Barbatelle certificate: tempi, costi e requisiti

Dietro ogni certificazione c’è un percorso di ricerca, verifiche e norme pensato per garantire qualità e sicurezza al Vigneto Italia. Ma come funziona l'iter?

da Ilaria De Marinis

La tracciabilità e la qualità genetico-sanitaria del materiale di propagazione – prime fra tutte le barbatelle – rappresentano il fondamento della viticoltura moderna. Ogni barbatella che raggiunge un vivaio o un produttore deve essere conforme a precisi requisiti tecnici e sanitari, per garantire la salute dei vigneti e la tutela del “Vigneto Italia”. Ma come funziona, nel concreto, il sistema di certificazione dei materiali di moltiplicazione della vite? E quali sono i tempi, i costi e le responsabilità legate a questo procedimento?

Ne abbiamo parlato con Angelo G. Delle Donne, Responsabile per la Regione Puglia del procedimento di certificazione dei materiali di moltiplicazione della vite ai sensi del Decreto Legislativo n°16/2021 e Componente del “Gruppo di Lavoro Permanente per la Protezione delle Piante” – Sezione “Materiale di Moltiplicazione della Vite”.

Chi rilascia la certificazione e con quali garanzie di imparzialità?

La certificazione delle barbatelle – e più in generale – dei materiali di moltiplicazione della vite in Italia è regolamentata sin dal 1968, con la direttiva europea 68/193/CEE recepita nel nostro ordinamento con il D.P.R. n. 1164 del 24 dicembre 1969. Oggi la normativa di riferimento è il Decreto Legislativo n. 16 del 2021, che adegua la disciplina alle più recenti disposizioni europee.
La competenza è condivisa tra il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che attraverso il CREA-VE certifica i materiali di categoria iniziale e base, e i Servizi fitosanitari regionali, responsabili per le categorie certificato e standard.
L’imparzialità è garantita dal fatto che i controlli sono svolti da istituzioni pubbliche, con la finalità di tutelare e qualificare il “Vigneto Italia”.

Come funziona il processo di certificazione delle barbatelle?

Affinché un vigneto possa essere impiantato, le varietà devono essere iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Viti e i materiali utilizzati devono appartenere a una delle categorie previste dalla norma, rispondendo ai requisiti tecnici e sanitari stabiliti.
Il processo ruota intorno al Registro nazionale delle varietà e dei cloni di vite, istituito presso il Ministero, che elenca le varietà e i cloni ammessi alla certificazione.
Ogni vivaista che intende moltiplicare materiale viticolo presenta, entro il 30 giugno di ogni anno, la richiesta di controllo e certificazione tramite il portale ufficiale VivaiVite, indicando la categoria dei materiali. È inoltre tenuto a proporre un protocollo tecnico di autocontrollo per l’approvazione da parte del Servizio fitosanitario regionale, corredato dalla documentazione che attesta le azioni adottate.
Successivamente CREA-VE e Servizio fitosanitario verificano la conformità della documentazione, eseguono ispezioni in campo durante la stagione vegetativa e, se necessario, analisi di laboratorio. Se tutte le verifiche hanno esito favorevole, vengono rilasciate l’autorizzazione al prelievo e alla commercializzazione, la stampa dei passaporti delle piante e delle etichette ufficiali. Solo a questo punto il vivaista può immettere sul mercato il materiale certificato.

barbatelle 2

Quali sono i tempi per l’utilizzo da parte dei viticoltori delle nuove varietà o selezioni?

La ricerca, la selezione, il confronto e la compilazione del dossier di iscrizione di un clone di uva da vino richiedono un periodo che supera i cinque anni. Per le uve da tavola i tempi sono leggermente inferiori, poiché non è necessaria la fase di microvinificazione.
Una volta completata la fase di selezione, occorrono almeno altri cinque anni perché il clone possa essere effettivamente utilizzato dai viticoltori: in totale, quindi, trascorrono oltre dieci anni prima che una nuova selezione possa arrivare ai campi.
La documentazione tecnica viene presentata al MASAF, che la sottopone al Gruppo di lavoro Vite per l’approvazione. Se il parere è favorevole, il Ministero emana il decreto di iscrizione al Registro Nazionale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo dopo questa iscrizione le nuove varietà e selezioni clonali possono essere moltiplicate dai vivaisti, ma la prima autorizzazione alla commercializzazione viene rilasciata solo dopo due campagne vegetative di controllo, o una se accompagnata da trattamento termoterapico.

