Uva da tavola magazine, disponibile il terzo numero

56 pagine da sfogliare tutte d'un fiato tra microclima dell’acino, irrigazione di precisione, innovazioni, nuove seedless, mercati mediterranei e packaging

da Ilaria De Marinis
uva da tavola magazine III 2026

La stagione 2026 dell’uva da tavola è cominciata. In Sicilia la Vittoria è già stata raccolta e, mentre la campagna entra nel suo passo più intenso, tra un taglio e l’altro, tra una verifica in campo e una valutazione in magazzino, è giunto anche il tempo del nuovo numero di Uva da Tavola magazine. Una lettura da tenere a portata di mano proprio adesso, quando il comparto inizia a misurare sul campo ciò che nei mesi precedenti è stato costruito con potature, selezione, gestione dell’acqua, nutrizione e difesa.

A indicare la direzione è già la copertina, “Tessitori della qualità”: un’immagine che richiama trama e ordito per raccontare una filiera chiamata a intrecciare identità e competenza tecnica. L’uva da tavola italiana, infatti, non può più limitarsi a inseguire volumi e finestre commerciali: deve tornare a costruire valore nei dettagli, proprio come un tessuto che prende forma sul telaio, filo dopo filo. È un richiamo che dialoga con l’editoriale dell’agronoma Annamaria Fanelli, dedicato alla selezione come atto tecnico e culturale: perché la qualità, soprattutto in una stagione che si annuncia più produttiva, nasce ancora una volta in campo, con le forbici in mano, quando si decide cosa lasciare e cosa togliere.

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Il numero si apre con un approfondimento tecnico firmato da Antonio Carlomagno, Giuseppe Montanaro, Carmelo Cosentino, Vitale Nuzzo, Lorenzo Pellegrino, Antonio Mastropirro, Antonio Romito e Stefano Somma, dedicato al rapporto tra microclima, calcio e potassio nell’acino. Lo studio, condotto in Basilicata su Midnight Beauty®, entra nel cuore di uno dei temi più delicati per la qualità dell’uva da tavola: la capacità del grappolo di accumulare elementi minerali decisivi per consistenza, croccantezza, maturazione e conservabilità. 

Dalla fisiologia dell’acino si passa poi all’irrigazione, con un’intervista a Luigi Coladonato, fondatore dell’azienda Coladonato, con cui analizziamo l’importanza della progettazione. un impianto irriguo ben pensato non è solo uno strumento di risparmio, ma una leva diretta di qualità, uniformità produttiva e competitività aziendale.

Il percorso prosegue con l’innovazione applicata alle trattative agricole, attraverso il racconto di Farmeo, progetto fondato da Bartolomeo D’Aprile. Un progetto che – offrendo a produttori e acquirenti una base dati più solida, utile a costruire trattative più consapevoli e, in prospettiva, pagamenti più ordinati e affidabili – prova a ridurre l’approssimazione della compravendita.

Sempre sul fronte dell’innovazione, il numero accompagna poi il lettore alla scoperta di S.O.PH.I.A.™, sistema a punto fisso sviluppato da Netafim Italia e raccontato da Alberto Puggioni, responsabile agronomico dell’azienda. Nato dall’esperienza degli impianti antibrina, il Permanent Spray System apre nuove prospettive nella distribuzione dei prodotti fitosanitari, riducendo la deriva, rendendo più tempestivi gli interventi e limitando l’ingresso dei mezzi in campo nelle fasi più delicate.

uva da tavola ivc

Grappoli della varietà IVC A1

A questo punto si inserisce la rubrica dedicata alle varietà di uva da tavola. Protagonista di questo terzo numero è IVC A1, nuova seedless italiana nata dal programma di breeding di Italian Variety Club. A raccontarne origine, caratteristiche e prospettive è Costantino Pirolo, responsabile tecnico IVC. 

Continuando, le parole di  Nicola Coniglio, titolare dell’omonima azienda attiva nel Sud-Est Barese, offrono un’anteprima della campagna viticola 2026. Una stagione che, dopo un biennio segnato dalla riconversione varietale e da disponibilità più contenute, si preannuncia all’insegna della quantità. La sfida – come spiegato – non sarà soltanto produrre di più, ma gestire meglio l’offerta: presidiare i mercati europei, valutare con attenzione le opportunità oltremare, lavorare su qualità visiva, gusto e tenuta post-raccolta, senza disperdere quel vantaggio competitivo che l’uva italiana conserva quando riesce a presentarsi con standard elevati e riconoscibili. 

Lo sguardo si allarga poi all’asse mediterraneo della viticoltura da tavola, con Joaquín Gómez, presidente di APOEXPA, e Manuel Tornel, ricercatore IMIDA, in vista dell’11° Simposio Internazionale dell’Uva da Tavola, in programma a Murcia. Italia e Spagna vengono lette come due filiere diverse, ma accomunate da sfide simili, andando oltre la rivalità commerciale e individuando in qualità, redditività, ricerca, logistica e capacità di fare sistema i pilastri per un futuro condiviso.

Si arriva così all’approfondimento da cui prende forma la copertina, costruito attraverso il confronto con Maurizio Simone, agronomo di Doctor Farmer. È qui che l’immagine dei “tessitori della qualità” trova il suo significato: l’uva italiana, più che inseguire modelli fondati sui grandi volumi, deve tornare a lavorare come un sarto, scegliendo con cura materia prima, tecnica e dettagli. La competitività del comparto passa da questa capacità di cucire insieme identità, competenza agronomica, gestione varietale e riconoscibilità del prodotto, trasformando la qualità da parola di filiera a pratica concreta, misurabile e difendibile sui mercati. 

A chiudere il numero è il packaging, con un focus sul cartone ondulato sviluppato con Francesco Ungolo, direttore commerciale di Dedrapack, realtà pugliese distributrice del cartone Ondulor. Capace di sostenere la logistica, comunicare il marchio, rispondere alle esigenze di riciclabilità e contribuire alla percezione commerciale del grappolo, questo materiale rappresenta ormai una leva concreta per l’uva da tavola. 

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Termina qui il terzo numero di uva da tavola magazine. Un numero che accompagna il lettore dentro una campagna che entra nel vivo e dentro una filiera chiamata a scegliere con più precisione la propria traiettoria. Dalla selezione del grappolo alla gestione dell’acqua, dalla lettura dei dati alla distribuzione dei trattamenti, fino al packaging e al racconto del prodotto, il filo che attraversa queste pagine è uno solo: costruire valore attorno all’uva italiana, rendendola più riconoscibile, solida e competitiva. Così, tra un taglio e l’altro, mentre la stagione 2026 prende ritmo, queste pagine puntano a offrire una sosta utile per guardare il comparto da vicino, seguendo il filo che tiene insieme campo, mercato e identità. Perché la qualità, come la trama di un tessuto, non si improvvisa: si costruisce intrecciando tecnica, mani, visione e tempo.

Buona lettura

 

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