CAUT: conosciamo meglio il nuovo comitato

Antonella Nacherlilla, portavoce del Comitato Agricoltori dell’Uva da Tavola spiega obiettivi e azioni del nuovo gruppo di produttori.

da Redazione uvadatavola.com

Da qualche giorno si sente parlare di una nuova associazione nata all’interno del panorama pugliese dell’uva da tavola: la CAUT – Comitato Agricoltori dell’Uva da Tavola.

Per comprendere meglio gli obiettivi del nuovo comitato CAUT contatto Antonella Nacherlilla, produttrice di uva da tavola di seconda generazione e portavoce della neo associazione.

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L’elezione di Antonella Nacherlilla (a destra) come portavoce del Comitato Agricoltori dell’Uva da Tavola 

Lei è la referente di questa nuova entità costituitasi sul territorio del Sud Est Barese: la CAUT. Può spiegarci di cosa si tratta?

Il Comitato Agricoltori Uva da Tavola nasce in seguito al Comitato Spontaneo per l’Emergenza, formato per lo più da giovani e giovanissimi produttori di uva da tavola che quest’anno si sono ritrovati a vendere l’uva a un prezzo che non sarebbe riuscito a ripagare i costi di produzione.

Il nostro prodotto, non essendo correttamente remunerato, non consente alle aziende agricole di ottenere ricavi. La crisi, ci dicono, è una crisi di mercato, ma rischia di sfociare in crisi sociale, perché il comparto dell’uva da tavola coinvolge migliaia di famiglie e aziende – non solo produttrici – ma che fanno parte dell’indotto. In passato il settore è sempre riuscito a garantire una corretta retribuzione alle piccole e medie aziende agricole, ma negli ultimi anni tra cambiamenti climatici, crisi di mercato e il sopravvento delle nuove varietà senza semi – maggiormente richieste dal mercato – i conti non tornano più. Noi della CAUT non siamo contrari alle nuove varietà, se esse soddisfano il gusto dei consumatori è giusto orientare le nostre attività economiche per soddisfare la domanda. Questo nuovo orientamento del mercato, però, è avvenuto in tempi così rapidi che non ha permesso alle nuove generazioni di prepararsi adeguatamente. Oggi è su di loro che si stanno abbattendo le conseguenze peggiori.

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I produttori del comitato spontaneo CAUT durante un’assemblea

Questo comitato nasce quindi in seguito agli incontri informali tenuti a Rutigliano?

Sì, esattamente. Io sono subentrata a capo del comitato in seguito a un intervento che ho tenuto durante una riunione a cui erano presenti i sindaci di diversi paesi produttori di uva da tavola del Sud Est barese. In quell’occasione è nata anche la necessità di strutturare meglio il comitato spontaneo per unire le diverse voci del comparto. Ci tengo a sottolineare che siamo ancora in fase di rodaggio e non abbiamo ancora assunto una forma giuridica. Il nostro intento è quello di collaborare e dialogare con tutte le parti per contribuire alla rinascita del settore.

Qual è la vostra visione del settore da qui a 10 anni?

Noi non abbiamo questo tipo di visione perché il comitato nasce sulla scia dell’emergenza e vuole far fronte a problemi attuali e stringenti. Le aziende del Comitato si ritrovano con enormi volumi di prodotto pendente in campagna. Abbiamo bisogno di vendere l’uva a un prezzo giusto, che sia capace di garantirci un ricavo oltre che coprire i costi di produzione. Ripeto, se ciò non avverrà la crisi di mercato rischia di trasformarsi in crisi sociale. Tra l’altro le condizioni climatiche non sono positive e temiamo di perdere il prodotto in campo a causa di muffe e marciumi.

Quali sono le vostre proposte e strategie per superare questo momento di crisi?

Ne stiamo ancora discutendo. Abbiamo incontrato la CUT, siamo andati a colloqui in Regione con l’assessore Donato Pentassuglia. Non è facile individuare delle soluzioni, ma dobbiamo trovarle confrontandoci con tutti i referenti istituzionali e non del territorio. Non possiamo fare altro per il momento, spieghiamo i nostri bisogni, allo stesso tempo continuiamo a lavorare per mantenere il prodotto sano in campo e attendiamo.

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Chi volesse avvicinarsi alla vostra associazione cosa dovrebbe fare?

Per ora abbiamo aperto su Facebook un gruppo CAUT – Comitato Agricoltori dell’Uva da Tavola, iscrivendosi si può cominciare a seguire le attività dell’associazione. Attraverso il gruppo Facebook intendiamo anche dare indicazioni circa future eventuali azioni volte a promuovere e sostenere il settore. Il nostro obiettivo finale è l’aggregazione. Dobbiamo unirci per poter continuare a fare impresa all’interno del comparto dell’uva ad tavola.

Dobbiamo eliminare l’individualismo – che è ancora galoppante – e dobbiamo cominciare e comunicare con tutti gli anelli della filiera. Il nostro obiettivo è costruire un sistema produttivo sano e che funzioni bene. In Italia, dalla Puglia alla Sicilia, produciamo uva d’eccellenza e dobbiamo imparare a valorizzarla al meglio non solo come prodotto, ma anche come territorio e tipicità. Dobbiamo farlo perché è la vendita dell’uva da tavola che sostiene e sfama le nostre famiglie.

 

Autrice: Teresa Manuzzi
©uvadatavola.com

 
 
 

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