Muffa blu dell’uva da tavola, ozono per il controllo

Secondo un recente studio, il trattamento con ozono rappresenta una soluzione efficace e sostenibile nel controllo di una delle principali minacce post-raccolta

da Federica Del Vecchio
muffa blu

Nel panorama della conservazione post-raccolta della frutta, la muffa blu dell’uva rappresenta una delle principali minacce per la qualità del prodotto e per la salute dei consumatori. Questo problema, causato dal fungo Talaromyces rugulosus, non solo deteriora il raccolto ma contribuisce anche alla produzione di ocratossina A (OTA), una micotossina classificata come possibile cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Un recente studio condotto dall’Università Agricola di Gansu (in Cina) ha esaminato il trattamento con ozono come soluzione efficace e sostenibile per contrastare questo fenomeno, con risultati promettenti. 

Alcune premesse: cos’è la muffa blu

La muffa blu è una delle principali malattie post-raccolta che colpiscono l’uva da tavola, compromettendone la qualità e riducendone la commerciabilità. Questo fenomeno è causato principalmente dal fungo Talaromyces rugulosus, un agente patogeno che trova nell’umidità e nelle temperature moderate un ambiente ideale per la sua proliferazione. Le infezioni iniziano generalmente con piccole macchie acquose sulla superficie dell’acino, che si espandono rapidamente formando muffe di colore bluastro e provocando il disfacimento della polpa. Oltre al danno economico per i produttori, la presenza di questo fungo è particolarmente preoccupante per la salute umana, in quanto è responsabile della produzione di ocratossina A, una micotossina tossica che può contaminare l’uva e i suoi derivati, come vino e succhi, rendendoli potenzialmente pericolosi per il consumo.

Il ruolo dell’ozono nella lotta ai patogeni

Noto per le sue proprietà ossidanti, l’ozono è stato ampiamente studiato per il suo potenziale antimicrobico. Già riconosciuto dalla Food and Drug Administration (FDA) come sicuro per l’uso alimentare, l’ozono agisce direttamente sulla membrana cellulare dei patogeni, compromettendone l’integrità e inibendone la crescita. Nel caso di T. rugulosus, lo studio condotto ha evidenziato come il trattamento con ozono abbia un’efficace riduzione della proliferazione fungina e della produzione di OTA, preservando al contempo la qualità nutrizionale dell’uva.

muffa blu

Trattamento con ozono per la muffa blu. Effetti di 2,0 mg di trattamento con ozono Lchanging 1 o nessun trattamento sui cambiamenti di aspetto e sul diametro della lesione di uva ‘Sunshine Rose’ (A, B) e uva ‘Red Globe’ (C, D), conservata a 25 ◦C per 23 giorni. Tra questi, CK, inoculazione con acqua sterile; Tr, inoculazione con T. rugulosus; Tr + O3, inoculazione con T. rugulosus seguita da trattamento con ozono. Lettere diverse per i gruppi indicano differenze significative (p < 0,05).

Il lavoro di ricerca e i risultati ottenuti

Nello specifico, il lavoro portato avanti dal team di ricercatori ha dimostrato che una concentrazione di 2,0 mg L⁻¹ di ozono è sufficiente per rallentare la crescita della muffa blu in due varietà di uva da tavola: Sunshine Rose e Red Globe. Il trattamento ha determinato una significativa alterazione della morfologia fungina, con effetti evidenti sulle spore e sulle ife del patogeno. Inoltre, si è osservato un aumento dei livelli di specie reattive dell’ossigeno (ROS), con conseguente perossidazione lipidica e perdita di integrità della membrana cellulare. Attraverso esperimenti di docking molecolare, i ricercatori hanno inoltre scoperto che l’ozono interagisce con proteine chiave coinvolte nella biosintesi dell’ergosterolo (TrERG6 e TrERG27), fondamentali per la struttura della membrana cellulare fungina. Questa interazione porta a una riduzione dell’espressione genica e alla conseguente diminuzione del contenuto di ergosterolo, rendendo il fungo più vulnerabile al trattamento.

Un altro risultato significativo ha riguardato la riduzione dell’accumulo di OTA nell’uva trattata con ozono, dove l’espressione di geni cruciali per la biosintesi di questa micotossina, tra cui PKS, NRPS, P450 e ADH, è risultata inibita proprio dall’ozono. Come riportato, dopo 15 minuti di esposizione al gas, il contenuto di OTA è stato ridotto del 98%, rappresentando un dato rilevante in termini di sicurezza alimentare.

Effetti sulla qualità dell’uva

In ultimo, lo studio ha evidenziato come l’ozono non solo rallenta il deterioramento, ma ne preserva anche la qualità, fattore cruciale nella conservazione post-raccolta dell’uva da tavola. Stando ai dati ottenuti, infatti, il trattamento ha determinato una riduzione della perdita di peso e ritardato il calo dei solidi solubili totali, della vitamina C e degli zuccheri riducenti, mantenendo la coltura più fresca per un periodo più lungo. 

Come emerso dalla sperimentazione, l’uso dell’ozono rappresenta una strategia innovativa e sostenibile per il controllo delle malattie post-raccolta dell’uva da tavola, dai vantaggi significativi in termini di sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale. Indubbiamente, sono ora necessari ulteriori studi per ottimizzare le condizioni di trattamento e valutare la sua applicazione su larga scala, così da poter offrire una soluzione chiave per tutta la filiera.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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