Uva da tavola, nel 2025 commercio mondiale da record

A fotografare il nuovo massimo storico è l’Anuario 2026 del Mercado Internacional de Uva de Mesa: 5,11 milioni di tonnellate scambiate, per un valore superiore a 10,2 miliardi di dollari.

da Ilaria De Marinis
uva da tavola export (1)

Mai così tanta uva da tavola era stata scambiata sui mercati internazionali. Nel 2025 le esportazioni mondiali hanno raggiunto 5,11 milioni di tonnellate, generando un valore complessivo di 10,205 miliardi di dollari in valore alla partenza. A fotografare il nuovo massimo storico è l’Anuario 2026 del Mercado Internacional de Uva de Mesa, pubblicato dalla società di consulenza cilena iQonsulting. Il dato conferma la crescita del commercio mondiale, ma racconta anche un mercato nel quale stanno cambiando rapidamente protagonisti, calendari di fornitura e rapporti di forza.

Cina, Perù e Cile guidano le esportazioni

La Cina si conferma il primo esportatore mondiale di uva da tavola, con 857 mila tonnellate e una quota pari al 17% dei volumi complessivi. Alle sue spalle si collocano il Perù, con 695 mila tonnellate e il 14% del mercato, e il Cile, con 560 mila tonnellate e una quota dell’11%.
Il primato cinese è uno degli elementi che maggiormente stanno modificando la struttura del comparto. Alla crescita delle esportazioni si accompagna infatti il rafforzamento della produzione interna, che consente al Paese di coprire una parte sempre più ampia della domanda nazionale anche nei periodi tradizionalmente riforniti dall’estero.
Il cambiamento emerge con chiarezza osservando le importazioni di Cina e Hong Kong: nel 2016 rappresentavano il 12% degli acquisti mondiali di uva da tavola, mentre nel 2025 la quota è scesa al 4%. La Cina non è quindi soltanto il principale produttore ed esportatore, ma anche un mercato progressivamente meno dipendente dalla frutta importata.

Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato

Sul fronte della domanda, gli Stati Uniti continuano a rappresentare il maggiore mercato di destinazione, concentrando il 17% delle importazioni mondiali. Seguono Germania, con il 7%, Paesi Bassi, con il 6%, e Regno Unito, con il 5%. Nord America ed Europa rimangono quindi le principali aree di sbocco per l’uva da tavola internazionale. Proprio su questi mercati, tuttavia, si concentra una parte crescente dell’offerta proveniente dai diversi Paesi produttori. Il record globale non coincide, dunque, con una crescita uniforme delle opportunità commerciali. All’aumento dei volumi si accompagna una maggiore competizione per l’accesso ai mercati più remunerativi, soprattutto quando le campagne dei principali fornitori iniziano a sovrapporsi.

Più uva disponibile nelle stesse finestre

Durante la stagione 2025/26, il mercato statunitense è stato caratterizzato da una maggiore contemporaneità dell’offerta proveniente dai diversi Paesi. La presenza delle produzioni nordamericane e messicane, insieme alla crescita delle spedizioni peruviane, ha aumentato la disponibilità di uva in alcune fasi della campagna, esercitando pressione sui prezzi, in particolare verso la chiusura della stagione commerciale.

Il fenomeno è evidente nel segmento delle uve bianche senza semi. Il Perù ha incrementato le esportazioni dell’11% rispetto alla stagione precedente, mantenendo sul mercato spot statunitense prezzi all’importazione compresi tra 3,1 e 4,9 dollari per chilogrammo. Il Cile ha invece ridotto del 15% i propri volumi, riuscendo però a ottenere quotazioni superiori a quelle della campagna precedente per buona parte della stagione. Il Messico ha registrato valori più contenuti, con minimi vicini a 2,5 dollari al chilogrammo.

Anche per le uve rosse e nere senza semi, l’andamento dei prezzi è stato condizionato dalla disponibilità di prodotto e dal momento di ingresso sul mercato. Il Cile ha mantenuto una posizione rilevante soprattutto nella finestra tardiva, mentre il Perù ha rafforzato la propria presenza nelle principali fasi della controstagione.

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Resta la pressione sui prezzi

I numeri del 2025 descrivono un comparto in espansione, ma non necessariamente un mercato più semplice. Superare i 10,2 miliardi di dollari di esportazioni dimostra la solidità della domanda internazionale; allo stesso tempo, la crescita dei principali Paesi fornitori sta restringendo le finestre nelle quali è possibile operare con una concorrenza limitata.

Il calendario di raccolta, la programmazione delle spedizioni e la capacità di mantenere qualità e condizione della frutta fino all’arrivo diventano quindi determinanti quanto il volume prodotto. Secondo l’analisi di iQonsulting, la disponibilità di uva non è più sufficiente per competere: il mercato richiede forniture costanti, differenziate e costruite sulle esigenze specifiche dei clienti.

Per l’uva da tavola italiana, il dato mondiale rappresenta perciò una conferma e, insieme, un avvertimento. La domanda esiste e continua a generare valore, ma l’offerta internazionale è più ampia, organizzata e distribuita lungo calendari sempre più estesi.

In questo scenario, la competitività non può dipendere soltanto dall’aumento delle rese o dall’ingresso anticipato sul mercato. Servono continuità qualitativa, gestione rigorosa del post-raccolta, programmazione commerciale e capacità di presidiare le finestre nelle quali origine, caratteristiche del prodotto e affidabilità delle forniture possono ancora determinare una reale differenza.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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