Agrivoltaico per uva da tavola, conviene?

A fronte di un incremento di impianti e misure di sostegno, la domanda diviene centrale per le aziende del comparto, dove la scelta passa da tecnica, gestione e bilanci economici

da Ilaria De Marinis
agrivoltaico uva da tavola

Parlare di agrivoltaico oggi non è più una novità. La questione, casomai, è cosa succede quando lo si declina su una filiera come l’uva da tavola, dove la copertura non è un accessorio, ma una scelta tecnica che incide su microclima e qualità commerciale. Soprattutto in Puglia, cuore produttivo dell’uva da tavola, ma anche terreno in cui il tema energia è ormai parte del conto economico delle aziende.

Secondo Coldiretti Puglia, infatti, circa il 16% dell’energia rinnovabile è già prodotto e consumato “fra campi e stalle”, grazie al contributo di biomasse, biogas, bioliquidi e fotovoltaico, con margini di crescita che – a detta dell’organizzazione – potrebbero svilupparsi senza consumo di suolo. A favorire l’agrivoltaico anche la misura “Facility Parco Agrisolare” del PNRR, che mette a disposizione 789 milioni di euro per sostenere investimenti in impianti fotovoltaici su tetti di strutture produttive, promuovendo autoconsumo ed efficienza energetica.

Agrivoltaico: tetto o vigneto? 

Entrando nel merito dell’uva da tavola, prima ancora di parlare di convenienza, serve chiarire che tipo di agrivoltaico si intende introdurre in azienda. La scelta, infatti, può ricadere fra pannelli sui tetti oppure sopra la coltura. Nel primo caso si lavora sul costo energetico aziendale senza toccare il vigneto. Un impianto fotovoltaico su magazzini, celle e strutture di servizio può di fatto ridurre la bolletta e coprire una parte dei consumi legati a post-raccolta, irrigazione e lavorazioni, con un effetto diretto sui costi ma nullo sulla fisiologia della vite.
Nel secondo, i pannelli diventano una copertura e modificano l’ambiente di coltivazione: luce disponibile, circolazione dell’aria, umidità nella zona dei grappoli. Una scelta che se da un lato può portare benefici (riduzione stress termico e in parte idrico nelle estati estreme), dall’altro significa intervenire sulle stesse variabili che costruiscono il risultato commerciale, perché uniformità di maturazione e qualità estetica dipendono anche da come il microclima resta stabile lungo tutto l’impianto.

Cosa cambia sotto i pannelli 

Quando i pannelli diventano “copertura”, l’impatto in vigneto si può valutare secondo tre variabili chiave. La prima è la radiazione. L’ombreggiamento può essere un vantaggio nelle ore di eccesso termico, perché riduce la temperatura del grappolo e il carico evaporativo; ma, allo stesso tempo, può diventare un freno se riduce troppo la luce utile o la distribuisce in modo disomogeneo tra filari e lungo il filare. E nell’uva da tavola la disomogeneità si vede subito: maturazioni non sincronizzate, colore e grappoli meno uniformi.
La seconda variabile è la ventilazione. Se l’assetto dei pannelli e delle strutture “chiude” l’aria, aumenta la probabilità di un microclima più umido nella zona dei grappoli.
Infine non va tralasciata l’acqua: ridurre la domanda evaporativa può alleggerire lo stress idrico in annate estreme e cambiare il bilancio idrico del sistema suolo-pianta. Ma non è un effetto automatico, perché dipende da una serie di fattori all’interno del vigneto.
In sintesi: l’agrivoltaico può avere senso solo se progettato con parametri agronomici coerenti con l’obiettivo commerciale dell’azienda.

agrivoltaico uva 1 (1)

Incentivi e regole: cosa guardare prima di investire

Sul fronte pubblico oggi convivono due piani:

  • Facility Parco Agrisolare (MASAF): fotovoltaico su edifici produttivi agricoli e agroindustriali, con dotazione da 789 milioni e regole attuative definite da decreto.
  • DM Agrivoltaico (MASE/GSE): incentivi per sistemi agrivoltaici “avanzati” con requisiti tecnici e monitoraggi della continuità agricola e di parametri ambientali/agronomici.

Per l’uva da tavola la scelta dipende dall’obiettivo che si intende raggiungere: abbassare il costo energetico aziendale oppure ripensare la copertura del vigneto integrando produzione elettrica e gestione del microclima?

E quindi conviene?

Se l’intento è ridurre un costo senza introdurre nuove variabili produttive, il fotovoltaico su tetto è in genere la risposta più lineare, perché non entra nell’equilibrio agronomico del vigneto e si innesta sui consumi aziendali. Se invece parliamo di pannelli da installare sopra vigneti a uva da tavola, la convenienza non è mai automatica: dipende da quanto l’impianto riesce a comportarsi come una copertura tecnica “intelligente”, cioè capace di mitigare eccessi senza compromettere uniformità, colore e sanità. Nell’uva da tavola, in sostanza, l’agrivoltaico conviene quando l’energia non viene pagata in qualità. E la risposta si vede solo sul campo: progettando bene e misurando gli effetti reali.

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

Articoli Correlati