In Italia c’è ancora scarsa consapevolezza sull’importanza dell’innovazione nel settore vegetale e in particolare dei brevetti (o privative varietali), che rappresentano uno strumento per garantire una maggiore competitività delle aziende sui mercati nazionali ed internazionali.
Una concausa che ci porta a crescere meno in questo ambito è anche la scarsa conoscenza della tutela offerta dalle norme che disciplinano le nuove varietà vegetali che, se applicate, possono sicuramente determinare uno sviluppo per tutto il comparto agro-alimentare.
Le norme e i giudici italiani che si occupano della tutela delle varietà vegetali riescono a garantire un’efficacia ed un’efficienza senza pari a livello europeo. Si può affermare, che in appena 20- 30 giorni si riesce ad ottenere un provvedimento d’urgenza di sequestro da qualunque corte specializzata e, con tale provvedimento, si può perseguitare il contraffattore, ovvero colui che coltiva illegalmente una varietà brevettata. Le norme esistono e sono molto puntuali ed efficaci. Ovviamente, vanno bene applicate per ottenere i risultati sperati.
Per quanto riguarda le normative di riferimento, si parte dalla convenzione internazionale UPOV, ovvero la base normativa della protezione varietale, per poi arrivare al regolamento comunitario CE 2100/94 che riguarda la privativa comunitaria per ritrovati vegetali, fino al codice della proprietà industriale (D. lgs. 30/2005 –artt. 100-116) che del regolamento comunitario costituisce la sua attuazione nazionale. In tutti i casi, quando si ottiene una nuova varietà vegetale con brevetto, questa viene tutelata.
Come detto, l’innovazione varietale ci porta ad essere ancora poco competitivi nei settori più rappresentativi della nostra agricoltura, tra i quali i più importanti sono quello frutticolo e viticolo. Purtroppo non siamo noi a “sfruttare” il nostro territorio per fare innovazione, ma gruppi o società straniere.
Il caso più noto è quello della viticoltura da tavola: a parte alcune varietà, tutte le altre sono state sviluppate da multinazionali straniere, in particolare di origine californiana.
In Italia, purtroppo, non riusciamo a muovere i primi passi nel settore varietale, ma mettiamo a disposizione il nostro suolo e il nostro clima a queste società, consentendo loro di fare sperimentazione sul nostro territorio.
Risposta a cura dell’Avv. Vincenzo Acqufredda dello studio legale Trevisan & Cuonzo, specializzato in tutela della proprietà intellettuale con particolare riferimento al settore delle nuove varietà vegetali.
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Autore: la Redazione
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