Grape Exhibition: successo in Puglia per l’IVC Edition

Al centro della giornata il programma genetico italiano di Italian Variety Club, la selezione A1 e il confronto sulle innovazioni che stanno cambiando la viticoltura da tavola

da Ilaria De Marinis
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Un vigneto affollato di produttori, tecnici e operatori, nel pieno di una stagione che sta mettendo alla prova il comparto pugliese dell’uva da tavola. È l’immagine lasciata dalla Grape Exhibition – IVC Edition, che ieri, 30 luglio, ha richiamato numerosi partecipanti presso l’azienda agricola Fra.Va. di Adelfia (BA).

Una risposta tutt’altro che scontata, che racconta quanto sia forte l’esigenza di confrontarsi sulle scelte destinate a determinare il futuro delle aziende. A partire dall’innovazione varietale, osservata non attraverso dati o presentazioni teoriche, ma direttamente tra i filari, dove ogni nuova selezione deve dimostrare la propria capacità di adattarsi all’ambiente, alle tecniche colturali e alle esigenze del mercato.

Organizzata da Fruit Communication e Doctor Farmer, in collaborazione con LUV Fiera e Fruit Lab, la giornata ha riunito competenze scientifiche, agronomiche e imprenditoriali attorno al programma di miglioramento genetico di IVC – Italian Variety Club. Al centro del confronto la selezione A1, valutata attraverso differenti tesi agronomiche nel vigneto dell’azienda ospitante.

Storia e forza di un lavoro tutto italiano  

Ad aprire i lavori della Grape Exhibition – IVC Edition, Arrigo Guerrieri, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Bari, che ha richiamato il valore dell’aggiornamento professionale e delle occasioni di confronto realizzate direttamente nelle aree produttive.

A seguire, particolare rilievo ha assunto la presenza del professor Carlo Fideghelli, figura di riferimento della ricerca frutticola italiana e tra i più autorevoli studiosi del miglioramento genetico delle specie arboree. Il suo intervento ha offerto una prospettiva storica e scientifica sulle origini del programma IVC, restituendo la dimensione di un progetto costruito attraverso il contributo congiunto della ricerca e delle imprese. L’esperto ha ricordato le figure che ne hanno accompagnato la nascita: il professor Vito Savino dell’Università degli Studi di Bari, il ricercatore del CNR Pierfederico La Notte e l’imprenditore Nicola Borracci, che ha coinvolto nel progetto importanti realtà produttive di Puglia, Basilicata e Sicilia.

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L’agronomo Vincenzo Demattia e il professore Carlo Fideghelli in campo mentre osservano la varietà A1

Avviato nel 2015, ben undici anni fa, il programma di miglioramento genetico ha puntato fin dall’inizio sulla costituzione di varietà apirene capaci di combinare qualità del frutto, maturazione medio-tardiva e caratteri di resistenza a peronospora e oidio” – ha ricordato.Nel corso del tempo l’attività si è ampliata, includendo selezioni destinate alla produzione di uva passa e, più recentemente, linee orientate alla trasformazione in succhi, segmento verso il quale il mercato sta mostrando un interesse crescente”. Un’evoluzione che restituisce la portata del progetto: non una semplice attività di selezione varietale, ma un programma capace di adattare nel tempo i propri obiettivi alle nuove esigenze produttive e di mercato.

Dopo di lui, Mirko Sgaramella di Fruit Communication e Giorgio Mancino, direttore commerciale di Fruitnet, hanno allargato lo sguardo alle occasioni di confronto che, oltre le Exhibition, attendono il comparto nei prossimi mesi. In particolare, LUV Fiera, in programma dal 20 al 22 ottobre 2026 alla Nuova Fiera del Levante di Bari, occasione unica per operatori italiani e internazionali per discutere le principali sfide produttive, commerciali e organizzative della filiera dell’uva da tavola.

