiarire a fondo i processi biochimici coinvolti e comprendere meglio eventuali protocolli di applicazione più efficaci.
Senza dubbio, il lavoro apre una via credibile verso programmi di difesa ibridi, in cui il tè di compost non è un semplice “aiuto”, ma l’asse portante della strategia di difesa. Se confermato in vigneti destinati all’uva da tavola, potrebbe tradursi in meno trattamenti, minori costi di gestione e, soprattutto, un migliore profilo residuale. Resta il compito della ricerca – e della pratica agronomica – di consolidare questi risultati, adattandoli a differenti impianti, condizioni pedoclimatiche e sistemi produttivi. Se confermato, il tè di compost potrebbe diventare non solo un alleato nella gestione della peronospora, ma anche un tassello fondamentale nella costruzione di una viticoltura rigenerativa, capace di produrre qualità tutelando al contempo ambiente, consumatori e redditività aziendale. L’interesse verso questi preparati biologici è infatti in costante crescita, alimentato dalla necessità di ridurre la dipendenza da fitofarmaci di sintesi e rispondere alle nuove direttive europee in materia di sostenibilità. La loro efficacia, tuttavia, dipende da un equilibrio sottile tra composizione microbiologica, tempi di applicazione e condizioni ambientali, che richiede competenze tecniche e monitoraggi costanti. Comprenderne fino in fondo i meccanismi d’azione, e ricondurli all’interno di un quadro di difesa integrata, potrebbe dunque significare compiere un passo deciso verso una nuova frontiera della viticoltura.
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A cura di: Mauro Moreno – Ricercatore Università degli Studi di Napoli Federico II
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