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Uno dei problemi che si osservano nei vigneti è il germogliamento tardivo o l’arresto semipermanente della vegetazione in primavera, un fenomeno che può presentarsi in diverse condizioni ambientali. Sebbene la carenza di ore di freddo venga frequentemente indicata come la causa principale del fenomeno, in realtà essa agisce più come un fattore aggravante, amplificando una problematica le cui radici affondano nella stagione precedente. La preparazione della pianta per l’ultimo periodo del ciclo vegetativo è un passaggio cruciale. Ogni aspetto di questa fase deve essere gestito con attenzione affinché la pianta possa affrontare l’autunno e l’inverno con le migliori premesse, indipendentemente dalle condizioni che si presenteranno. Solo così, in primavera, potrà sprigionare il suo vero potenziale produttivo. Una “corretta preparazione al periodo di dormienza” potrebbe essere definita come il momento in cui la pianta, attraverso i processi di maturazione e accumulo di riserve, è in grado di mantenere il suo potenziale produttivo intatto, pronto a riprendersi con efficacia all’inizio della stagione successiva.
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Dal germoglio al legno: preparare le piante per il futuro
Dopo la raccolta dei grappoli, si avvicina un’altra fase fondamentale della stagione: il completamento del processo di formazione del legno per l’annata successiva. Questo processo è strettamente legato ai risultati ottenuti dalla pianta durante l’intero ciclo vegetativo, soprattutto in relazione all’accumulo delle riserve. Il successo nella formazione del legno dipende dalla capacità della pianta di immagazzinare una quantità adeguata di carboidrati, proteine e lipidi, elementi essenziali per supportare contemporaneamente i processi di differenziazione delle gemme, la crescita del fusto, dei germogli e delle radici, nonché la lignificazione dei tralci, contribuendo infine al completamento della produzione della stagione corrente.
Un buon livello di riserve in amido, fosforo e arginina è indicativo della qualità del legno, che costituirà la base produttiva per la stagione successiva. L’approccio deve essere orientato sin dall’inizio del germogliamento, con l’obiettivo di ottenere una buona qualità dei germogli per la stagione futura. Si tratta di processi interconnessi e continui che richiedono un’attenzione costante.
Gli interventi agronomici dovrebbero mirare, quando necessario, a favorire l’accumulo nelle radici di riserve adeguate, da esportare verso la parte aerea della pianta a partire dalla fase di germogliamento. Queste riserve saranno fondamentali per sostenere lo sviluppo vegetativo durante le fasi iniziali della stagione successiva. È importante ricordare che, durante la fase di germogliamento e fino alla fase post-allegagione, la pianta dipende quasi esclusivamente dalle proprie riserve.
Un esempio significativo riguarda la dinamica del fosforo (P), un nutriente essenziale. Durante la stagione vegetativa, il livello di fosforo nelle foglie può inizialmente raggiungere valori elevati, fino allo 0,5% nelle prime fasi di crescita, con una crescita vegetativa del germoglio tra i 50 e i 70 cm. Tuttavia, nel corso della stagione, questo livello tende a diminuire progressivamente, raggiungendo il suo punto critico all’inizio della fase di maturazione degli acini. In quel momento, il contenuto di fosforo può scendere anche sotto lo 0,2%, compromettendo importanti processi fisiologici come la pigmentazione, l’accrescimento dei grappoli, la lignificazione dei tralci e la disponibilità di riserve per il ciclo successivo. Contribuendo alla costruzione delle riserve nutrizionali necessarie, il fosforo fornito rappresenta quindi un investimento per la stagione successiva. Allo stesso modo, l’amido svolge un ruolo cruciale come fonte di energia immediata per la pianta dopo il germogliamento, assicurando un sostegno allo sviluppo vegetativo ben oltre le fasi iniziali della nuova stagione. In questa fase, mentre i germogli iniziano ad autosostenersi e a esportare nutrienti, le radici continuano a trasferire riserve per garantire una crescita vegetativa continua.
Alla fine della stagione, una riserva adeguata di amido nei tralci garantirà che le gemme completino il loro processo di differenziazione e, al contempo, si adattino alle basse temperature, assicurando la piena lignificazione dei tralci. Questi processi sono regolati da una complessa interazione di ormoni vegetali, come l’acido abscissico (ABA), l’acido jasmonico e l’etilene, che modulano l’acclimatazione della pianta durante l’inverno.

Fattori che compromettono l’accumulo delle riserve
Quando si verifica un carico produttivo eccessivo o l’apparato radicale è compromesso a causa di cattive pratiche di irrigazione, quando l’efficienza fotosintetica è ridotta o la nutrizione non è adeguata, la quantità di amido immagazzinato nelle diverse parti della pianta può esaurirsi precocemente nella stagione successiva, risultando insufficiente per garantire una buona post-fioritura, allegagione e maturazione. Parametri come la qualità e l’omogeneità dei grappoli, l’uniformità del germogliamento, l’equilibrio nutrizionale, il vigore dei germogli in pre-fioritura e la loro velocità di crescita rappresentano indicatori chiari di quanto siamo stati efficienti nella gestione delle riserve.
