Soil Health: gestire il suolo per coltivare resilienza

Da semplice supporto per la vite a organismo vivente e complesso, il suolo e la sua salute diventano oggi la vera misura della qualità, della sostenibilità e della resilienza dei vigneti

da Ilaria De Marinis
soil health

La viticoltura contemporanea si trova a un bivio, spinta dalla duplice necessità di produrre qualità e di operare in modo sostenibile. Al centro di questa sfida si colloca la risorsa più preziosa e complessa: il suolo. La sua fertilità, lungi dall’essere un dato immutabile, è una condizione dinamica, un capitale da preservare. Le pratiche di gestione influenzano direttamente le proprietà del suolo, da cui dipende la sua fertilità e produttività. Questo documento, partendo dalle riflessioni presentate in occasione di LUV – Fiera dell’uva da tavola, si arricchisce di ulteriori approfondimenti per delineare un quadro completo su questo tema cruciale. Il vigneto è un complesso sistema Suolo-Pianta-Atmosfera (SPA) caratterizzato da una forte variabilità spaziale. Quest’ultimo aspetto è strettamente correlato alla variabilità locale del suolo e del clima che influenzano la struttura spaziale della variabilità della resa e le caratteristiche sensoriali del prodotto finale. Al fine di comprendere per bene come le interazioni dinamiche del sistema SPA influenzino la risposta colturale e come la gestione del suolo possa da un lato garantire i risultati produttivi attesi, e dall’altro applicare una politica sostenibile del suolo, dobbiamo definire e differenziare due concetti ricorrenti relativi al suolo: fertilità e Soil Health.

Fertilità del suolo e soil health 

La fertilità è definita come la capacità del suolo di fornire elementi nutritivi essenziali (come azoto, fosforo, potassio), acqua e aria, nelle giuste quantità e proporzioni alle piante per garantire la loro crescita. Mentre il concetto di soil health (SH) abbraccia una visione olistica del suolo come ecosistema funzionale e resiliente. In tal senso, il documento “Caring for soil is caring for life” della Soil Health and Food Mission Board (UE), la definizione di soil health è così riportata: “la capacità continua dei suoli di contribuire ai servizi ecosistemici in linea con gli SDGs e il Green Deal Europeo“. 

In particolare nella prospettiva della SH, si sottolinea l’interconnessione tra la gestione del suolo e la stabilità dei sistemi naturali e antropici. Da qui la necessità di identificare indicatori (parametri del suolo o di processo) misurabili capaci di descrivere la SH e di essere monitorati nel tempo per poter comprendere quanto un uso di un suolo o una specifica gestione produca effetti negativi o positivi sulla SH.

La funzionalità del suolo si manifesta attraverso molteplici servizi ecosistemici essenziali che sono a loro volta collegati agli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite (SDGs). Vediamoli schematicamente.

  • Produzione alimentare e sicurezza nutrizionale: un suolo sano è precondizione per la produzione di alimenti quantitativamente e qualitativamente adeguati (SDGs 2 e 3).
  • Regolazione del ciclo idrologico: i suoli efficienti garantiscono il mantenimento della qualità delle acque sotterranee e superficiali, essenziale per la disponibilità idrica (SDG 6).
  • Efficienza energetica: una gestione ottimale del suolo può contribuire a ridurre il fabbisogno energetico in agricoltura (SDG 7).
  • Mitigazione dei cambiamenti climatici: i suoli rappresentano un significativo serbatoio di carbonio organico, con un ruolo cruciale nella riduzione delle emissioni di gas serra e nell’incremento del sequestro del carbonio atmosferico (SDG 13).
  • Conservazione della biodiversità e prevenzione della degradazione del suolo: un suolo integro supporta un’ampia diversità biologica e contrasta i processi di degrado ambientale (SDG 15).

