Semina essenze erbacee: è tempo

Sempre più diffusa nei vigneti, la semina di essenze erbacee destinate all’inerbimento o al sovescio può determinare importanti vantaggi in vigneto

da uvadatavoladmin

La stagione dell’uva da tavola pian piano volge al termine, lasciando spazio a nuove pratiche colturali. Tra queste, sempre più diffusa nei vigneti, è la semina di essenze erbacee destinate all’inerbimento o al sovescio.

L’arrivo delle prime piogge innesca la germinazione della cosiddetta flora infestante, anche all’interno dei vigneti a uva da tavola. La tipologia delle erbe che fuoriescono dal terreno in questo periodo può avere caratteristiche quanti-qualitative che si differenziano in funzione di diversi fattori: zona di coltivazione, andamento climatico, caratteristiche fisico-chimiche del terreno e soprattutto in base alle pratiche agronomiche adoperate per eliminare o tenere sotto controllo le erbe infestanti.

La gestione delle malerbe, infatti, può richiedere l’adozione di varie strategie, tra cui la lavorazione del terreno, l’uso di erbicidi o metodi di controllo biologico. 

Tuttavia, è importante notare che il concetto di malerba è relativo al loro rapporto con le piante coltivate poiché possono causare fenomeni di competizione nei confronti delle piante coltivate. Acqua, elementi nutritivi e – solo nel primo anno di vita delle piante coltivate – luce possono costituire fattori limitanti. Pertanto, se non evitata, la competizione per tali fattori, soprattutto nelle fasi giovanili della specie allevata, può provocare un rallentamento nella crescita, mentre nelle piante più adulte può evolvere in una riduzione di produzione in termini quanti-qualitativi, attraverso un calo del peso medio degli acini, oltre che del contenuto zuccherino.

Accanto a questo, però, non si deve tralasciare l’altro lato della medaglia. Se si considera la loro semina e quindi la loro successiva presenza in vigneto durante la fase di riposo vegetativo delle viti, la presenza di specie erbacee può anche comportare dei vantaggi.

Spesso, infatti, nel periodo che segue la raccolta dell’uva da tavola, e in concomitanza con le prime piogge, alcuni agricoltori procedono con la semina di specie di piante erbacee nella zona interfilare. 

Nel periodo che intercorre tra i mesi di ottobre e novembre vengono quindi seminate delle essenze erbacee per il sovescio o per l’inerbimento. Quando si parla di piante destinate al sovescio, ci si riferisce in modo particolare a specie leguminose foraggere, come il favino, il trifoglio e la veccia. La scelta non è casuale poiché le piante appartenenti a questo genere tassonomico, sono capaci di catturare l’azoto atmosferico e fissarlo successivamente nel terreno. Questo, in realtà, è possibile grazie alla simbiosi che queste piante stringono con i batteri del genere Rhizobium a livello radicale. 

In primavera, poco prima della fioritura di tali specie erbacee – quando i fiori non sono ancora sbocciati e le piante hanno la massima concentrazione di elementi nutritivi e sostanze azotate – si procede con la trinciatura e con l’interramento delle leguminose. Queste operazioni colturali accelerano il processo di umificazione all’interno del terreno, aumentandone la concentrazione di sostanza organica.

La sostanza organica all’interno del terreno provoca una serie di vantaggi, tra questi, di notevole importanza risulta essere l’apporto e la mobilitazione di nutrienti che risultano quindi assimilabili dalle piante, così come il miglioramento della struttura del terreno che riduce la percolazione dell’acqua che viene quindi trattenuta dai micropori presenti nel terreno e che costituisce l’acqua capillare utilizzabile dalle piante. Direttamente correlata a quest’ultima caratteristica è la riduzione della lisciviazione di nutrienti all’interno del terreno.

semina

Per quanto riguarda l’inerbimento, invece, negli areali a clima mediterraneo, questa pratica è possibile grazie alle piogge autunno vernine che permettono l’accrescimento delle essenze erbacee in seguito alla loro semina, senza determinare alcun effetto di competizione con le piante arboree che in questo periodo sono peraltro in riposo vegetativo

I benefici che derivano dalla sua presenza temporanea di specie erbacee nei vigneti, dipendono anche dalle specie che vengono seminate: il miscuglio a base di graminacee, leguminose e brassicacee, si dimostra il più adatto soprattutto per terreni molto argillosi e tenaci. Gli apparati radicali di diversa tipologia, infatti, esplorano il terreno a profondità differenti e sono in grado di arieggiare uno strato di terreno più ampio. La maggiore capacità del terreno di trattenere acqua è un altro aspetto molto importante da considerare, grazie a ciò è possibile ridurre i fenomeni di lisciviazione e di scorrimento superficiale dell’acqua, che in presenza di terreni pendenti favorisce inoltre una riduzione dell’erosione idrica.

Ci sono poi delle essenze erbacee che vengono seminate appositamente con lo scopo di distrarre, attraverso la loro abbondante e prolungata fioritura, la popolazione di tripidi presenti in vigneto, come per esempio la Frankliniella occidentalis. Questo insetto si nutre solitamente di polline ma in assenza di fiori, può attaccare grappoli fioriti o anche acini già formati, apportando notevoli danni alla produzione. A tal proposito, perciò, la presenza di piante infestanti fiorite come la senape bianca e la facelia potrebbero risultare positive, richiamando e ospitando per lungo tempo l’insetto dannoso per le colture, oltre che creando un ottimo habitat per gli insetti utili al controllo biologico dei patogeni.

A questo punto una domanda potrebbe sorgere spontanea: la presenza di specie erbacee nell’interfilare può ostacolare le operazioni colturali? 

Durante l’accrescimento delle essenze erbacee si possono compiere tutte le operazioni colturali che vanno dalla potatura alla trinciatura dei sarmenti. Anzi, i terreni inerbiti migliorano l’accessibilità dei mezzi meccanici per la loro maggiore portanza, inoltre le colture utilizzate per l’inerbimento potranno costituire un ottimo substrato pacciamante che limita nuove rinascite di infestanti.

In conclusione, la semina di colture erbacee nei vigneti da tavola rappresenta una chiave per la gestione sostenibile di queste coltivazioni. Grazie al sovescio e l’inerbimento si possono migliorare significativamente le caratteristiche del terreno e promuovere la salute dell’intero ecosistema viticolo. Bisogna però precisare che restano comunque operazioni da tenere sotto controllo, un inerbimento eccessivo o in periodi errati può comportare uno stress per le colture arboree la cui produzione è di nostro interesse.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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