Il processo di preparazione della pianta per l’inverno diventa più complesso quando si utilizzano portainnesti a crescita tardiva, che possono estendere la loro attività fino all’autunno, mantenendo le piante attive. Ciò può compromettere il processo di maturazione e ridurre la capacità di accumulare riserve. Questa situazione è particolarmente frequente in terreni pesanti o con scarso drenaggio. Inoltre, si può verificare in terreni in cui il sistema radicale non ha espresso il suo potenziale a causa di limitazioni, compromettendo così la capacità della pianta di accumulare riserve. Quando queste ultime sono scarse, il germogliamento diventa problematico. Diviene dunque essenziale ottimizzare l’accumulo di riserve sotto forma di zuccheri complessi, cioè migliorare il funzionamento delle foglie senza incentivare una crescita eccessiva che consumerebbe tali riserve. Allo stesso tempo, è necessario inviare il giusto segnale al sistema radicale affinché cambi il suo ritmo e si inizi a preparare per l’inverno. Se da un lato risulta allora fondamentale accumulare riserve, dall’altro, bisogna garantire che la pianta moduli il suo ritmo, fermandosi a livello radicale per conservare l’energia necessaria per la stagione successiva.
Irrigazione: mantenere il profilo ossigenato
Ci sono due scenari distinti da considerare: terreni con o senza evidenti problematiche di salinità. Nel primo caso, prima di applicare una strategia di gestione dell’acqua come segnale per la pianta, è fondamentale assicurarsi che il profilo del suolo in cui si è sviluppato l’apparato radicale (includendo un margine di suolo circostante) presenti un livello di salinità simile a quello osservato durante il picco della massima richiesta idrica. Questo corrisponde al momento della stagione in cui la conducibilità elettrica (CE) nel volume esplorato dalle radici raggiunge il suo valore minimo, ossia il punto in cui avviene il massimo assorbimento di acqua e nutrienti da parte della pianta.
In questo contesto, obiettivo principale della gestione dell’irrigazione è il mantenimento della CE a livelli sicuri, evitando picchi di salinità che possano danneggiare le radici. Inoltre, è necessario limitare significativamente le attività fisiologiche della pianta, riducendo la traspirazione e rallentando il movimento di acqua e nutrienti attraverso le radici, preparando così la pianta al riposo invernale. È essenziale ridimensionare l’approccio alla salinità, evitando di trattarla come un problema esagerato. Spesso, questa paura spinge gli agricoltori a irrigare in modo eccessivo e non ottimale, con effetti negativi sul sistema radicale e sul potenziale produttivo della pianta.
Sebbene un accumulo di sali nel profilo del suolo possa diventare problematico, se la gestione dell’irrigazione è correttamente ottimizzata per mantenere il suolo ossigenato, livelli di salinità tra 1 e 4 non sono preoccupanti, a condizione che la CE del suolo non superi 1,5-1,8 volte la CE dell’acqua di irrigazione. Un valore superiore indicherebbe una errata gestione dell’irrigazione, con conseguente rischio di danno al sistema radicale.
Torniamo ai germogli
Le ragioni alla base della sindrome della crescita tardiva primaverile potrebbero essere legate a diversi fattori, tra cui:
- piogge scarse;
- terreni secchi o con scarsa ossigenazione;
- sistema radicale sottoposto a livelli di stress variabili durante il periodo di post raccolta;
- temperature elevate in autunno;
- piante con riserve insufficienti o sbilanciate, ad esempio con un alto contenuto di arginina e basso amido;
- sovraccarico della stagione precedente e/o raccolta tardiva;
- terreni pesanti o con scarsa infiltrazione, dovuti a compattazione fisica e/o chimica;
- irrigazioni insufficienti e/o salinizzazione della rizosfera, con conseguente stress;
- uso di portainnesti a ciclo lungo o semi-lungo, come Harmony, Freedom e, in misura minore, Paulsen.
Quando si verificano alcune di queste condizioni, potrebbero sorgere problemi nella maturazione del legno, come una “falsa lignificazione”. In tal caso, le gemme risultano scarsamente nutrite, vulnerabili all’ambiente, con riserve di amido insufficienti e vasi conduttori poco resistenti alle basse temperature invernali. Tutti fattori che determinano difficoltà nella ripresa vegetativa in primavera.
