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In un mercato in continua evoluzione, caratterizzato da preferenze dei consumatori in rapido mutamento e da una crescente domanda di qualità, rimanere al passo con le tendenze è essenziale. Il comparto dell’uva da tavola in Italia, Paese leader a livello europeo nella produzione e commercializzazione, deve affrontare questa sfida attraverso un costante rinnovamento varietale e un’attenta programmazione produttiva. Innovazione agronomica, adattabilità e diversificazione dell’offerta sono oggi elementi chiave per garantire la competitività della filiera.
Tuttavia, per poter parlare di rinnovamento e innovazione è fondamentale conoscere lo stato attuale del comparto. Solo comprendendo a fondo la situazione attuale è possibile individuare con precisione i trend che stanno ridefinendo la filiera dell’uva da tavola in Italia e le strategie migliori per affrontare le sfide future. In questo un aiuto giunge dalla CUT – Commissione Italiana Uva da Tavola che – in collaborazione con il CSO Italy – in occasione del Fruit Logistica di Berlino, ha presentato i primi dati emersi dal Catasto Varietale.
Tra i più interessanti, quelli relativi al panorama italiano delle varietà di uva da tavola, che permette di tracciare una visione chiara delle preferenze produttive e commerciali attuali, evidenziando le varietà che stanno guidando il mercato.
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Le 10 varietà di uva da tavola più coltivate in Italia
Guidata da Puglia (80%), Sicilia (16%) e, in minima parte, da Basilicata (4%), la produzione di uva da tavola in Italia si caratterizza per una distribuzione varietale in continua evoluzione. Grazie ai dati ottenuti dal catasto dell’uva da tavola, è stata stilata una classifica delle 10 cultivar più presenti in Italia. Da questa analisi emergono, tra le prime 3 varietà più coltivate a livello nazionale, le cultivar: Italia, Vittoria e Autumncrisp®.

Tuttavia, questi risultati vanno messi in relazione con l’orientamento varietale degli impianti di recente messa a dimora, in modo da poter valutare l’evoluzione del comparto. Analizzando gli impianti effettuati negli ultimi cinque anni, laddove è stato possibile farlo data la parziale presenza di dettagli sull’anno di impianto dei vigneti (il 43% delle superfici catastali al 2023 non riporta l’anno di impianto o lo indica in forma non puntuale), si possono effettuare alcune considerazioni importanti sull’evoluzione dell’assetto varietale che caratterizza i vigneti italiani. Questo dato è ulteriormente significativo se messo in relazione con l’età media dei vigneti in Italia, che si attesta mediamente a 9,8 anni.

Stando ai risultati emersi dalle analisi effettuate, emergono delle variazioni più o meno significative tra il catasto effettuato nel 2022 e quello del 2023, variazioni influenzate principalmente dalla realizzazione di nuovi impianti e dalla rimozione di impianti non più produttivi.
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Trend della colorazione delle uve
Nonostante la prevalenza storica in Italia dell’uva da tavola a bacca bianca, che nel 2023 rappresenta ancora il 71% degli impianti, negli ultimi anni si sta osservando un trend di evoluzione nel comparto, con un sensibile calo delle superfici destinate a questa colorazione. Tale diminuzione è principalmente a favore delle varietà a bacca rossa, che nel 2023 raggiungono il 22%, e di quelle nere, che, pur rappresentando una quota minore (7%), stanno comunque guadagnando terreno. Questo cambiamento riflette un adattamento alle nuove preferenze dei consumatori e alle richieste del mercato, che sta cercando una maggiore diversificazione delle varietà.
Varietà apirene vs con semi
Inoltre, i dati raccolti confermano il trend in crescita delle superfici impiantate con varietà seedless che, in senso generale, nel 2023, rappresentano oltre il 57% del totale a fronte dal 42,5% delle superfici coltivate con uve di varietà con semi. Ma il dato ancor più rilevante deriva dagli impianti di età compresa tra 1 e 10 anni, in cui la percentuale di varietà di uva da tavola seedless sale notevolmente attestandosi sopra il 78%.
Epoca di maturazione, cosa sta cambiando?
La classificazione delle varietà consente inoltre di definire la distribuzione degli impianti sulla base dell’epoca di maturazione delle singole cultivar. I vigneti italiani, in media, si contraddistinguono per una presenza massiccia di cultivar a maturazione medio-tardiva, anche in virtù dei territori di coltivazione, tuttavia, stando a quanto emerso dalle analisi effettuate negli ultimi anni si intravede una diminuzione della rappresentatività del medio/medio-tardivo in favore del precoce, questo fenomeno conferma la tendenza al progressivo allargamento del calendario di raccolta.

Grafico relativo al catasto 2023 – Fonte: Catasti UVA DA TAVOLA
Conclusioni
Seguendo le linee guida emerse dall’analisi dei catasti dell’uva da tavola, è chiaro che questo comparto sta attraversando un periodo di rapida evoluzione, con scelte varietali sempre più orientate verso la diversificazione e l’innovazione. I dati raccolti da alcune delle aziende associate alla CUT e dai soci del CSO Italy, pur essendo riferiti a un campione che rappresenta circa il 20% delle superfici totali, risultano abbastanza significativi e rappresentativi da poter essere estesi all’intero comparto. La conoscenza di tali dati offre dunque spunti preziosi per riflettere sulle scelte varietali, sulle tendenze emergenti e sulle prospettive future del comparto.
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Donato Liberto
©uvadatavola.com