Indice
- Sabino Dipierro, responsabile commerciale, oltre che socio dell’azienda Frudis srl, ci parla dell’andamento della campagna per le uve tardive. Analizzando il panorama europeo e l’evoluzione dei gusti del mercato negli ultimi anni.
- Ci descriva la stagione per le uve tardive
- Nell’atavica lotta tra uve con e senza semi cosa è accaduto quest’anno?
- Volgendo lo sguardo ai nostri competitor, invece, l’Italia ha sofferto per la presenza di merce straniera?
Sabino Dipierro, responsabile commerciale, oltre che socio dell’azienda Frudis srl, ci parla dell’andamento della campagna per le uve tardive. Analizzando il panorama europeo e l’evoluzione dei gusti del mercato negli ultimi anni.
Frudis srl ha sede a Noicattaro (Ba) e si occupa di produzione ed export di prodotti ortofrutticoli pugliesi (uva da tavola con e senza, angurie, brassiche, insalate ed altri ortaggi). Il 95% delle uve commercializzate da Frudis è indirizzato alla GDO e solo il 5 – 7% dei volumi trattati raggiungono il mercato italiano. La restante parte della merce viene inviata in Europa (Germania, Austria, Olanda, Francia e Polonia).

In foto: Sabino Dipierro – responsabile commerciale e socio di Frudis srl
Ci descriva la stagione per le uve tardive
Per le uve tardive, dal mese di ottobre, le prospettive erano a favore della qualità del prodotto, considerando anche un °Brix elevato, merito delle condizioni meteo favorevoli. Non avendo avuto molte piogge, infatti, i grappoli si presentavano sostanzialmente sani.
Parlo delle uve con seme delle cv: Italia, Red Globe, Palieri, Black Pearl. Sulla cv Red Globe, a causa delle mancate escursioni termiche è mancata una colorazione uniforme. Un prodotto di questo tipo, con qualità non eccellente, è riuscita a spiccare prezzi inferiori rispetto al solito. Per le uve seedless c’è invece da fare dei distinguo. Infatti a causa delle forti ondate di calore registrate durante i mesi estivi i vigneti delle cultivar più sensibili alle alte temperature (come Regal) hanno accusato forti arrossamenti e problemi sulla buccia, oltre che disseccamenti. Queste problematiche non sono state gradite ai buyers stranieri, i quali talvolta hanno anche respinto il prodotto. Le varietà libere di uve senza semi, inoltre, hanno subito la concorrenza di altre seedless sviluppate dai diversi breeder internazionali, che talvolta possiedono caratteristiche migliori dal punto di vista organolettico, del gusto e della buccia.
Ad ogni modo il nostro gruppo ha lavorato molto bene con le uve rosse senza semi (ARRA 19, Fiammetta, Crimson e Apulia rosè). Per quanto ci riguarda abbiamo puntato molto sull’uva Apulia Rosè. Si tratta di una cv sviluppata dal gruppo Grape&Grape, di cui Frudis è parte. La varietà in questione ci ha dato buone soddisfazioni. Le sue buone caratteristiche le hanno permesso di far parte dell’assortimento di tutte le catene della GDO. Oltre alla Red Globe, anche altre cv a bacca rossa o nera hanno avuto qualche problema di colorazione. In particolare la varietà Crimson ha mostrato una colorazione poco omogenea. Tuttavia si tratta di una varietà che possiede un gusto e un °Brix apprezzato dai consumatori. Inoltre i suoi problemi di colorazione sono facilmente risolvibili con una corretta gestione della raccolta. Ovvero avendo premura di raccogliere solo i grappoli più rossi per poi effettuare nuovi tagli dopo una decina di giorni. In questo modo si permette a tutti i grappoli di colorare. Laddove si è agito in questo modo il mercato ha premiato il prodotto.
Nell’atavica lotta tra uve con e senza semi cosa è accaduto quest’anno?
Ogni anno le uve senza semi guadagnano sempre più fette di mercato. Fino a quando le seedless sono disponibili il cliente richiede questo tipo di uve. La tendenza si registra anche nei Paesi che storicamente consumavano uve con il seme, come Polonia e Repubblica Ceca. I Paesi dell’Est Europa si stanno dimostrando molto interessati alle senza semi. Inoltre è noto che Germania, Austria, Scandinavia, Olanda e Regno Unito acquistano solo seedless.
L’uva Italia, per quanto ci riguarda – ma credo che si tratti di una questione generalizzata -, ha avuto grossi problemi di collocamento, almeno fino ad oggi, metà novembre. Il suo mercato è stato circoscritto solo ai Paesi dell’Est Europa e alla Francia. Quest’ultimo sbocco inoltre si è aperto solo al termine della stagione. Quanto alla Germania posso affermare che le vendite sono state deludenti.

Volgendo lo sguardo ai nostri competitor, invece, l’Italia ha sofferto per la presenza di merce straniera?
Quest’anno abbiamo subìto la presenza massiccia della Spagna – con le sue solite seedelss – , e della Turchia – per le varietà più tradizionali -. La Grecia di anno in anno sta guadagnando terreno anche grazie al rinnovo varietale in atto. Il prodotto proveniente dai nostri competitor è stato di disturbo, ma non ha minato i rapporti con la Grande Distribuzione, che ha sempre richiesto merce. Ricordo che ci sono stati anni durante i quali la GDO sospendeva per una o due settimane l’acquisto delle senza semi italiane per promuovere il prodotto greco o spagnolo. Quest’anno non è accaduto, perché la richiesta delle seedless italiane è stata costante.
Quindi la domanda è stata viva e i prezzi?
Accusiamo una perdita del valore dell’ordine del 10%, considerando la campagna delle cv tardive fino ad oggi (16 novembre 2021). I prezzi, finora, sono stati deludenti anche considerando l’aumento dei costi di produzione delle materie prime oltre che dell’energia. Il costo packaging, è aumentato di circa 15-20%, oltre che il trasporto – sia su gomma. Anche il trasporto via mare è aumentato e non di poco, del 70%. Inoltre sono aumentati i costi per la manodopera, infatti è stato firmato il nuovo contratto provinciale del lavoro. Infine, ma non per ultimi ci sono da segnalare tutti i costi previsti per le nuove norme volte a ridurre il contagio da COVID.
Ad influire sull’abbassamento dei prezzi è stata stata anche un’offerta sovrabbondante. Il clima, infatti, non è stato favorevole solo per il prodotto italiano. A peggiorare le cose – sul fronte dei prezzi – si aggiunge la polverizzazione dell’offerta a cui si contrappone la GDO che si presenta compatta, con pochi gruppi di acquisto che hanno un forte potere contrattuale. Posso concludere dicendo che il panorama non è favorevole, ma lo spirito imprenditoriale deve rimanere alto e questo momento deve offrirci i corretti input per continuare a produrre tenendo conto delle evoluzioni del mercato.
In conclusione, quindi, possiamo dire che nonostante il tempo favorevole abbia innalzato la qualità del prodotto, i prezzi sono stati abbastanza deludenti almeno fino a metà novembre. Infatti anche se la domanda da parte delle grandi catene non si è mai fermata, i prezzi hanno segnato un 10 – 15% in meno rispetto allo scorso anno. Inoltre c’è da considerare gli aumenti dei costi di produzione e di trasporto che hanno ulteriormente contribuito ad erodere le marginalità per le aziende produttrici.
Autrice: Teresa Manuzzi
©uvadatavola.com