Se nello xilema non si accumula una quantità sufficiente di amido e altre riserve, la pressione esercitata dalle radici non può essere adeguatamente verificata, impedendo la corretta riconnessione del sistema vascolare al momento necessario. Alla fine del ciclo vegetativo, la pianta riduce l’attività del sistema vascolare, limitando il flusso di acqua e nutrienti, per prepararsi alla dormienza invernale. Durante questo periodo, la pianta concentra le sue risorse sul rafforzamento delle riserve e sulla protezione dei tessuti per sopravvivere al freddo. All’inizio della stagione successiva, con la ripresa vegetativa, il sistema vascolare deve essere riattivato per supportare la crescita dei germogli. L’efficacia di questo processo dipende anche dalla regolazione ormonale. Se la riconnessione del sistema vascolare con le gemme dormienti non avviene correttamente, le gemme non ricevono sufficienti nutrienti e acqua all’inizio della stagione successiva, con conseguenze sulla ripresa vegetativa in primavera.
Segnali per la chiusura del ciclo vegetativo
Il funzionamento della pianta è regolato da segnali che attivano risposte attraverso il suo sistema omeostatico. In questo contesto, la regolazione ormonale gioca un ruolo cruciale. Dopo aver analizzato diverse realtà, infatti, è emerso che la chiusura del ciclo vegetativo dipende in gran parte dalla qualità del segnale ricevuto dal portainnesto, indipendentemente dalle risposte della parte aerea della pianta. In altre parole, è necessario inviare un segnale forte e chiaro al portainnesto affinché la pianta comprenda che è il momento di concludere il ciclo vegetativo.
La gestione del ritmo del sistema radicale diventa quindi fondamentale per minimizzare i problemi legati al germogliamento tardivo. Nonostante i numerosi fattori che influenzano il ciclo vegetativo, l’incapacità di inviare un segnale efficace al portainnesto per arrestare il ciclo porterà al persistere del problema.
In linea generale, la gestione del segnale risulta più semplice in terreni leggeri, dove il controllo del ciclo vegetativo è più immediato, indipendentemente dal portainnesto utilizzato. Al contrario, la gestione di terreni più pesanti o con scarso drenaggio (compattati, disaggregati, salinizzati, ecc.) richiede un approccio specifico per migliorare le caratteristiche di drenaggio e ossigenazione per cui è utile intervenire con ammendanti acidi durante la fase post-raccolta, in modo da favorire un miglior equilibrio e una gestione ottimale del portainnesto.

Proposte di gestione per limitare il problema
- Assicurare una maturazione adeguata dei tralci: far maturare correttamente i tralci, in anticipo rispetto alla fine del ciclo vegetativo, è fondamentale. In caso contrario, infatti, potrebbe verificarsi una “falsa lignificazione”, in cui il legno appare maturo pur non essendolo completamente. In questi casi, può essere necessario ricorrere a regolatori di crescita per stimolare una maturazione più rapida e uniforme.
- Garantire una gestione ottimale della luce favorisce una crescita sana e il rafforzamento delle riserve.
- Favorire il drenaggio del terreno così da facilitare il segnale ormonale al portainnesto. Questo aiuta la pianta a “comprendere” quando fermare la crescita e avviare il processo di maturazione in vista della dormienza.
- Massimizzare le riserve nutritive attraverso un programma bilanciato di fertilizzazione con N, P e K consente di somministrare i nutrienti nei momenti opportuni e di evitare stress alla pianta. L’azoto, in particolare, non deve essere applicato troppo tardi nel corso della stagione.
- Gestire irrigazione e salinità con attenzione permette di non incorrere in problemi di salinizzazione della rizosfera o di eccessiva umidità. La misura della conducibilità elettrica (CE) e dell’umidità del suolo è fondamentale per capire come e quando irrigare, specialmente durante la fase post-raccolta.
- Evitare potature precoci è infine essenziale per garantire il trasporto delle riserve verso le radici.
Come anticipato, il problema delle problematiche fisiologiche nella ripresa vegetativa delle viti a uva da tavola è complesso e dipende da molteplici fattori, tra cui il soddisfacimento del fabbisogno di ore in freddo. Tuttavia, un aspetto spesso trascurato riguarda l’importanza di garantire alle piante un adeguato accumulo di riserve nutritive. Questo accumulo è fondamentale per supportare una ripresa vegetativa equilibrata e ridurre il rischio di anomalie fisiologiche che possono compromettere la qualità del raccolto.
Per affrontare efficacemente queste sfide, è indispensabile adottare un approccio integrato che unisca la comprensione della fisiologia della coltura con pratiche agronomiche mirate, volte a ottimizzare le riserve nutritive delle piante. Solo attraverso una gestione olistica e multifattoriale, che consideri ogni aspetto del ciclo vegetativo, si potrà minimizzare l’insorgenza di disordini fisiologici e migliorare la produttività in modo sostenibile. Diventa quindi fondamentale un dialogo aperto e costante tra i vari attori del comparto, per condividere conoscenze, prendere decisioni informate e migliorare continuamente la gestione della coltura.
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A cura di: Álvaro Azancot, Ingegnere Agronomo PUCV e Direttore di Uvanova
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