Indice
- Gonzalo Allendes Lagos, agronomo Cileno di fama internazionale e direttore tecnico di AGQLabs, ha trascorso qualche giorno in Italia.
- Ne abbiamo approfittato per incontrarlo e porgli qualche domanda volta a comprendere al meglio il significato di produrre uva di qualità.
- Cosa vuol dire – per te – produrre uva da tavola di qualità?
- Quando possiamo affermare di avere dell’uva da tavola di qualità?
- Se sussistono in un frutto tutti e tre questi parametri, in genere, il frutto è di buona qualità.
- Tu che hai visto vigneti in tutto il mondo, che differenza c’è nella produzione dell’uva da tavola tra l’Italia e altri Paesi?
- Secondo te in che Paese si ottiene l’uva di qualità migliore?
- Gli italiani cosa hanno ancora da imparare?
Gonzalo Allendes Lagos, agronomo Cileno di fama internazionale e direttore tecnico di AGQLabs, ha trascorso qualche giorno in Italia.
Ne abbiamo approfittato per incontrarlo e porgli qualche domanda volta a comprendere al meglio il significato di produrre uva di qualità.

Cosa vuol dire – per te – produrre uva da tavola di qualità?
Partiamo da una premessa: a mio avviso il frutto si “costruisce”, pertanto la costruzione di un grappolo di uva di qualità comincia gestendo bene quattro fasi: fioritura, allegagione, ingrossamento e maturazione.
Ad ognuna di queste tappe dobbiamo prestare particolare attenzione. Dobbiamo lavorare bene in campo per far sì che le specifiche esigenze nutrizionali di ogni fase precedentemente elencata vengano correttamente soddisfatte. Ciò ci aiuterà a raccogliere uva di qualità.
Ad esempio, durante la divisione cellulare uno degli elementi più importanti per la vite è il calcio: la consistenza della bacca si realizza in buona parte apportando questo elemento a partire dall’allegagione e per i successivi venti giorni. Nel periodo immediatamente successivo risulterà fondamentale nutrire la pianta con magnesio e potassio.
Ora mi sono concentrato sul frutto, ma in realtà dobbiamo osservare e lavorare tenendo presente tutta la pianta per intero. Le nostre piante devono godere di una buona illuminazione, le foglie devono essere in salute e gli elementi nutrizionali devono soddisfare le necessità della vite.

Quando possiamo affermare di avere dell’uva da tavola di qualità?
La risposta a questa domanda possiamo ottenerla effettuando le analisi del frutto, questione su cui noi di AGQ lavoriamo da molto tempo. Pertanto conosciamo i vari parametri che ci permettono di capire quando un frutto è di qualità, ovvero quando la sua shelf life sarà più duratura.
Solitamente consideriamo tre parametri: il primo è la sostanza secca. Quando la sostanza secca è al di sopra dell’18% parliamo di un buon frutto, mentre se riesce a superare il 20% il nostro frutto sarà di qualità eccezionale.
Il secondo parametro è legato all’azoto. La quantità di azoto, all’interno della nostra uva, non dovrà essere troppo elevata.
Infine il terzo parametro è costituito dal buon rapporto tra cationi e azoto.
Se sussistono in un frutto tutti e tre questi parametri, in genere, il frutto è di buona qualità.

Tu che hai visto vigneti in tutto il mondo, che differenza c’è nella produzione dell’uva da tavola tra l’Italia e altri Paesi?
In Italia si produce uva come in nessun’altra parte del mondo:
- si irriga in modo differente,
- la forma di allevamento della pianta è diversa,
- dal punto di vista nutrizionale ci si preoccupa solo di quanto accade al di sopra della radice.
Bisognerebbe avere un suolo ben preparato e assicurarsi di avere delle radici in buono stato. Ad oggi abbiamo la possibilità di capire se l’irrigazione è stata effettuata correttamente o meno. Dopo che tutti questi fattori saranno in linea, potremo passare a curare la fertilizzazione, tenendo però presenti le esigenze della nostra vite.
Parlando più in generale, possiamo dire che l’intero settore sta cambiando. Fare viticoltura da tavola rappresenta ormai una sfida per tutti i Paesi produttori. Ciò dipende soprattutto da tutto quello che il cambiamento varietale in atto sta comportando.
L’unico modo per poter governare le nuove varietà è: misurare ed estrapolare dati e informazioni dal nostro “sistema vigneto”, affinché le nuove cultivar possano essere gestite al meglio.
Secondo te in che Paese si ottiene l’uva di qualità migliore?
Che domanda difficile, sono cileno, dico il Cile.
Gli italiani cosa hanno ancora da imparare?
L’unico consiglio che posso dare a riguardo è: viaggiate. Viaggiate, andate in Perù, andate a vedere come producono gli altri Paesi. Andate a vedere quello che sta accadendo altrove affinché possiate apprendere nuovi concetti e importare novità e innovazioni. L’unico modo per poter apprendere il prima possibile è viaggiare.
Autore ed editor: Teresa Manuzzi
Traduzione: Mirko Sgaramella