Conservazione dell’uva: cosa migliorare?

Anche le tecniche irrigue incidono sulla conservazione post raccolta dell’uva da tavola. A condurre studi a riguardo il Gruppo Operativo INNOFRUIT.

da Silvia Seripierri

In post raccolta la conservazione dell’uva da tavola prevede l’adozione di specifiche tecniche che negli anni si sono sempre più evolute. Sebbene il prodotto italiano sia destinato a mercati di prossimità e non debba quindi percorrere lunghissime distanze, il comparto produttivo e commerciale si è sempre aggiornato per stare al passo con i più innovativi sistemi organizzativi. Al contempo la ricerca studia le migliori soluzioni per fornire un valido aiuto a produttori e commercianti.

Con riferimento alle tecniche di conservazione post raccolta, le aziende che si occupano di commercializzazione possono ricorrere all’utilizzo di buste a emissione di SO2 o a tappetini che, inseriti all’interno delle cassette, rilasciano anidride solforosa.

Si tratta di tecniche che consentono di ottenere risultati diversi non solo in funzione della tecnica adottata, ma anche in relazione alle strategie utilizzate in campo.

In occasione delle prove sperimentali condotte dal Gruppo Operativo INNOFRUIT, l’agronomo Vito Pipoli del CJO (Consorzio Ionico Ortofrutticoltori) di Rutigliano (BA) si è occupato del confezionamento e della conservazione post raccolta di campioni d’uva della varietà Autumncrisp.

conservazione

Le attività di ricerca del Gruppo Operativo INNOFRUIT – rappresentato da ricercatori del CREA in collaborazione con l’agronomo Vito Pipoli – sono state condotte su sei tesi, ottenute combinando due diversi trattamenti irrigui con tre diversi trattamenti di conservazione post raccolta. I due trattamenti irrigui testati sono stati la smart irrigation e la non smart irrigation. La prima si contraddistingue per l’uso di DSS per la gestione dell’irrigazione, mediante stazioni metereologiche e monitoraggio dello stato idrico del suolo. La seconda invece si basa su valutazioni empiriche del produttore e indicazioni-guida del tecnico. Circa i tre diversi trattamenti di conservazione, questi consistevano in:

  • controllo;
  • conservazione in buste a emissione di SO2;
  • conservazione in cassetta con foglio che rilascia SO2.

Le sei tesi, condotte su uva della varietà Autumncrisp, sono state oggetto di analisi nel corso di due giornate. La prima a distanza di 15 giorni (19 ottobre 2022), e l’altra a distanza di circa 40 giorni (10 novembre 2022) dal primo giorno di conservazione. Sia il 19 ottobre che il 10 novembre è stato condotto sui grappoli un panel test mirato a valutare gli aspetti qualitativi del prodotto conservato e prevedere così l’accettabilità di quei grappoli sul mercato. Un giorno prima delle valutazioni del 19 ottobre e del 10 novembre si sono condotte analisi visive per rilevare la presenza di muffe e lo stato di imbrunimento del rachide.

Cosa si è potuto osservare con le analisi visive?

Secondo quanto dichiarato dall’agronomo Pipoli, sulla base delle analisi visive, le due tipologie di conservazione post raccolta hanno sicuramente evidenziato delle differenze rispetto al controllo non trattato. Analogamente, anche tra le due tipologie di conservazione sono emerse delle dissomiglianze in riferimento alla disidratazione del rachide. L’uva conservata con busta a emissione presentava infatti un rachide meno disidratato rispetto a quello dell’uva conservata in cassetta con tappetino. La stessa valutazione è emersa sia nella prima metà di ottobre che nella seconda giornata di metà novembre.

“Ancora più interessante – ha spiegato l’agronomo – è valutare le correlazioni tra i trattamenti di smart irrigation e non smart irrigation rispetto alla tipologia di conservazione. Ci sono dei primi dati in merito, ma sono di tipo preliminare e riguardano la consistenza della polpa e lo spessore della buccia. A riguardo, quindi, mi riservo dal fornire ulteriori informazioni perché si tratta di dati in elaborazione e su cui i ricercatori del CREA sapranno fornire informazioni più certe”.

Intanto, la ricerca continua a muovere i suoi passi per migliorare le tecniche di produzione e conservazione dell’uva. Aspetto – quest’ultimo – sul quale incide molto anche la varietà, per cui appare sempre più necessario disporre di informazioni utili. Specialmente se si considera che, a lungo andare e in linea con le richieste di mercato, il panorama varietale è destinato a mutare profondamente. E con esso, inevitabilmente, anche le modalità di gestione, produzione e vendita per produttori e commercianti.

 

Silvia Seripierri

©uvadatavola.com

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