Le componenti della Soil Health

Le risposte funzionali del suolo sono strettamente connesse a processi dinamici del suolo, come ad esempio il bilancio idrico e dei nutrienti (es. ciclo dell’azoto), che risultano caratterizzati da complessi processi non lineari e basati sulle interazioni tra fattori chimici, fisici e biologici del suolo

Dal punto di vista chimico, il pH del suolo è un determinante critico per la biodisponibilità dei nutrienti e l’attività enzimatica microbica. La Capacità di Scambio Cationico (CSC) riflette l’abilità del suolo di trattenere e rilasciare cationi fondamentali come Ca², Mg² e K, influenzando direttamente la fertilità. La sostanza organica è un componente chiave, agendo come riserva di nutrienti, migliorando la struttura e stimolando la vita microbica. La disponibilità di nutrienti (macronutrienti come N, P, K e micronutrienti) è regolata dall’equilibrio tra questi fattori, mentre la salinità e il potenziale redox possono impattare negativamente sulla crescita delle piante e sull’attività biologica. 

I fattori fisici delineano la “architettura” del suolo. Più nel dettaglio, la tessitura (proporzioni di sabbia, limo e argilla) e la struttura (aggregazione delle particelle) determinano la porosità, che a sua volta regola il movimento dell’acqua e dell’aria, essenziale per garantire le giuste condizioni per i cicli dei nutrienti e quindi la respirazione radicale e microbica. La densità apparente indica il grado di compattazione, mentre il colore può fornire indizi sulla composizione e sul contenuto di materia organica. 

Le componenti biologiche sono il cuore pulsante del suolo. I microrganismi (batteri, funghi, protozoi) sono i principali agenti della decomposizione organica, del ciclo dei nutrienti e della formazione degli aggregati stabili del suolo. La macrofauna, inclusi i lombrichi, contribuisce all’aerazione, al drenaggio e alla frammentazione della sostanza organica. Le radici delle piante non solo assorbono nutrienti, ma rilasciano anche essudati che modellano la comunità microbica e stabilizzano la struttura del suolo. Anche i nematodi, a seconda delle specie, possono svolgere ruoli cruciali nel ciclo dei nutrienti o interagire con le radici.

Le relazioni tra soil health e prodotto uva

Le condizioni del suolo non influenzano solo la crescita e la salute della vite, ma si riflettono direttamente sulle caratteristiche qualitative e quantitative dell’uva prodotta. I processi dinamici coinvolti nel concetto di ‘soil health’ (SH) e le caratteristiche del suolo da cui derivano influenzano fortemente le risposte colturali, come ad esempio il bilancio idrico. L’acqua, in particolare, con la sua disponibilità, è un noto regolatore ormonale per la pianta e diversi livelli di stress idrico influenzano le caratteristiche delle uve e, di conseguenza, il valore del prodotto finale. Ad esempio, stress idrici moderati possono stimolare la vite a produrre composti secondari di pregio come antociani (responsabili del colore) e polifenoli. Questo aspetto è cruciale nel concetto di terroir, dove “lo stato idrico della coltura è spesso considerato un fattore chiave nella variabilità della risposta delle piante in diversi terroir“. 

Tuttavia, le sole analisi chimiche e fisiche standard del suolo, pur fornendo indicatori di ‘soil health’, non sono sufficienti a spiegare completamente le complesse relazioni e i processi dinamici coinvolti nella disponibilità idrica per la pianta all’interno del sistema SPA. Suoli con la medesima classe tessiturale, ad esempio, possono presentare orizzonti (strati) molto diversi in termini di spessore, distribuzione verticale e proprietà idrauliche. Questa variabilità comporta stati idrici della coltura differenti (e quindi diversi livelli di stress idrico) anche in condizioni gestionali e climatiche simili. Di conseguenza, è necessaria una gestione differenziata per ottimizzare la produzione e garantire la sostenibilità ambientale. 

Un suolo in buone condizioni fisiche, chimiche e biologiche è la base per avere piante di vite sane, vigorose e resilienti, capaci di fornire produzioni costanti e di qualità. Una buona strutturazione, ad esempio, favorisce un ampio e profondo sviluppo dell’apparato radicale, che si traduce in una migliore crescita vegetativa e in una maggiore capacità produttiva della pianta. Le associazioni simbiotiche con i funghi micorrizici migliorano l’assorbimento di acqua e nutrienti ed aumentano la resistenza della vite a stress ambientali come siccità e alte temperature, e la proteggono dall’attacco di alcuni patogeni. Questo si traduce in un migliore sviluppo vegetativo generale e in un incremento sia quantitativo che qualitativo dei raccolti. Un adeguato contenuto di sostanza organica nel suolo non solo apporta benefici immediati, ma prepara il terreno per la stagione successiva, contribuendo a sostenere nel tempo una produzione di uva da tavola sana e di alta qualità. È noto che le variazioni dei livelli produttivi dell’uva da tavola sono frequentemente accompagnate da notevoli differenze qualitative e che, sebbene numerosi fattori concorrano a determinare questa variabilità, la salute e la gestione del suolo sono senza dubbio tra i principali motori. 

