Compattezza del grappolo: si può prevedere nel DNA?

Uno studio cileno combina 3D e analisi genetica per collegare compattezza e numero di acini a specifiche regioni del genoma

da Donato Liberto
compattezza del grappolo

Che cosa rende un grappolo davvero “gestibile”? Non solo la forma, non solo la pezzatura: spesso è il modo in cui gli acini si distribuiscono nello spazio. La compattezza del grappolo – e, a monte, il numero di acini per grappolo – condiziona ventilazione, copertura dei trattamenti, rischio marciumi e stabilità post-raccolta. È proprio su questo punto che si inserisce una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori  di INIA La Platina, in Cile: usare la scansione 3D per descrivere la compattezza con misure oggettive e ripetibili (non legate alla sola valutazione visiva) e, poi, un’analisi genetica di associazione per verificare quali regioni del genoma risultano correlate a quei parametri. L’obiettivo è ricavare indicazioni utili a selezionare più precocemente i genotipi che hanno maggior probabilità di produrre grappoli meno predisposti all’eccessiva serratura.

Perché la compattezza è oggi un criterio di selezione “strategico”

La compattezza resta, ancora oggi, un fattore da gestire in vigneto: diradamenti, rifiniture e scelte agronomiche continuano a fare la differenza in campo. Negli ultimi anni, tuttavia, sta diventando sempre più un criterio di selezione varietale, perché la possibilità di “correggere” a valle una predisposizione strutturale sfavorevole è meno stabile e spesso più costosa.

Il motivo è duplice. Da un lato, la difesa ha oggi meno margine di manovra. Il ventaglio di sostanze attive realmente utilizzabili si è ristretto e, allo stesso tempo, disciplinari e richieste di filiera spingono verso limiti più severi su residui e numero di interventi. Dall’altro lato, la variabilità climatica non si traduce solo in “più pioggia” o “meno pioggia”, ma in un riassetto della pressione biologica: anticipi stagionali, prolungamento delle fasi favorevoli, maggiore frequenza di condizioni che accelerano cicli e generazioni di parassiti, e dinamiche dei patogeni meno prevedibili. Nella viticoltura da tavola sotto copertura, inoltre, il microclima può diventare un amplificatore: umidità trattenuta, escursioni termiche e condensa possono aumentare la persistenza della bagnatura sul grappolo, proprio nei momenti più sensibili.

In questo contesto, la compattezza del grappolo non è un dettaglio estetico: è un tratto che influenza il microclima interno del grappolo, la sua capacità di asciugare e la facilità con cui i trattamenti raggiungono le zone più interne. In pratica, incide sulla tolleranza della varietà alla pressione dei patogeni, soprattutto quando non c’è margine per compensare con trattamenti fitosanitari aggiuntivi.

Numero di acini e architettura: come nasce un grappolo serrato

Un grappolo può risultare compatto per due ragioni che si sommano: lo spazio “costruito” dalla pianta (lunghezza del rachide, sviluppo dell’asse principale e delle diramazioni laterali e il riempimento di quello spazio (numero di acini e loro volume). Se lo spazio è poco o il riempimento è molto, aumentano i punti di contatto tra acini e diminuisce la circolazione d’aria.

Dentro questo equilibrio, il numero di acini per grappolo è uno dei driver più rapidi: a parità di struttura, più acini significa più contatti e più compressione. Le conseguenze non si fermano all’interno del vigneto. In post-raccolta, contatti e pressioni in cassetta aumentano la probabilità di microlesioni e di criticità legate alla condensa in catena del freddo, con impatti sulla stabilità commerciale.

compattezza del grappolo 1

Rappresentazione schematica delle principali strategie per ridurre la compattezza del grappolo.

Un segnale genetico sul cromosoma 18

Il lavoro condotto dai ricercatori cileni affronta un limite pratico: la compattezza è un carattere composto e influenzato dall’ambiente, quindi per selezionarlo servono misure robuste e confrontabili. Lo studio valuta una collezione di 116 genotipi di vite su due stagioni e affianca alle misure tradizionali la scansione 3D dei grappoli. Il risultato principale della parte metodologica è la forte coerenza tra stime 3D e rilievi manuali (R² ~0,90–0,97), un passaggio che rende più credibile la possibilità di fenotipizzare su larga scala.

A quel punto entra la componente genetica. L’analisi genetica di associazione utilizza 70.335 SNP (varianti puntiformi del DNA) come marcatori distribuiti sul genoma per verificare se alcune regioni risultano associate al numero di acini per grappolo. Il segnale più rilevante è un locus sul cromosoma 18, rilevato in entrambe le stagioni, che suggerisce l’esistenza di una componente genetica relativamente stabile a supporto del tratto.

Questo non riduce la compattezza a un singolo “interruttore”: architettura del grappolo, dimensione degli acini, allegagione, ambiente e gestione restano determinanti. Tuttavia, un’associazione robusta può diventare la base per sviluppare un marcatore utilizzabile in selezione (marker-assisted selection), utile a filtrare precocemente molte linee e concentrare risorse su materiale con maggiore probabilità di esprimere un profilo di grappolo più gestibile, prima di anni di prove.

Conclusione

La compattezza del grappolo è un punto di contatto tra microclima, difesa e post-raccolta. In una fase in cui “bello e buono” resta necessario ma non più sufficiente, il valore della varietà si misura anche nella sua gestibilità: capacità di asciugare, farsi trattare e arrivare stabile lungo la filiera. La ricerca cilena indica una direzione concreta: misurare meglio la compattezza con la scansione 3D e collegarla a segnali genetici (cromosoma 18 per il numero di acini) per rendere la selezione più precoce e mirata.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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