Le imprese agricole potranno accedere al credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo e benzina destinati ai mezzi aziendali. La novità è contenuta nel secondo decreto carburanti del 2026, approvato dopo le proteste delle organizzazioni di categoria per l’esclusione iniziale del comparto primario dalle misure più incisive contro il caro carburanti.
Il beneficio riguarda le spese sostenute nel mese di marzo 2026 e potrà arrivare fino al 20% dell’importo pagato, al netto dell’Iva. La dotazione complessiva prevista è di 30 milioni di euro, mentre l’utilizzo avverrà in compensazione entro il 31 dicembre 2026. In concreto, le aziende non riceveranno un contributo diretto in liquidità, ma potranno usare il credito per ridurre altri versamenti fiscali e contributivi.
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Perché l’agricoltura chiedeva il credito
Il passaggio più rilevante riguarda il cambio di impostazione rispetto al decreto di metà marzo. In quella prima fase, il credito d’imposta contro il caro carburanti era stato previsto per pesca e autotrasporto, mentre l’agricoltura era rimasta fuori dal perimetro della misura. Una distinzione che ha subito aperto un fronte critico con le organizzazioni di categoria, perché il comparto primario affronta una dinamica di costo molto simile: mezzi meccanici, trattori, macchine operatrici e servizi agromeccanici dipendono in larga parte dal gasolio, soprattutto nelle fasi più intense della campagna.
Il tema non era solo formale, ma economico. Dentro la più ampia tensione sui costi energetici, anche il gasolio agricolo è passato da valori intorno a 0,85-0,90 euro al litro è arrivato a punte comprese tra 1,40 e 1,50 euro. Secondo le organizzazioni agricole, in alcuni comparti questa voce può incidere fino al 15-20% sui costi di produzione, una quota che pesa in modo particolare sulle aziende più meccanizzate, su quelle che ricorrono ai contoterzisti e sulle colture che richiedono più passaggi in campo.
A rendere più delicata l’esclusione dell’agricoltura anche il periodo. Marzo coincide, in molti areali, con la ripresa delle lavorazioni primaverili. Per questo il mancato inserimento del settore agricolo nel primo intervento era stato letto come una sottovalutazione del peso reale del carburante nei processi produttivi. Il nuovo decreto interviene proprio su questa frattura, correggendo una scelta che aveva lasciato scoperta una componente centrale dell’economia agricola.

Cosa prevede il decreto
Come riportato, il credito d’imposta introdotto per le imprese agricole riguarda le spese sostenute nel mese di marzo 2026 per l’acquisto di gasolio e benzina destinati ai mezzi utilizzati nell’attività aziendale. Il riferimento temporale è uno degli elementi centrali del provvedimento: l’agevolazione non copre l’intera fase primaverile, ma soltanto una finestra già definita. Marzo intercetta una parte rilevante della ripresa operativa in campo, ma lascia fuori aprile e maggio, mesi in cui il fabbisogno di carburante può restare elevato o crescere ulteriormente, in funzione delle colture, delle aree produttive e dell’andamento stagionale.
Non solo. La misura prevede un credito “fino al 20%” della spesa sostenuta, calcolato al netto dell’Iva. La formulazione è importante, perché non equivale a un riconoscimento automatico e uniforme del 20% per tutte le imprese. Quella percentuale indica il limite massimo dell’agevolazione; l’importo effettivamente spettante a ciascun beneficiario dipenderà dalle regole applicative, dalla spesa ammissibile e dalla capienza della dotazione finanziaria disponibile, fissata complessivamente in 30 milioni di euro.
Il funzionamento operativo sarà definito da un decreto attuativo del Masaf, atteso entro il 4 maggio 2026. Sarà quel provvedimento a chiarire chi potrà accedere al beneficio, quali documenti saranno necessari per dimostrare gli acquisti, come verranno effettuati i controlli, in quali casi il credito potrà essere revocato e con quali criteri sarà determinato il valore finale dell’agevolazione. Se le richieste dovessero superare le risorse stanziate, il credito potrebbe essere ridotto o rimodulato secondo le modalità stabilite dal decreto attuativo.
Un sollievo circoscritto
Le organizzazioni agricole hanno accolto positivamente l’estensione della misura, ma il giudizio resta prudente. Cia-Agricoltori Italiani ha chiesto di proseguire l’intervento anche nei mesi successivi, in particolare aprile e maggio; Confagricoltura ha evidenziato il peso del caro carburanti sulla competitività delle imprese e sulla filiera agroalimentare; Copagri ha richiamato la coincidenza con le semine e le lavorazioni primaverili; Cai Agromec ha sottolineato l’importanza del provvedimento anche per i contoterzisti, che garantiscono una quota decisiva dell’operatività in campo.
La correzione del Governo porta dunque un sollievo reale, ma circoscritto. L’agricoltura rientra finalmente nel perimetro degli aiuti sul carburante, ma la questione resta aperta: come sostenere imprese che affrontano costi energetici instabili lungo tutta la campagna, e non solo in una finestra mensile già chiusa.
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Ilaria De Marinis
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