L’uso del suolo e la soil health

Un suolo sano può essere considerato come un “complesso organismo vivente”, il cui stato ottimale è un equilibrio dinamico tra le sue componenti. Questo equilibrio è costantemente influenzato da fattori ambientali e, soprattutto, dalle pratiche di gestione agricola. Di conseguenza, le strategie di coltivazione dovrebbero mirare a nutrire e mantenere questo equilibrio resiliente, piuttosto che focalizzarsi su correzioni isolate di singoli parametri. 

L’uso del suolo in un vigneto e la “Soil Health” quindi sono due concetti inseparabili, dove ogni pratica agronomica, dall’aratura alla gestione dell’acqua, rappresenta una scelta che può costruire o degradare la fertilità a lungo termine. 

Ad esempio, un uso del suolo basato su lavorazioni convenzionali (tillage) e sul passaggio frequente di macchinari pesanti tende a degradare la salute del suolo perché favorisce processi di compattazione degli orizzonti superficiali, la degradazione della struttura fisica (aggregati), lo sviluppo di processi di erosione superficiale o degradazione e perdita di sostanza organica. Al contrario, un uso del suolo sostenibile è orientato all’utilizzo di pratiche conservative o migliorative. Pratiche come l’inerbimento permanente o il sovescio (cover crops) proteggono il suolo dall’erosione, arricchendo di sostanza organica i primi orizzonti e migliorandone la struttura. L’adozione della minima lavorazione (minimum o no-tillage) preserva e migliora l’aggregazione del suolo e quindi la porosità del mezzo, favorendo la biodiversità microbica e la capacità del suolo di trattenere l’acqua. Pertanto, l‘uso del suolo diventa una strategia consapevole: la scelta non è più solo “come lavorare il terreno”, ma “come coltivare la salute del nostro suolo” per garantire la resilienza e la produttività del vigneto nel futuro.

Volendo elencare le pratiche sostenibili per migliorare e preservare la soil health in vigneto abbiamo:

  • minimizzazione del degrado del suolo – è fondamentale adottare misure preventive contro l’erosione (ad esempio, lavorazioni conservative, inerbimento), la perdita di sostanza organica, la compattazione, la contaminazione e la salinizzazione;
  • gestione della sostanza organica – l’incremento e il mantenimento della sostanza organica sono prioritari. ciò si può ottenere attraverso: (i) la tecnica della minima lavorazione, che lascia i residui colturali in superficie. (ii) l’apporto di ammendanti organici di qualità, come letame maturo o compost. (iii) la pratica del sovescio (colture di copertura), che oltre ad apportare biomassa, può migliorare la struttura del suolo e l’attività biologica; 
  • lavorazioni del terreno: privilegiare lavorazioni minime o nulle del terreno, che sono meno invasive e aiutano a preservare la struttura del suolo, la sostanza organica e la biodiversità tellurica;
  • gestione idrica: assicurare un buon drenaggio per evitare ristagni dannosi  e utilizzare tecniche di irrigazione efficienti, come la fertirrigazione, che consentono di apportare acqua e nutrienti in modo mirato e frazionato;
  • promozione della biodiversità – incrementare la biodiversità sia sopra che sotto la superficie del suolo. L’inerbimento dell’interfila con miscugli di specie diverse e la creazione o il mantenimento di siepi e fasce tampone con specie autoctone ai bordi del vigneto possono favorire la presenza di insetti utili, migliorare l’equilibrio dell’agroecosistema e avere ricadute positive sulla salute del suolo;
  • riduzione dell’impatto chimico – limitare l’uso di prodotti chimici di sintesi. Questo include la riduzione della dipendenza dagli agrofarmaci, favorendo metodi di controllo biologico (come la confusione sessuale per alcuni insetti dannosi) o integrato, e un uso oculato dei fertilizzanti. Nelle coltivazioni biologiche, è importante rispettare i limiti imposti per l’uso di alcuni prodotti, come il rame. La strategia europea “Farm to Fork” punta a una significativa riduzione dell’uso degli agrofarmaci. 

