Uva da tavola, il bilancio delle precoci tra Puglia e Sicilia

Nonostante qualche "falsa partenza", la prima parte della stagione si conclude col segno più. A offrire un quadro Massimiliano Del Core, presidente della CUT – Commissione Italiana Uva da Tavola

da Ilaria De Marinis
uva da tavola precoci

La stagione delle varietà precoci di uva da tavola in Italia è entrata nel vivo tra giugno e luglio, con il debutto delle produzioni siciliane e pugliesi. Una campagna che, tra luci e ombre, ha messo in evidenza ancora una volta quanto la qualità sia il fattore decisivo per conquistare i consumatori e sostenere i mercati. Se da un lato i volumi si sono riportati su livelli standard dopo le difficoltà del 2023, dall’altro non sono mancati ostacoli legati a “false partenze” e alla gestione delle fitopatie.

Ne abbiamo parlato con Massimiliano Del Core, presidente della CUT – Commissione Italiana Uva da Tavola, con cui tracciamo un bilancio di questa prima parte della stagione 2025 dell’uva da tavola italiana.

Partiamo dalla qualità: come si è presentata questa stagione dell’uva da tavola?

Allora, rispetto alla qualità nessuna problematica particolare. Qualche incertezza c’è stata sulle prime partenze, sia in Sicilia che in Puglia, quindi parliamo delle spedizioni di giugno e inizio luglio. Parliamo di “incertezza” perché il prodotto qualitativamente era buono, ma in alcuni casi si è forzato nel caricare uva quando ancora non aveva raggiunto il giusto livello di Brix, colore e maturazione, soprattutto per il mercato interno ma anche per l’estero. E cosa succede? Che se porti sugli scaffali un prodotto non all’altezza delle aspettative, si crea un effetto boomerang. Il consumatore prova l’uva, ma non è soddisfatto e non ripete l’acquisto, preferendo altri frutti estivi che in quel periodo sono molto più saporiti. È chiaro che questo rallenta i consumi, proprio in un momento – giugno e inizio luglio – in cui la competizione con altre referenze ortofrutticole è altissima.
Il messaggio che la Commissione Uva da Tavola prova sempre a trasmettere è semplice: se si vuole destagionalizzare, partire presto e arrivare fino alla fine dell’anno, bisogna farlo garantendo sempre la massima qualità organolettica. Meglio caricare una pedana in meno, ma con prodotto davvero pronto. Altrimenti si rischia di compromettere i consumi e mancare l’obiettivo prefissato. Questo è avvenuto sia con l’uva Vittoria, sia con le seedless come Arra 30, varietà fondamentale per l’inizio della stagione, ma che richiede grande attenzione in campo e in post raccolta. Sul fronte delle rosse e nere – che valgono circa un terzo dei consumi rispetto alle bianche – invece i riscontri sono stati buoni, sia per colorazione che per qualità complessiva.

Dalla qualità alla quantità: i volumi sono stati quelli attesi?

Sì, a livello quantitativo, tutte le varietà precoci hanno mostrato una buona produzione. Dopo il forte deficit dello scorso anno che aveva segnato cali anche del 20-25, siamo infatti tornati agli standard.
Possiamo dire che quest’anno la produzione delle varietà precoci si è “normalizzata” e, almeno per quanto riguarda questa prima parte della stagione, abbiamo ritrovato un equilibrio.

uva da tavola

Qual è stata la risposta dei mercati?

La risposta dei mercati, al netto di queste “false partenze”, è stata tutto sommato positiva. I consumi e i prezzi si sono mantenuti in linea con lo scorso anno, con una leggera flessione proprio a giugno e luglio. Come accennato, si tratta di mesi particolari per l’uva da tavola: la concorrenza con altri frutti estivi è forte e questo inevitabilmente incide sulla disponibilità a spendere del consumatore.
In generale, però, possiamo dire che il mercato ha risposto bene, con un livello di consumo soddisfacente e prezzi che, pur leggermente più bassi, hanno retto l’impatto.

Tra gli elementi che hanno segnato questa stagione si è parlato molto di oidio. Quanto ha inciso sulla campagna?

Sì, c’è stata una pressione importante di oidio, in particolare in Puglia. In Sicilia, invece, la situazione è stata un po’ più leggera. Detto questo, non abbiamo avuto produzioni devastate. Gli agricoltori hanno semplicemente dovuto ravvicinare gli interventi, aumentando la frequenza dei trattamenti per mantenere una copertura continua delle piante.

Certo, questo ha comportato costi superiori, ma alla fine l’oidio è stato gestito bene. La verità è che le condizioni climatiche hanno favorito lo sviluppo della malattia, ma la prontezza degli operatori ha permesso di contenerne gli effetti. Possiamo dire che, tutto sommato, la campagna precoce si è svolta in un contesto climatico propizio, con qualche difficoltà in più che però è stata affrontata con la giusta attenzione.

Per quanto riguarda le operazioni di raccolta delle varietà di uva da tavola precoci possiamo dire di essere in dirittura d’arrivo?

Direi di sì. Le operazioni di raccolta delle varietà precoci sono praticamente concluse e adesso entriamo nella fase delle varietà medie e medio-tardive, sia bianche che rosse. Va sottolineato un aspetto importante: quest’anno abbiamo registrato un anticipo di circa una settimana sulla maturazione. Dunque stiamo già vedendo in produzione uve che normalmente arrivano nella seconda metà di settembre. Una varietà come la Allison – per esempio – ha già raggiunto una colorazione omogenea, e lo stesso vale per alcune bianche precoci e persino per varietà tardive come Sugar Crisp, che in alcuni areali pugliesi è già pronta al taglio e in Sicilia sta entrando adesso in fase di raccolta, mentre la Sweet Celebration ha già coperto due terzi della campagna.

Concludendo, il bilancio della stagione delle precoci può quindi dirsi positivo?

Sì, ma ci sono due elementi che vanno messi in evidenza. Il primo è che si conferma ancora una volta il trend crescente delle uve senza semi. Le seedless continuano a essere predominanti nella richiesta dei mercati, e non solo all’estero: anche sul mercato interno la loro domanda è in crescita. Lo vediamo chiaramente: operatori che lavorano abitualmente su GDO italiana e ortomercati hanno aumentato l’offerta di seedless proprio perché i consumatori ne chiedono sempre di più. Detto questo, Vittoria e, in Sicilia, anche Red Globe si sono difese bene, trovando un buon apprezzamento da parte dei mercati.

Il secondo elemento riguarda i prezzi. Probabilmente, sulla scorta dell’andamento dello scorso anno, lungo tutta la filiera si era partiti con aspettative elevate. In realtà il mercato ha posizionato i listini su livelli più bassi. Questo ha avuto un impatto su tutti gli anelli della catena: dalla produzione alla fase di lavorazione, fino alla commercializzazione.

Ecco perché come Commissione Italiana Uva da Tavola riteniamo fondamentale fornire dati e strumenti previsionali: quantità, varietà, superfici, ma anche analisi di mercato e prospettive sui consumi. Non sono previsioni matematiche, ma buoni indicatori che consentono agli operatori di programmare meglio e ridurre il rischio di squilibri. Troppo spesso, infatti, si produce o si acquista a un costo superiore rispetto al prezzo che poi il mercato riconosce, oppure si eccede con alcune varietà a discapito di altre. Con dati solidi a disposizione questo rischio può essere minimizzato, dando alla filiera maggiore equilibrio e capacità di programmazione. E, di conseguenza, anche un bilancio complessivo positivo a tutto tondo. 

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

Articoli Correlati