Colatura fiorale nella vite: cause e rimedi

Fenomeno maggiormente diffuso nelle varietà apirene, la colatura fiorale o shedding nella vite da tavola può incidere sulla resa delle piante ed essere contenuta attraverso tecniche agronomiche specifiche

da Donato Liberto
colatura fiorale vite

Tra le diverse fasi fenologiche della vite da tavola, la fioritura rappresenta uno dei momenti più delicati e determinanti per il successo produttivo. È in questa fase che si manifesta, con frequenza crescente soprattutto nelle cultivar apirene, la colatura fiorale, un fenomeno noto anche con il termine inglese shedding, che si manifesta con la caduta prematura di fiori o giovani acini. A prima vista, può sembrare un’anomalia da correggere a tutti i costi, ma come spesso accade in agricoltura, è importante distinguere tra ciò che è parte della fisiologia naturale delle piante e ciò che invece rappresenta un segnale di squilibrio.

Nella vite, infatti, è del tutto normale che una percentuale variabile di fiori – solitamente compresa tra il 20% e il 50% – non porti a fruttificazione. Questo meccanismo selettivo consente alla pianta di concentrare le proprie risorse sugli acini che riesce realmente a sostenere fino alla raccolta, garantendo così una produzione qualitativamente superiore. Una certa quantità di colatura, dunque, non solo è inevitabile, ma anche utile, poiché contribuisce alla formazione di grappoli ben arieggiati, con acini più sviluppati e meno soggetti a marciumi. Il problema nasce quando questo processo supera i limiti fisiologici, trasformandosi in una vera e propria perdita produttiva.

Cos’è la colatura fiorale e quando si verifica?

La colatura fiorale è un processo che può interessare la vite da tavola in due distinti momenti del suo ciclo produttivo: 

  • durante la prefioritura, con la caduta dei fiori non fecondati;
  • nella fase immediatamente successiva all’allegagione, quando a cadere sono i piccoli acini appena formati. 

In entrambe le situazioni si tratta della perdita di organi riproduttivi che non riescono a completare il loro sviluppo, ma con cause e implicazioni differenti.

Nel primo caso, la colatura si manifesta immediatamente dopo l’antesi, quando la mancata fecondazione del fiore comporta la sua abscissione precoce. Questo processo, di natura fisiologica, si verifica con maggiore incidenza in presenza di condizioni ambientali sfavorevoli alla viabilità pollinica e alla recettività stigmatica, quali escursioni termiche marcate, eccessiva umidità relativa o carenze nutrizionali specifiche. La colatura prefiorale è particolarmente evidente in varietà geneticamente predisposte – come Victoria, Palieri, Superior Seedless o Arra 15 – che, in presenza di stress biotici o abiotici, possono perdere una quota significativa dei fiori appena aperti.

Nel secondo caso, il fenomeno coinvolge invece gli ovari allegati, che vanno incontro a senescenza anticipata e conseguente distacco durante le prime fasi di accrescimento. In questo stadio, l’aborto degli acini può essere determinato da disfunzioni fisiologiche, come l’incapacità della pianta di supportare il carico fruttifero a causa di squilibri interni, oppure da fattori esterni quali stress idrico, sbalzi termici acuti o limitazioni nutrizionali. Quando il fenomeno è marcato, si osservano grappoli radi, con acini disuniformi o, nei casi più estremi, completamente compromessi.

Le cause della colatura fiorale

La colatura fiorale della vite, quindi, non può essere ricondotta a una sola causa, ma va interpretata come un fenomeno multifattoriale, in cui diverse variabili – fisiologiche, ambientali e colturali – si combinano nel determinare l’entità e la tempistica della perdita fiorale. L’interazione tra questi fattori incide sulla percentuale di fiori che riescono a portare a fruttificazione, influenzando sia l’allegagione sia la stabilità degli acini nelle fasi successive. Comprendere tali concause è essenziale per poter intervenire in modo mirato e prevenire che una manifestazione fisiologica diventi una criticità agronomica.

