Namibia: vola la produzione di uva

Tuttavia - riferisce Andre Vermaak - il comparto viticolo del Paese soffre per l'esorbitante aumento dei costi di produzione e di esportazione.

da Redazione uvadatavola.com

Andre Vermaak, amministratore delegato e consulente globale per l’uva da tavola per IVC GRAPA, sarà uno dei relatori che interverrà durante il “Global Grape Congress”.  L’evento si svolgerà live e on demand il 28 marzo 2023 e sarà trasmesso da Melbourne (Australia) e Londra (Regno Unito).

Per l’occasione, quindi, la rivista fruitnet.com (organizzatrice dell’evento internazionale) ha intervistato Andre, per approfondire le caratteristiche del comparto viticolo della Namibia; Stato sudafricano nel quale Vermaak ha lavorato per molto tempo.

Il comparto dell’uva da tavola della Namibia ha tratto vantaggio dell’estrema precocità, che mostra un’anticipo di due o tre settimane rispetto agli areali più precoci del Sudafrica.

Namibia

In foto: Andre Vermaak

A quanto ammonta il business dell’uva da tavola in Namibia e quali sono i vantaggi che questo tipo di produzione apporta al Paese sudafricano?

Nel 1988, i primi 20 ettari di Thompson Seedless sono stati piantati grazie ad una partnership attivata con i coltivatori sudafricani. Nel 2000 ci si è resi conto che i vantaggi derivanti dall’approvvigionamento di uva per i mesi di novembre-dicembre avrebbero potuto essere importanti, poiché la produzione nell’area di Upington (in Sud Africa), sulle sponde del fiume Orange River, ha iniziato ad aumentare notevolmente. Perciò in Namibia si è cominciato a pensare che ciò avrebbe avuto delle ricadute positive anche per i loro affari. In particolare la produzione di uva della Namibia trae vantaggio dal fatto che la raccolta comincia con un anticipo di due o tre settimane rispetto a quella degli areali più precoci del Sudafrica (gli areali dell’Orange River). In Namibia, inoltre, ci sono terreni vergini con un ottimo approvvigionamento idrico. La piovosità annua è pari a 1-3 mm e di solito le piogge cadono prima della potatura, nei mesi di maggio e giugno. Oltre alla precocità un’altra finestra di mercato molto interessante per il Paese è rappresentato dalla domanda che precede il periodo natalizio. Da quando la Namibia ha iniziato a implementare procedure e protocolli di agricoltura professionale, è passata, da esportare 100.000 cartoni di uva a esportarne 9,6 milioni nel 2023.

Quali sono i principali mercati di esportazione per l’uva da tavola della Namibia?

L’Europa e il Regno Unito sono fondamentali. L’Estremo Oriente rappresenta un mercato con grandi potenzialità di sviluppo e alcune delle nuove varietà impiantate in Namibia stanno offrendo l’opportunità di conquistare sempre più spazio in Estremo Oriente. Al momento, però, il 95% delle esportazioni raggiungono i Paesi dell’Unione Europea e del Regno Unito.

In che modo l’industria namibiana dell’uva da tavola sta affrontando le grandi sfide che il comparto globale dell’uva da tavola sta vivendo?

Il momento è estremamente delicato per il comparto mondiale dell’uva. Penso che la maggior parte delle persone non capisca le motivazioni alla base degli aumenti dei costi del carburante, dell’elettricità, della manodopera e delle spedizioni. Soprattutto dopo il Covid i costi sono triplicati rispetto a prima della pandemia. Tutto ciò colpisce i coltivatori e incide sul portafoglio delle aziende agricole. A rendere la situazione ancora più triste è che il prezzo dell’uva, al chilo o per 500 grammi, risulta invariato rispetto a quello del 1984; e oggi siamo nel 2023. Certo, la situazione è difficile per tutti: gli stipendi dopo Covid hanno subito una forte battuta d’arresto e molti Paesi stanno affrontando la svalutazione. Ciò porterà i consumatori ad acquistare beni primari come pane e patate. In quest’ottica le nuove varietà potrebbero rappresentare una soluzione per alleviare i costi legati alla manodopera e beneficiare di rese più elevate. L’obiettivo per le aziende agricole dovrà essere solo uno: massimizzare i profitti.

 

Autrice: Teresa Manuzzi
©uvadatavola.com

 
 

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