Quali sono i costi e i principali benefici concreti legati all’impiego di barbatelle certificate?

I costi variano a seconda dell’attore coinvolto. Per il costitutore o selezionatore riguardano la ricerca, la selezione, la preparazione del dossier e il risanamento, attività che possono essere sostenute attraverso progetti finanziati con fondi pubblici o risorse private.
Per i vivaisti, invece, comprendono l’acquisto delle piante e le analisi del terreno per la ricerca di nematodi vettori di virus, oltre alle verifiche virologiche periodiche. A questi si aggiungono le tariffe per il controllo e la certificazione, da corrispondere al Servizio fitosanitario: attualmente 46,48 euro per ettaro di vigneto di piante madri e pochi millesimi di euro per ogni barbatella convalidata, a seconda che sia franca o innestata.
Il principale vantaggio è la garanzia di qualità genetica e sanitaria dei materiali, che si traduce in maggiore produttività, longevità dei vigneti e sicurezza fitosanitaria per l’intero comparto viticolo.

Cosa succede in caso di non conformità o revoca?

In caso di non conformità la certificazione non viene rilasciata. Se vengono accertate violazioni, si applicano le sanzioni previste dall’articolo 33 del Decreto Legislativo 16/2021, che stabilisce le relative misure amministrative. In presenza di più infrazioni, le sanzioni si sommano, come previsto anche dal Decreto Legislativo 19/2021.

Quali errori è bene evitare nella scelta dei materiali di moltiplicazione?

È fondamentale non acquistare barbatelle e materiali privi di etichetta-passaporto e non utilizzare talee o marze non ufficialmente controllate o autorizzate. Va inoltre evitata la costituzione di vigneti per uve da vino con varietà non iscritte al Registro Nazionale, così come l’impianto di vigneti da tavola con varietà non presenti in alcun registro ufficiale europeo. Queste pratiche compromettono la tracciabilità e la qualità sanitaria dei vigneti e comportano rischi fitosanitari rilevanti.

barbatelle maula

Cosa si rischia scegliendo materiali non certificati?

L’impiego di materiali o barbatelle non certificati è vietato dalla normativa e rappresenta un rischio serio per la viticoltura. Questi materiali, infatti, non garantiscono l’identità varietale né lo stato sanitario, con la conseguenza che possono essere impiantati vigneti di provenienza incerta o non corrispondente alla varietà dichiarata.
L’assenza di controlli ufficiali espone inoltre al pericolo di diffusione di organismi nocivi nel territorio, compromettendo la sanità dei vigneti e la qualità della produzione. Ne deriva un danno economico e tecnico che non riguarda solo il singolo produttore, ma l’intero comparto. A ciò si aggiunge un aspetto commerciale: le uve provenienti da materiali non certificati non possono essere esportate, poiché mancano della documentazione che ne attesti l’origine e la conformità.

barbatelle 1

Come potrebbe essere semplificato un procedimento così lungo e complesso?

La semplificazione passa attraverso una maggiore collaborazione tra tutti gli attori della filiera: breeder, selezionatori, Servizi fitosanitari e MASAF. È necessario migliorare il coordinamento nelle fasi preliminari all’iscrizione delle varietà e delle nuove selezioni, ma anche durante il processo di certificazione, che coinvolge costitutori, vivaisti e autorità di controllo. Solo una sinergia più stretta può ridurre i tempi e garantire maggiore efficienza, senza rinunciare alla qualità e alla sicurezza che rendono il sistema italiano un modello riconosciuto in Europa.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

Articoli Correlati