Campagna viticola 2026: fertilità sopra la media

Dai vigneti precoci già prossimi alla fioritura alle aree più tardive ancora in fase vegetativa, oggi il potenziale produttivo appare elevato, ma gestione del carico e manodopera saranno decisive

da Ilaria De Marinis
campagna viticola 2026

La campagna viticola 2026 continua a delinearsi come una stagione a più velocità. Nei vigneti più precoci, soprattutto lungo le fasce prossime al mare, la ripresa vegetativa ha già lasciato spazio alle prime fasi sensibili della fioritura; nelle aree più interne e tardive, invece, lo sviluppo procede con maggiore gradualità, tra germogliamento avanzato e grappoli ormai visibili. Un andamento che conferma una certa disomogeneità territoriale, già emersa nelle prime letture di campo, insieme a un dato produttivo da osservare con attenzione: la fertilità appare generalmente buona, in alcuni casi persino superiore alla media.

A pesare, più che una vera criticità agronomica diffusa, è stata soprattutto la variabilità climatica delle ultime settimane. Le piogge persistenti, seguite da giornate ventose, non sembrano aver generato problemi fitosanitari rilevanti, ma hanno complicato l’organizzazione delle operazioni in campo, in particolare l’applicazione o l’apertura dei sistemi di copertura. Resta, inoltre, la prudenza già richiamata dagli operatori: fioritura e allegagione saranno i passaggi decisivi per trasformare l’attuale potenziale produttivo in una previsione più solida.

A entrare nel merito della campagna è Giuseppe Cacucci, agronomo di Food Agri Service, società di consulenza tecnica agronomica, oltre che founder del progetto digitale UpGrape, dedicato interamente al mondo dell’uva da tavola.

Dalle zone precoci alle aree tardive: una campagna scalare

Nelle zone precoci siamo tra prefioritura e inizio fioritura”, spiega Cacucci, riferendosi in particolare alla fascia prossima al mare, da Mola di Bari a Trani fino a Grottaglie. In alcuni areali, precisa l’agronomo, una piccola quota degli impianti è già arrivata al 10-20% di fioritura, mentre nelle zone più tardive la vite si trova ancora tra germogliamento e grappoli visibili.

Il quadro, dunque, non racconta un’anomalia netta, ma una campagna scalare, nella quale la distanza tra gli areali più precoci e quelli più tardivi appare più marcata del solito. “Non vedo particolari scostamenti rispetto allo scorso anno, almeno guardando all’avvio dei trattamenti e delle applicazioni. Più che un vero ritardo, noto una differenza più ampia tra le fasi fenologiche: dalla fioritura nelle zone precoci al germogliamento avviato nelle aree tardive“.

Se l’andamento dovesse mantenersi stabile, per Cacucci la raccolta delle precoci potrebbe partire a fine giugno, anche se “il mercato si movimenterà davvero nel mese di luglio“.

cacucci campagna viticola

L’agronomo Giuseppe Cacucci

Pochi problemi in campo, più difficoltà organizzative

Sul piano climatico, le piogge delle ultime settimane non sembrano aver lasciato conseguenze significative nel Sud-Est Barese. Al contrario, le precipitazioni hanno contribuito a migliorare la disponibilità idrica, favorendo la ricarica delle falde e l’accumulo di una maggiore riserva d’acqua nel suolo. “Non abbiamo riscontrato problemi particolari: anche precipitazioni persistenti non hanno creato criticità rilevanti, né dal punto di vista fitosanitario, né nella gestione agronomica ordinaria“, osserva Cacucci.

Le difficoltà, semmai, riguardano l’organizzazione del lavoro. Le piogge e i venti hanno rallentato l’applicazione di nuove coperture o l’apertura dei sistemi già presenti nei vigneti, generando ritardi operativi più che problemi agronomici veri e propri. Diverso, invece, il caso delle aree colpite dalla grandinata, in particolare tra San Ferdinando e Andria: negli impianti non ancora coperti, o non protetti con rete antigrandine, i danni sono stati importanti.

campagna viticola 26

Un 2026 all’insegna della fertilità

Uno degli elementi più interessanti della campagna viticola 2026 riguarda la fertilità. Secondo l’agronomo, il dato è complessivamente positivo e, in alcuni impianti, anche superiore alla media. “Si passa da situazioni già idonee a una raccolta di qualità fino a casi in cui il numero di grappoli per ceppo eccede rispetto all’obiettivo produttivo“.

Il punto, quindi, non è soltanto avere grappoli, ma riportare il carico entro un equilibrio coerente con la qualità finale. In alcuni vigneti, dove si contano anche 60-70 grappoli per pianta e l’indice di fertilità reale può arrivare a 1,5 grappoli per germoglio, diventa necessario intervenire con diradamento e selezione, evitando che il potenziale produttivo si traduca in competizione eccessiva tra i grappoli.

Nel complesso, conclude Cacucci, “la situazione media è buona e, al momento, non si segnalano problemi fitosanitari“. La vera incognita resta la capacità delle aziende di eseguire i lavori nei tempi corretti: con l’ingresso nelle fasi più operative della gestione del grappolo, la carenza di manodopera potrebbe infatti diventare il fattore capace di fare la differenza tra una campagna tecnicamente ordinata e una gestione in ritardo rispetto alle esigenze reali della pianta.

In un’annata mediamente caratterizzata da una buona capacità produttiva, è importante che l’intero tessuto produttivo lavori con attenzione per garantire qualità e continuità dell’offerta. Solo produzioni ben gestite e qualitativamente adeguate possono favorire consumi regolari e, soprattutto, di valore, contribuendo a sostenere economicamente l’intera filiera dell’uva da tavola.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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