Imbrunimento degli acini, una sfida da gestire

Sebbene di causa ancora incerta, l’imbrunimento degli acini può essere controllato con pratiche agronomiche mirate e una gestione post-raccolta accurata

da uvadatavoladmin
imbrunimento degli acini

La bellezza e la freschezza dell’uva da tavola sono elementi fondamentali per garantirne l’appeal sui mercati nazionali e internazionali, ma un problema ricorrente rischia di comprometterne la qualità: l’imbrunimento degli acini, conosciuto anche come browning. Questa fisiopatia causa la formazione di macchie scure sulla buccia e/o nella polpa dell’uva, soprattutto nelle varietà a bacca bianca, compromettendo l’aspetto del frutto. Sebbene l’imbrunimento si manifesti spesso nel post-raccolta, la sua origine può risalire a condizioni sfavorevoli che si verificano durante la stagione produttiva. Annate come quella appena trascorsa, segnate da stress idrico e frequenti colpi di calore, sottopongono le bacche a sbalzi di turgore, aumentandone la predisposizione a questa fisiopatia. Comprendere le cause, le tipologie e le possibili soluzioni per ridurre questa problematica multifattoriale è essenziale per preservare la qualità dell’uva dal vigneto alla tavola.

L’imbrunimento degli acini è una fisiopatia complessa che si manifesta con segni visibili sulla buccia e affonda le sue radici in diversi fattori fisiologici e ambientali, dai danni cellulari alle variazioni di temperatura e umidità.

Segnalato per la prima volta nel 1989, l’imbrunimento delle bacche ha stimolato numerosi studi volti a identificarne le cause esatte. Tuttavia, non è stato individuato un singolo fattore dominante costantemente associato allo sviluppo di questa alterazione nell’uva da tavola. L’imbrunimento è un fenomeno complesso, risultato di vari fattori che si combinano a partire dalla fase di maturazione degli acini, fino a proseguire durante la conservazione e il trasporto. È causato principalmente da cambiamenti cellulari nella bacca, come la disfunzione delle membrane cellulari che, in seguito a rottura, causa la perdita della suddivisione spaziale nella cellula e consente il contatto tra l’enzima polifenolossidasi (PPO) e i composti fenolici naturalmente presenti nell’uva. Questa interazione innesca reazioni chimiche che portano alla formazione del colore marrone. Oltre ai fattori biologici e agronomici che in campo possono predisporre all’imbrunimento, anche le basse temperature e le sollecitazioni fisiche durante il trasporto accelerano ulteriormente questo processo nel post-raccolta.

Le diverse tipologie di imbrunimento degli acini

Nel tempo sono state identificate diverse forme di imbrunimento, sia interno (imbrunimento della polpa) che esterno (imbrunimento della buccia), ciascuna con caratteristiche specifiche.

Imbrunimento esterno:
  • imbrunimento da attrito: si presenta con macchie circolari in prossimità del pedicello, causate dallo sfregamento tra gli acini durante la manipolazione o il trasporto;
  • imbrunimento chimico: deriva da trattamenti post-raccolta con sostanze come il bromuro di metile, utilizzato per il controllo di parassiti;
  • imbrunimento fisico: dovuto a lesioni come abrasioni o contusioni che si verificano durante la raccolta e il trasporto.
Imbrunimento interno:
  • imbrunimento a cioccolato: una decolorazione interna che inizia dall’estremità stilare della bacca e, nei casi più avanzati, può coinvolgere l’intero acino;
  • imbrunimento patologico: causato da infezioni fungine come quella da Botrytis cinerea, che provocano una progressiva decolorazione della polpa interna.
imbrunimento degli acini

Foto: Silverio Pachioli

Imbrunimento acini: possibili strategie per prevenirlo

Per contrastare l’imbrunimento degli acini, è essenziale partire da pratiche agronomiche mirate, a cominciare dalla gestione della chioma, che garantisce un equilibrio ottimale tra esposizione solare e ombreggiamento dei grappoli. Insieme a questa tecnica, anche una corretta gestione di irrigazione, concimazione e carico produttivo risulta fondamentale per ridurre il rischio di predisposizione all’imbrunimento. Il momento della raccolta, tuttavia, segna l’inizio di un percorso cruciale per preservare la qualità dell’uva. La regolazione di temperatura e umidità, attraverso l’uso di packaging specifici che mantengono il giusto livello di umidità, e l’impiego di anidride solforosa (SO₂) per rallentare la proliferazione di funghi, sono strategie efficaci per contenere il fenomeno e assicurare un prodotto più fresco e integro.

Sebbene l’imbrunimento degli acini rappresenti una sfida per i produttori, che puntano a offrire un prodotto impeccabile, nella maggior parte dei casi si tratta perlopiù di un difetto estetico, senza impatto su gusto e proprietà nutrizionali.

In un mercato sempre più attento alla qualità estetica, garantire un’uva da tavola priva di difetti estetici è essenziale per soddisfare le aspettative dei consumatori. Sebbene l’imbrunimento degli acini comprometta spesso solo l’aspetto esteriore, resta comunque un’alterazione da tenere sotto controllo per preservare competitività e valore, soprattutto per un prodotto che vede l’Italia tra i principali produttori a livello europeo. Per questo motivo, risultano fondamentali pratiche agronomiche mirate e una gestione accurata nella fase di raccolta, trasporto e conservazione. La ricerca continua ad aprire nuove strade, dalle innovazioni nei trattamenti agronomici fino a soluzioni di packaging più efficaci per proteggere la qualità dell’uva. Affrontare l’imbrunimento con un approccio integrato permetterà di offrire un prodotto fresco e visivamente accattivante, rispondendo alle esigenze di un mercato sempre più esigente e promuovendo un’agricoltura sostenibile e di qualità.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

 

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