Nel Sud-Est Barese, l’avvio della campagna dell’uva da tavola si presenta tutt’altro che uniforme. A emergere non è soltanto una differenza di qualche giorno nello sviluppo vegetativo, ma un vero e proprio scarto tra aree che, per caratteristiche microclimatiche e scelte agronomiche, stanno procedendo su traiettorie differenti. “Da circa venti giorni sto osservando un marcato divario tra i vigneti del Sud-Est Barese: nelle zone più vicine al mare, a vocazione precoce e già coperte da tempo, lo sviluppo è più avanzato, mentre nelle aree tardive, dove molti impianti sono ancora scoperti, la vegetazione risulta sensibilmente più indietro. Le condizioni climatiche irregolari delle ultime settimane hanno infatti rallentato il germogliamento”, spiega l’agronomo Angelo Didonna dello studio di consulenza Graper.
Una differenza che si riflette in modo diretto anche sulla fase fenologica. “Dal punto di vista fenologico si osserva una netta distinzione tra varietà precoci e tardive: le prime sono già in pieno germogliamento e, in alcuni casi, si registrano i primi segnali di fioritura; le seconde, spesso coltivate sotto rete, ma non ancora coperte con film plastici, presentano germogli di circa 10-15 centimetri”. Una fotografia che restituisce la complessità di una campagna che, già nelle sue prime fasi, appare tutta da decifrare.
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Primo frutto della varietà S48 in zona di Rutigliano (BA)
Si prospetta una fertilità elevata
A incidere su questa disomogeneità è stato, in larga parte, l’andamento climatico delle ultime settimane, caratterizzato da una forte variabilità. “Negli ultimi quindici giorni si sono alternati periodi di caldo a fasi di pioggia e vento, condizioni che hanno rallentato la ripresa vegetativa”. Un contesto che, come riportato dall’agronomo, ha reso lo sviluppo meno lineare rispetto alla scorsa stagione, imponendo una maggiore attenzione nella gestione delle operazioni colturali.
Parallelamente, però, emerge un elemento che apre a riflessioni più ampie sul potenziale produttivo dell’annata. “Un aspetto particolarmente interessante riguarda la fertilità, che quest’anno risulta elevata, anche in contrasto con le aspettative di un possibile scarico produttivo dopo i volumi registrati nel 2025”. Un dato che trova spiegazione nell’analisi delle condizioni climatiche dello scorso anno. “In realtà, come Graper, grazie ai dati raccolti dalle nostre stazioni meteo, ci aspettavamo questo andamento: nel periodo maggio-giugno 2025, infatti, si sono verificate condizioni favorevoli alla differenziazione delle gemme, e oggi ne osserviamo chiaramente gli effetti”.
Una prospettiva che, se da un lato suggerisce una disponibilità produttiva importante, dall’altro introduce un potenziale elemento di criticità. “La stagione potrebbe quindi essere caratterizzata da volumi elevati, che, in presenza di dinamiche di mercato simili a quelle dello scorso anno, potrebbero rappresentare un fattore di difficoltà”.

Arra 30 in piena fioritura in un vigneto di Mola di Bari (BA)
Stato fitosanitario sotto controllo e possibili ritardi
Sul piano fitosanitario, la situazione appare al momento stabile e priva di particolari criticità. “Non si segnalano problematiche rilevanti; sono stati avviati i trattamenti antioidici e antiparassitari secondo i protocolli tecnici”. Anche la presenza di fitofagi si mantiene su livelli contenuti. “Si osservano sporadicamente tripidi, ma senza incidenze significative” – rassicura Didonna.
Guardando alle prospettive produttive, tuttavia, emerge un possibile scostamento rispetto al calendario dello scorso anno, in particolare per le varietà precoci. “È probabile che nel 2026 si registri un leggero ritardo rispetto al 2025, dovuto a una ripresa vegetativa più lenta e graduale, condizionata da piogge, basse temperature e vento”. Il confronto con la stagione precedente è diretto. “Nello stesso periodo dello scorso anno lo sviluppo era decisamente più avanzato”.
Un ritardo che d’altra parte potrebbe essere recuperato. “Il gap potrà essere colmato, ma è verosimile che si mantenga un leggero slittamento nei tempi di maturazione rispetto al 2025”.
In ogni caso, come precisato anche dall’agronomo, la stagione dell’uva da tavola 2026 è ancora agli inizi e per quanto sia già possibile ipotizzarle, le previsioni possono ancora del tutto cambiare.
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Ilaria De Marinis
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