Stagione dell’uva: tra abbondanza e stallo

Con il giovane imprenditore pugliese Bruno Mansueto tracciamo il bilancio di una campagna che mette a nudo le fragilità strutturali del comparto e rilancia la necessità di una pianificazione produttiva condivisa

da Ilaria De Marinis
stagione dell'uva 25 (1)

Ci sono annate che spesso svelano due volti. Raccontano un equilibrio sottile tra speranza e disillusione, tra la fiducia riposta nei primi grappoli e l’incertezza che accompagna gli ultimi tagli. La stagione dell’uva da tavola 2025, ancora in corso, sembra appartenere proprio a questa categoria: un’annata iniziata con promesse incoraggianti, sostenuta da qualità e volumi eccellenti, ma poi rallentata da un mercato improvvisamente silenzioso, quasi sospeso.
Il paradosso, quest’anno, è tutto lì: un prodotto bello, sano, abbondante, eppure fermo. Un mercato che fatica ad assorbire, una campagna che si allunga, e la sensazione che il comparto stia camminando su una linea sempre più sottile, dove ogni eccesso produttivo rischia di trasformarsi in fragilità strutturale.
In questo scenario di luci e ombre, con Bruno Mansueto, titolare dell’omonima azienda agricola di Conversano (BA), attiva nella produzione di uva da tavola e ciliegie, cerchiamo di analizzare la stagione 2025, tra criticità e possibili scenari futuri.

La stagione dell’uva da tavola 2025 non è ancora conclusa, ma qual è una prima fotografia che se ne può scattare?

La stagione è partita bene. L’inizio è stato positivo, con prezzi buoni e in linea con quelli dello scorso anno. Poi, però, il mercato si è fermato quasi del tutto. Siamo ormai a ottobre (10 ottobre ndr) e tutto tace. Eppure il prodotto è valido, di ottima qualità. Accanto a questo, si aggiunge ora il rischio di possibili ripercussioni per la tenuta dei grappoli in campo, esposti a sbalzi termici e umidità, con il rischio di marciumi, se non prontamente raccolti. Dal punto di vista fitosanitario, inoltre, si temono possibili attacchi di oidio
In ogni caso, se vogliamo individuare la peculiarità di questa stagione, quella è l’elevata produttività: quest’anno i volumi sono risultati nettamente superiori rispetto al passato. E questo surplus ha generato difficoltà nella gestione e nello smistamento dell’uva, con conseguenze evidenti sulla tenuta del mercato.
È un aspetto che impone una riflessione più ampia: quando la quantità supera la capacità di assorbimento, anche la qualità rischia di perdere valore

Quali sono state le varietà più richieste?

Abbiamo notato una maggiore richiesta di uva bianca senza semi, laddove per le varietà a bacca rossa – rispetto alle scorse stagioni – il mercato mi è parso quasi del tutto fermo.  Tra tutte, l’Autumncrisp® è stata comunque la più richiesta, ma con prezzi ridimensionati rispetto agli anni scorsi. L’aumento dei volumi, infatti, ha inevitabilmente spinto le quotazioni verso il basso, offrendo – a mio parere – un assaggio di quello che accadrà in misura maggiore già nel prossimo anno. Diverso il discorso per la Vittoria: chi è riuscito a venderla nelle prime settimane ha goduto di prezzi in linea con le aspettative, ma poi il mercato si è fermato completamente, tanto che molte partite sono finite allo scarto.

autumncrisp stagione dell'uva

E la stagione non è ancora conclusa.

Esatto: considerate le quantità ancora invendute, credo che quest’anno la campagna potrà protrarsi anche fino a Natale, prolungando un’annata che – tra alti e bassi – continua a sorprendere per la sua durata. A patto, naturalmente, che la tenuta in pianta riesca a garantire qualità e rese all’altezza. In questo periodo, infatti, bastano due o tre notti con condizioni sfavorevoli per compromettere tutto.

Per chiudere, cosa c’è da aspettarsi di qui al prossimo futuro?

Come anticipato, credo che il prossimo anno vivremo una situazione analoga o più complessa di quella in cui il comparto si è ritrovato quest’anno. E anche se la produzione dovesse risultare più contenuta, ci sono comunque molti impianti giovani che entreranno in produzione. A fronte dei tanti vigneti estirpati tra il 2022 e il 2023, infatti, molti altri – in preda all’euforia delle quotazioni raggiunte da certe varietà nel 2024 – ne sono stati impiantati. Questo significa che la produzione complessiva continuerà a crescere.
Senza un controllo e una pianificazione strategica a livello di comparto, temo che la situazione peggiorerà. Bisognerebbe introdurre dei limiti alla produzione, o quantomeno regolarla, per tutelare il mercato e i produttori stessi. Meglio meno volumi ma di qualità, con prezzi adeguati, che una sovrapproduzione come quella di quest’anno.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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