In definitiva, la comprensione del suolo e della sua variabilità spaziale in vigneto e l’applicazione di principi scientifici nella gestione sono essenziali per preservarne la SH e garantire la fornitura di servizi ecosistemici vitali per la sostenibilità ambientale e umana.

La preparazione del vigneto e la soil health

In fase di preimpianto, le attività umane possono operare negativamente sul sistema SPA e quindi sulla soil health, modificando profondamente i rapporti pianta-ambiente e generare effetti negativi sulla gestione e il raggiungimento degli obiettivi produttivi. 

Nella Figura 1 si può notare come, a seguito dell’attività umana di rimodellamento del versante, attraverso operazioni meccaniche invasive, la funzionalità del suolo del vigneto sia stata spazialmente modificata con la creazione di una variabilità spaziale artificiale e di conseguenza un’importante differenziazione nelle risposte delle piante (Figura 2), difficile da gestire sia in chiave produttiva che di ripristino e miglioramento delle funzionalità originarie di quel suolo.

soil health 1 (1)

soil health 2 (1)

Conclusioni 

Il suolo è molto più di un semplice supporto fisico per la vite. Le sue proprietà fisiche (tessitura, struttura, capacità di drenaggio), chimiche (pH, sostanza organica, dotazione di nutrienti) e biologiche (microbioma, attività micorrizica) interagiscono sinergicamente per creare l’ambiente radicale, influenzare la nutrizione della pianta, la sua resistenza agli stress e, in ultima analisi, la quantità e la qualità dell’uva prodotta. È fondamentale considerare il suolo come un ecosistema vivente e dinamico, la cui salute è un prerequisito per una viticoltura fiorente.

Investire nella salute del suolo non dovrebbe essere visto come un costo, ma come una strategia proattiva fondamentale per la sostenibilità e la redditività a lungo termine dell’azienda viticola. Suoli sani sono in grado di sostenere rese più costanti e produzioni di uva da tavola di qualità superiore. Inoltre, migliorano la resilienza del vigneto ai cambiamenti climatici (ad esempio, attraverso una maggiore capacità di ritenzione idrica o una migliore tolleranza delle piante agli stress termici) e possono contribuire a ridurre la dipendenza da input esterni costosi, come fertilizzanti e prodotti fitosanitari, grazie a una maggiore efficienza nell’uso dei nutrienti e a una migliore salute intrinseca delle piante.

In un contesto di crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e la qualità alimentare, la custodia e la valorizzazione della salute del suolo diventeranno sempre più centrali nelle strategie di produzione dell’uva da tavola. Le pratiche agricole che promuovono la salute del suolo non solo rispondono ai principi dell’agricoltura sostenibile, ma possono anche incontrare il favore di consumatori sempre più informati e attenti all’origine e ai metodi di produzione del cibo che acquistano. Una gestione del suolo che ne valorizzi la biodiversità e le funzionalità biologiche può diventare un elemento distintivo e un valore aggiunto per il prodotto. La capacità di un suolo sano di contribuire all’espressione unica del “terroir” può ulteriormente rafforzare l’identità e il posizionamento sul mercato delle uve da tavola. Pertanto, l’impegno verso la salute del suolo non è solo una necessità agronomica ed ecologica, ma può trasformarsi in un vantaggio competitivo strategico, posizionando i produttori di uva da tavola per un successo duraturo sia in termini ambientali che economici. 

Al fine di consentire un corretto uso del suolo, nella direzione del mantenimento o del miglioramento della SH, risulta quindi fondamentale caratterizzare spazialmente il suolo nel vigneto e identificare, attraverso procedure di zonazione viticola, basate su approcci fortemente scientifici, le zone omogenee (HZs) per la gestione. Tali zone, definite omogenee in relazione ai caratteri fisici e chimici del territorio (es. forma del paesaggio, geomorfologia, pedologia, etc.), consentono di ottimizzare l’utilizzo delle risorse aziendali, ridurre impatti delle pratiche agricole sull’ambiente, supportare la diversificazione e l’ottimizzazione del prodotto finale, e favorire un uso sostenibile del suolo.

 

Antonello Bonfante – PhD, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)-ISAFOM
©uvadatavola.com

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