Indice
- In Puglia le operazioni di raccolta per le varietà precoci, prime fra tutte l’uva Vittoria e l’Arra 30, sono ufficialmente iniziate.
- Le varietà del momento sono uva Vittoria e Arra 30. Un dualismo interessante…
- E come l’uva Vittoria ci sono anche altre varietà che potrebbero giovare di questa situazione?
- E sul fronte fitosanitario qual è il quadro attuale?
- Concludendo, ci sono considerazioni che ti senti di fare?
La stagione delle uve precoci in Puglia è ormai entrata nel vivo, ma lo scenario produttivo e commerciale dell’estate 2025 si presenta tutt’altro che lineare. Il confronto tra la consolidata uva Vittoria e la più moderna Arra 30 (ARRA Sugar Drop™) apre riflessioni interessanti sulle scelte varietali, mentre il mancato anticipo e la pressione fitosanitaria impongono strategie e pianificazione sempre più rigorose.
A delineare un quadro tecnico della situazione è Antonio Mastropirro, agronomo dello studio di consulenza Agriproject.
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In Puglia le operazioni di raccolta per le varietà precoci, prime fra tutte l’uva Vittoria e l’Arra 30, sono ufficialmente iniziate.
Sì, la raccolta è iniziata nelle principali zone precoci della regione. Lungo la costa, da Mola di Bari a Torre a Mare, e nell’area nord – in particolare tra Trani e Bisceglie – si stanno già raccogliendo le varietà più rappresentative di questo periodo: la Vittoria, con seme, e l’Arra 30, apirena.
Rispetto al 2024 si registra un certo ritardo di maturazione. L’anno scorso avevamo assistito a un anticipo anomalo, favorito da una scarsa produzione e da un determinato andamento climatico. Quest’anno, invece, la carica produttiva è più elevata e le condizioni meteo hanno rallentato lo sviluppo. Al punto che, in diversi casi, si sta forzando la raccolta, con effetti negativi sulla qualità estetica e organolettica del prodotto.
Anche sul fronte commerciale la situazione è meno vivace: sebbene a cavallo del Ferragosto si registri sempre un rallentamento, quest’anno la domanda appare più debole rispetto al 2024, nonostante i prezzi si mantengano su livelli medio-alti, da €0,80 per i cestini da mezzo chilo fino a €3 per le apirene sfuse di maggiore qualità. Prezzi che, seppur sostenibili per la filiera, possono frenare il consumo al dettaglio.
Le varietà del momento sono uva Vittoria e Arra 30. Un dualismo interessante…
E anche un tema chiave. L’Arra 30, insieme a qualche altra varietà come la Millenium – piantata in misura minore – è l’unica apirena precoce su cui si era puntato davvero a livello commerciale. Tuttavia, alcuni limiti legati alla tenuta in pianta e in post-raccolta che stanno emergendo con più chiarezza hanno permesso alla Vittoria – unica precoce con seme ancora presente sul mercato – di tornare in gioco in modo inaspettato. In tal senso, quella che sembrava una varietà avviata verso l’uscita di scena sta così vivendo una sorta di seconda giovinezza.
Naturalmente, non si può prevedere per quanto ancora manterrà questa centralità, anche perché si stanno affacciando nuove apirene precoci a bacca bianca che potrebbero modificare l’equilibrio nei prossimi anni.
E come l’uva Vittoria ci sono anche altre varietà che potrebbero giovare di questa situazione?
Sì, è il caso della Luisa, che oggi viene rivalutata soprattutto per i mercati nazionali e per quelli che prediligono determinate caratteristiche estetiche. Proprio come la Vittoria, la Luisa garantisce una shelf-life superiore e una buona tenuta sulla pianta: elementi che, in condizioni climatiche come quelle attuali, offrono un vantaggio gestionale importante.
Nel frattempo, sono partite anche le raccolte di varietà storiche come la Superior e la Summer Royal. Tra le introduzioni più recenti, invece, si sta facendo notare la Maula, che ha dato buoni riscontri sia per colore, sia per omogeneità e anticipo di maturazione. Tutti aspetti che potrebbero renderla una varietà su cui puntare nei prossimi anni, specie in ottica di differenziazione.

Grappolo della varietà Arra 30
E sul fronte fitosanitario qual è il quadro attuale?
Dal punto di vista fitosanitario, la situazione è tutt’altro che tranquilla. La pressione dell’oidio è elevatissima e costante, ben oltre le medie stagionali, e si manifesta anche su varietà precoci dove normalmente è meno presente. In diversi areali si rilevano attacchi anche su vigneti che fino a poco fa sembravano indenni.
Questa è un’annata “oidica” a tutti gli effetti: lo si era capito fin da subito, tanto che è stato necessario aumentare l’intensità della difesa già nei primi interventi. Per quanto riguarda i fitofagi, invece, la mosca sembra per ora sotto controllo, ma si sta assistendo a una presenza crescente di cicaline.
Concludendo, ci sono considerazioni che ti senti di fare?
Guardando all’andamento della stagione, ritengo che ancora una volta il vero problema resta la mancanza di pianificazione. Si continua a piantare varietà con scarsa tenuta sulla pianta e shelf-life ridotta, che impongono una raccolta tempestiva e rendono difficoltosa la gestione delle eccedenze. Anche quando la stagione non è negativa – come nel caso di quest’anno – il rischio è di creare picchi produttivi ingestibili, specie per le varietà che non si possono conservare in cella oltre pochi giorni.
In tal senso, a mio parere, sarebbe necessario un approccio più razionale, che tenga conto della capacità reale di commercializzazione e dei tempi logistici. È vero che i contratti proposti dai breeder hanno favorito un avvicinamento tra produzione e distribuzione, ma siamo ancora lontani da un modello strutturato, capace di guidare scelte varietali più equilibrate ed efficaci.
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com