Defogliazione vite: quando, come e perché

Eseguita nelle prime fasi di accrescimento degli acini, questa pratica permette di governare microclima, sanità e qualità del grappolo. Analizziamone tempi, modalità e benefici

da Ilaria De Marinis
defogliazione uva da tavola

In molte aree di produzione dell’uva da tavola, la gestione della chioma è entrata in una fase decisiva. Dopo la fioritura e con i grappoli ormai avviati nelle prime fasi di accrescimento, nei vigneti si procede con la defogliazione un intervento apparentemente semplice, ma capace di incidere in modo diretto su sanità, microclima, esposizione e qualità finale del prodotto. È in questa fase, infatti, che si costruisce una parte importante dell’equilibrio tra vegetazione e grappolo, evitando sia l’eccesso di ombreggiamento sia un’esposizione troppo brusca degli acini.

Quando farla

La defogliazione della vite da tavola trova la sua collocazione più razionale nelle settimane successive alla fioritura, quando l’allegagione è avvenuta e il grappolo comincia a definire struttura, compattezza e potenziale produttivo. È una fase in cui la chioma cresce rapidamente, le femminelle possono chiudere la fascia produttiva e la vegetazione, se non governata, tende a creare un ambiente umido e poco ventilato intorno ai grappoli. Intervenire in questo momento permette di correggere il microclima prima che il problema si consolidi.

La defogliazione, infatti, deve accompagnare il grappolo, non forzarlo. Quando gli acini sono ancora nelle prime fasi di accrescimento, la pianta riesce ad adattarsi meglio a un aumento graduale di luce e ventilazione. Se invece l’intervento viene rimandato troppo avanti, con bacche già sviluppate e tessuti più esposti agli stress estivi, il rischio cambia: non si lavora più solo sulla sanità, ma si può incidere negativamente sull’integrità epidermica, sulla pruina, sull’uniformità del colore e sulla tenuta commerciale del grappolo.

Per questo la tempistica va letta insieme all’ambiente. In aree calde, su impianti coperti, in vigneti con esposizione intensa o su varietà sensibili alle scottature, la defogliazione tardiva può trasformarsi in un fattore di stress. Il grappolo, soprattutto nell’uva da tavola, non deve essere portato bruscamente dall’ombra alla piena radiazione: deve essere inserito in una condizione più equilibrata, dove aria e luce migliorano la qualità senza compromettere l’aspetto del prodotto.

Come intervenire 

Dal punto di vista operativo, la defogliazione interessa soprattutto la zona dei grappoli. Si eliminano le foglie basali che schermano direttamente la produzione, le femminelle che creano accumulo vegetativo e le parti della chioma che ostacolano la circolazione dell’aria o la distribuzione uniforme dei trattamenti. La logica, però, non può essere quantitativa. Non conta quante foglie si tolgono in assoluto, ma quali foglie vengono rimosse, da quale lato del filare e in quale condizione vegetativa si trova la pianta.

In un vigneto vigoroso, con vegetazione densa, internodi lunghi e grappoli immersi nella copertura fogliare, l’intervento può essere più incisivo, perché l’eccesso di ombra rallenta l’asciugatura, riduce la visibilità del grappolo e limita l’efficacia della difesa. In un vigneto equilibrato, o già sottoposto a stress idrico e termico, la defogliazione deve essere più contenuta: togliere troppe foglie funzionali significa ridurre superficie fotosintetica, alterare il rapporto tra fonte e pozzo e indebolire la capacità della pianta di sostenere calibro, consistenza e accumulo di riserve.

Anche l’esposizione del filare va considerata con attenzione. Dove possibile, si tende a intervenire con maggiore decisione sul lato meno critico, spesso quello esposto al sole del mattino, mantenendo invece una protezione più prudente sul lato colpito dalla radiazione pomeridiana. La differenza non è marginale: nelle ore più calde, la temperatura superficiale degli acini può salire rapidamente, soprattutto in presenza di bassa umidità relativa e ventilazione calda. Una defogliazione eseguita senza leggere questi fattori può aumentare il rischio di scottature degli acini da eccesso di radiazione solare e stress termico, disidratazione localizzata e deprezzamento del grappolo.

defogliazione vite

Perché farlo

La prima ragione agronomica della defogliazione è sanitaria. Una fascia produttiva troppo chiusa trattiene umidità, prolunga i tempi di bagnatura dopo piogge, rugiade o interventi irrigui e crea un ambiente favorevole allo sviluppo di marciumi, soprattutto nelle varietà a grappolo compatto. L’apertura controllata della chioma migliora la ventilazione e rende il grappolo meno esposto a ristagni, con effetti positivi sulla gestione di botrite, marciumi secondari e, più in generale, delle problematiche che trovano vantaggio in condizioni di scarsa aerazione.

C’è poi un aspetto legato all’efficacia dei trattamenti. Una chioma troppo fitta intercetta la miscela fitosanitaria prima che questa raggiunga grappolo, rachide e parti interne della fascia produttiva. In queste condizioni, anche una strategia di difesa corretta può perdere efficienza per un limite fisico: il prodotto non arriva in modo uniforme dove serve. La defogliazione, quindi, non va intesa come alternativa alla difesa, ma come una pratica che ne migliora la precisione, perché consente una migliore copertura degli organi bersaglio e riduce le zone d’ombra dentro la vegetazione.

Infine c’è la qualità, che nell’uva da tavola non coincide solo con grado zuccherino o maturazione interna. Colore, uniformità del grappolo, consistenza della bacca, pruina, assenza di lesioni e aspetto generale sono parametri decisivi per il mercato. Una corretta esposizione può favorire, nelle varietà pigmentate, una migliore evoluzione cromatica, mentre nelle cultivar a bacca bianca contribuisce soprattutto a creare un ambiente più asciutto e ordinato intorno al grappolo. Il limite resta chiaro: quando la defogliazione sottrae protezione, riduce eccessivamente la superficie fotosintetica o espone gli acini a stress radiativi, l’intervento perde funzione agronomica e diventa un fattore di rischio.

In viticoltura da tavola, dunque, defogliare significa scegliere un equilibrio: abbastanza apertura per migliorare aria, luce e difesa; abbastanza chioma per proteggere gli acini e sostenere la maturazione. 

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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