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Chiusa anche la quarta edizione di Regina di Puglia, la rassegna promossa dal Comune di Noicattaro, che dal 23 al 25 luglio ha riunito operatori, buyer e giornalisti per raccontare l’uva da tavola non solo come prodotto agricolo, ma come espressione di un sistema territoriale fatto di imprese, paesaggio, competenze produttive e relazioni commerciali.
Come di consueto, l’iniziativa ha alternato visite nelle aziende agricole, incontri tra operatori e buyer internazionali, momenti dedicati alla promozione territoriale e un convegno conclusivo sull’evoluzione del comparto dell’uva da tavola. Tra i temi emersi, la crescita dell’export italiano, l’interesse dei consumatori più giovani e l’ampliamento del disciplinare dell’Uva da Tavola di Puglia IGP alle varietà senza semi.
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Export vicino alla soglia del miliardo
A restituire la fotografia più aggiornata del comparto sono stati soprattutto i dati presentati da ISMEA nel corso dell’incontro conclusivo. Nel 2025 la produzione nazionale di uva da tavola ha raggiunto 978 mila tonnellate, con il 44% dei volumi destinato all’estero, il 37% al mercato interno e il 15% alla trasformazione.
Le esportazioni si sono attestate a 437 mila tonnellate, in aumento del 16% rispetto al 2024, per un valore complessivo di 973 milioni di euro, cresciuto dell’8,5%. Oltre il 90% delle spedizioni ha avuto come destinazione il mercato europeo, con Germania, Francia e Polonia tra i principali sbocchi commerciali.
Un andamento che conferma il peso dell’export per il comparto e porta il valore delle vendite oltreconfine vicino alla soglia del miliardo di euro. L’uva da tavola si consolida così al secondo posto tra i prodotti frutticoli italiani più esportati, dopo le mele e prima del kiwi.
I consumi crescono tra le famiglie più giovani
Accanto alla dinamica internazionale, il confronto ha acceso i riflettori anche sui consumi interni e, in particolare, sul rapporto tra il prodotto e le fasce più giovani della popolazione.
Secondo i dati illustrati durante il convegno, le famiglie con figli di età inferiore ai 16 anni sono quelle che hanno registrato gli incrementi più consistenti negli acquisti di uva da tavola confezionata: nel 2025 le quantità sono aumentate del 14% su base annua e del 35% rispetto al 2023.
Un segnale in controtendenza rispetto all’andamento generale dei consumi di frutta e che evidenzia una particolare capacità dell’uva da tavola di intercettare le preferenze dei consumatori più giovani. È cresciuto, inoltre, il numero delle famiglie che acquistano il prodotto più di cinque volte nel corso dell’anno.
L’IGP si apre alle varietà senza semi
Ampio spazio è stato dedicato anche all’evoluzione dell’Uva da Tavola di Puglia IGP. Come riportato da Michele Laporta, presidente del Consorzio di tutela, nell’ultima campagna i volumi commercializzati con il marchio sono raddoppiati e che nuove aziende hanno aderito al sistema di certificazione.
Al centro del confronto, soprattutto, la modifica del disciplinare presentata al Ministero dell’Agricoltura, destinata ad ampliare la base varietale della denominazione includendo le uve senza semi ottenute dalla ricerca italiana.
L’aggiornamento prevede anche una definizione più puntuale delle caratteristiche qualitative per ciascuna varietà, attraverso parametri legati all’equilibrio tra contenuto zuccherino e componente acida. L’obiettivo è adeguare la certificazione all’evoluzione dell’offerta varietale, mantenendo al tempo stesso elementi capaci di distinguere il prodotto IGP.

Michele Laporta, presidente del Consorzio dell’Uva da Tavola di Puglia IGP ©Regina di Puglia – Noicàttaro
Qualità e territorio per rafforzare la denominazione
Su questo fronte, l’analisi di Mario Schiano Lomoriello, analista ISMEA, ha individuato tre priorità: qualità distintiva, apertura alle varietà seedless e maggiore integrazione tra prodotto e territorio. Oggi l’Uva da Tavola di Puglia IGP si colloca ancora oltre il ventesimo posto tra i prodotti ortofrutticoli italiani certificati per valore, ma mostra segnali di progressivo consolidamento. La crescita della denominazione passa dunque non soltanto dall’ampliamento della gamma varietale, ma anche dalla capacità di costruire un legame più riconoscibile tra prodotto, areale di origine e iniziative di valorizzazione locale.
Centocinquanta incontri con i buyer
Alla dimensione istituzionale e di approfondimento si è affiancata quella commerciale. Nella giornata del 24 luglio, secondo quanto riferito dagli organizzatori, si sono svolti 150 incontri business con buyer e importatori provenienti da diversi mercati europei, tra cui Germania, Polonia, Paesi Baltici, Paesi Bassi e Svezia, oltre a operatori dell’area del Golfo.
La presenza degli operatori internazionali è stata accompagnata da visite in campo e nelle strutture produttive, pensate per presentare direttamente caratteristiche, organizzazione e potenzialità dell’areale pugliese.
Dati meteo a supporto dei produttori
Tra i progetti illustrati nel corso della rassegna anche quello sviluppato con BASF e il Comune di Noicattaro, basato sui dati raccolti da tre stazioni meteorologiche installate nei vigneti del territorio. Le informazioni rilevate dovrebbero confluire in un bollettino fitosanitario settimanale a disposizione dei produttori, con indicazioni utili alla gestione agronomica e al contenimento degli effetti dello stress termico.
Nel complesso, l’edizione 2026 di Regina di Puglia ha così restituito l’immagine di un comparto sostenuto dalle esportazioni, interessato da un rapido rinnovamento varietale e chiamato a rafforzare il valore dell’origine. In questo quadro, certificazione, servizi tecnici, promozione territoriale e relazioni commerciali rappresentano leve diverse, ma complementari, da integrare in una strategia capace di accompagnare la competitività dell’uva da tavola pugliese sui mercati.
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com