Uva da tavola 2025, una campagna tra rischi e potenzialità

A offrire una panoramica tecnica sulle previsioni per la stagione 2025 dell’uva da tavola nel territorio barese è Giuseppe Cacucci, agronomo e socio fondatore di Food Agri Service, nonché ideatore del progetto digitale UpGrape

da Donato Liberto
uva da tavola

La campagna dell’uva da tavola in Puglia è ormai alle porte. Come ogni anno, il mese di luglio rappresenta il periodo in cui le operazioni colturali di preparazione lasciano gradualmente spazio ai primi stacchi, segnando l’inizio effettivo della raccolta. Ma cosa ci si deve aspettare da questa annata? Qual è lo stato fitosanitario e produttivo dei vigneti nel territorio barese, uno dei principali poli produttivi dell’uva da tavola in Italia?

Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato Giuseppe Cacucci, agronomo e socio fondatore di Food Agri Service, società di consulenza tecnica agronomica, oltre che founder del progetto digitale UpGrape, dedicato interamente al mondo dell’uva da tavola.

Un’annata leggermente più lenta per l’uva da tavola

Il primo dato utile per comprendere l’andamento fenologico di questa stagione riguarda l’accumulo termico. Come spiega Cacucci, “quest’anno stiamo registrando un ritardo di circa 5-6 giorni rispetto allo scorso anno, un dato che viene confermato anche dall’analisi dei GDD, i Growing Degree Days, ovvero i gradi giorno di crescita.” Si tratta di un indice che misura l’accumulo di calore necessario allo sviluppo delle piante, calcolato in base alle temperature giornaliere.

Nel 2024, l’accumulo termico nei primi mesi dell’anno era stato superiore rispetto a quest’anno, determinando un andamento leggermente più rapido delle fasi fenologiche in vigneto. Nel 2025, al contrario, il ritardo si è fatto sentire trasversalmente su tutte le varietà – dalle precoci come Vittoria e Millennium fino alle tardive come Autumncrisp®, Allison e Kelly™ – ed è uniforme su tutto il territorio barese, sia per le varietà precoci che per quelle tardive. “Possiamo dire che, in generale, stimiamo un ritardo di circa una settimana” sottolinea l’agronomo, precisando che a suo avviso l’inizio ufficiale della raccolta per l’uva da tavola quest’anno partirà all’incirca dalla metà di luglio in poi.

Buona fertilità, ma carico da gestire

Sul piano qualitativo, l’annata si presenta complessivamente positiva. Le condizioni climatiche durante la fioritura non hanno generato particolari stress o anomalie. Tuttavia, solo in parte per Vittoria, Black Magic e Superior Seedless® si sono riscontrati problemi in fioritura che si ripercuotono sull’allegagione e sulla qualità dei grappoli. Non a caso, per buona parte delle varietà si riscontra una buona fertilità, con un numero di grappoli per pianta decisamente soddisfacente. Secondo quanto riporta l’esperto, l’allegagione è risultata regolare e, a differenza di altre annate, non si sono osservate problematiche rilevanti. Tuttavia – come precisato – l’elevata fertilità comporta una maggiore esigenza di interventi colturali per bilanciare il carico produttivo. Il carico produttivo elevato – frutto anche di condizioni ottimali nel periodo di differenziazione gemmaria lo scorso anno – richiede oggi un bilanciamento accurato attraverso, per esempio, l’operazione di diradamento dei grappoli per garantire standard qualitativi elevati.

Situazione fitosanitaria: l’oidio resta il sorvegliato speciale

Il principale nodo critico della stagione è rappresentato dall’oidio, in particolare per quanto riguarda le infezioni a carico delle bacche. La presenza del patogeno è stata rilevata in maniera diffusa, ma con intensità variabile a seconda della posizione degli impianti.

Nei vigneti litoranei, dove le condizioni di umidità e temperatura hanno favorito precocemente i cicli infettivi, si sono verificati i casi più gravi. In alcuni appezzamenti si è perso il controllo della malattia, con danni evidenti sulla produzione. La situazione però, è in parte rientrata: “l’invaiatura in corso ha ridotto la recettività delle bacche, rendendo il patogeno meno pericoloso,” spiega Cacucci.

Negli impianti tardivi, invece, la fase fenologica attuale è quella dell’ingrossamento degli acini, una fase in cui la vulnerabilità dei grappoli alle infezioni del patogeno fungino è ancora alta. Proprio per questo, non bisogna abbassare la guardia: il rischio di nuovi cicli infettivi è ancora presente e il controllo dell’oidio va garantito in primis sulle bacche e anche sul rachide.

Fitofagi sotto controllo, ma la sorveglianza continua

Sul fronte entomologico, la situazione nel Barese appare sotto controllo. Diversamente da quanto accade nel Tarantino, dove la Jacobiasca lybica sta creando non pochi problemi, nel Barese gli attacchi risultano al momento più controllabili e non si segnalano infestazioni rilevanti. Un aggiornamento merita la Ceratitis capitata, fitofago che nella scorsa stagione ha suscitato particolare preoccupazione tra i produttori. Attualmente si è nella fase di monitoraggio e posizionamento delle trappole, sperando che le infestazioni siano minori e non sfuggano al controllo come accaduto nella stagione precedente.

Resta comunque alta la complessità nella gestione dei fitofagi: tra normative sempre più restrittive e vincoli imposti dai capitolati della GDO sull’uso dei principi attivi, le strategie di difesa richiedono oggi un livello tecnico elevato e una costante capacità di adattamento alle condizioni di campo” conclude Cacucci.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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