1) Eccesso di vigore vegetativo

Uno dei principali fattori predisponenti alla colatura è l’eccessivo vigore della pianta, spesso osservabile in cultivar geneticamente predisposte come Regal o Arra 15. Questo squilibrio vegetativo si manifesta in particolare nei tralci sviluppati da gemme distali dei capi a frutto, i quali tendono a produrre grappoli esteticamente perfetti fino alla prefioritura, ma che poi subiscono una perdita notevole dei fiori.

2) Squilibri nutrizionali

Anche la gestione della nutrizione svolge un ruolo centrale. Carenze di microelementi come boro, zinco e molibdeno possono influenzare negativamente la vitalità del polline, la formazione del tubo pollinico e la tenuta del pedicello. Un’eccessiva somministrazione di azoto, soprattutto nelle fasi di pre-fioritura, può aggravare lo squilibrio vegeto-produttivo, accentuando il vigore a scapito dell’allegagione.

3) Sbalzi termici e condizioni climatiche avverse

Dal punto di vista ambientale, gli sbalzi termici primaverili rappresentano un fattore da non sottovalutare: passaggi bruschi da temperature fresche a temperature elevate, in coincidenza con l’antesi, possono interferire con il processo di fecondazione e determinare l’abscissione dei fiori. Inoltre, la carenza idrica nelle fasi di pre-fioritura e allegagione, soprattutto in ambienti caldi e aridi, può limitare l’apporto di acqua e assimilati verso il grappolo, provocando la caduta degli acini appena allegati.

colatura fiorale

Come contrastare la colatura fiorale

Contrastare il fenomeno della colatura fiorale richiede un approccio multidisciplinare e preventivo, in cui si agisce contemporaneamente su più livelli: gestione del vigore, nutrizione equilibrata, contenimento degli stress e utilizzo di tecniche agronomiche mirate. Non esistono soluzioni universali, ma piuttosto un insieme di pratiche adattabili alla varietà, al contesto pedoclimatico e allo stato vegetativo del vigneto.

Una delle prime leve su cui agire è il contenimento del vigore eccessivo, spesso responsabile di un disequilibrio tra parte vegetativa e riproduttiva. La cimatura dei tralci, eseguita con criterio in base alla forza della varietà e alla densità vegetativa, consente di riorientare le risorse della pianta verso l’allegagione. In alcune situazioni può essere utile anche la cimatura dei grappoli, soprattutto nelle cultivar che tendono a sviluppare infiorescenze eccessivamente lunghe o complesse.

L’incisione anulare del tralcio è un’altra tecnica agronomica che può avere effetti positivo nel contenimento della colatura fiorale. Questa tecnica prevede l’interruzione temporanea del flusso floematico, stimolando un maggiore accumulo di assimilati a livello del grappolo. Tuttavia, la pratica deve essere ben dosata, poiché un errato posizionamento o una gestione non tempestiva possono causare reazioni indesiderate, come il disseccamento precoce del rachide.

Un piano di concimazione razionale, inoltre, è fondamentale per assicurare la corretta funzionalità riproduttiva della pianta. In particolare, è importante evitare eccessi di azoto che favoriscono il vigore vegetativo a scapito dell’allegagione, e garantire l’apporto di microelementi chiave come boro, zinco e molibdeno, coinvolti nella fertilità fiorale e nella stabilità del pedicello. 

Infine, un ruolo decisivo può essere svolto dall’impiego di biostimolanti a base di estratti vegetali, amminoacidi o composti umici. Si tratta di un’opzione di supporto efficace per aumentare la resilienza della vite agli stress abiotici, come siccità e sbalzi termici. Alcuni prodotti sono stati selezionati proprio per la loro capacità di migliorare il metabolismo fiorale e sostenere i meccanismi di allegagione anche in condizioni limite.

In conclusione, non esiste una tecnica univoca, capace di eliminare completamente la colatura fiorale, né è auspicabile farlo, considerando che una certa selezione naturale dei fiori è utile per garantire qualità e calibro degli acini. Tuttavia, attraverso una gestione equilibrata attenta del vigneto, basata su osservazione continua e tecniche agronomiche mirate, è possibile ridurre significativamente il rischio che questo fenomeno fisiologico degeneri in perdita produttiva.

 

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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