Il progetto IVC e l’innovazione varietale

Da qui, l’IVC Edition è entrata nel cuore tecnico della giornata. Ad accompagnare il pubblico, Costantino Pirolo, responsabile del progetto Italian Variety Club, che ha illustrato il lungo percorso attraverso il quale un incrocio promettente può diventare una nuova varietà destinata ai vigneti commerciali. “Quello che oggi osserviamo sulla pianta può sembrare il punto di arrivo, ma in realtà rappresenta un nuovo punto di partenza”, ha spiegato. Una volta individuati i caratteri di interesse, infatti, la selezione deve dimostrare nel tempo la propria validità, attraversando più cicli produttivi e differenti condizioni agronomiche.
In questo percorso assume un ruolo centrale il coinvolgimento delle imprese private che finanziano e sostengono il programma, tra cui la stessa azienda Fra.Va. È grazie a questo modello, fondato sulla partecipazione diretta delle aziende, che le varietà sviluppate da IVC possono essere messe a disposizione dei produttori senza il pagamento di royalty, ha sottolineato Pirolo. “Con la lettera A – ha poi aggiunto – indichiamo le selezioni a bacca bianca e con la B quelle a bacca rossa. A1, A2 e A3 hanno già ottenuto il brevetto, mentre altre cultivar stanno completando l’iter necessario alla registrazione”.

Dalla valutazione nei vigneti commerciali il confronto è quindi risalito alle prime fasi della selezione. Domenico Netti, agronomo di Agrimeca Grape and Fruit Consulting, ha descritto il lavoro condotto nei campi madre di Valenzano, dove vengono messi a dimora gli incroci ottenuti dal programma e avviate le prime osservazioni. “Il punto di forza di IVC è che le varietà vengono costituite e valutate localmente”, ha subito sottolineato. “Nei campi di prima valutazione vengono analizzati il grado di apirenia, la fertilità, la produttività, le caratteristiche organolettiche e l’eventuale comparsa di difetti. Solo le selezioni che superano questa fase proseguono il percorso sperimentale e vengono sottoposte a verifiche più ampie.

Attualmente sono 14 le varietà in corso di registrazione. L’apirenia resta uno degli obiettivi prioritari del programma, ma la ricerca non esclude la valorizzazione di selezioni con seme qualora mostrino caratteri agronomici, qualitativi o commerciali di particolare interesse.

Costantino Pirolo, responsabile del progetto Italian Variety Club

A1, fertilità e gestione del grappolo

A questo punto, la Grape Exhibition è entrata nella sua fase più dinamica, con i partecipanti che si sono spostati in lungo e largo nel vigneto per osservare le prove sperimentali. A fare da Cicerone è stato l’agronomo Vincenzo Demattia di Food Agri Service, lo studio agronomico a cui è affidata la sperimentazione delle varietà IVC nei campi commerciali di diversi areali locali. 

È una varietà molto fertile: può produrre due grappoli per germoglio e tende alla biforcazione. Per questo spuntatura, selezione e regolazione del carico sono operazioni decisive”, ha spiegato. La selezione presenta grappoli di dimensioni importanti, acini che possono raggiungere calibri di 22-24 millimetri e un’epoca di maturazione tardiva, ulteriormente posticipata quest’anno dalle alte temperature.

Ad oggi, il difetto della varietà può dirsi la compattezza del grappolo – ha aggiunto l’agronomo – aspetto che tuttavia, se ben gestito tecnicamente, non compromette la performance ”. Resta ancora da valutare il comportamento dopo la maturazione, ma le aspettative sono buone.

Il contributo delle aziende partner

Il confronto ha quindi coinvolto le tecnologie e i mezzi tecnici impiegati lungo il ciclo produttivo. Armando Caputo di Agrisystem ha concentrato il proprio intervento sul ruolo degli acidi carbossilici nella gestione dell’uva da tavola. A completare il quadro dedicato alla qualità è stata Arianna Rinaldi, che ha presentato le strategie Almagra per favorire uniformità e caratteristiche qualitative delle produzioni.

Dalla gestione del grappolo l’attenzione si è spostata sulla risorsa idrica. Dennis Lessio di CN Servizi ha illustrato l’impiego delle cisterne flessibili per incrementare la capacità di accumulo aziendale. Vito Coladonato di Coladonato Irrigazioni ha invece approfondito la fase successiva, soffermandosi sulla definizione di tempi e dosi irrigue e sull’applicazione dello stress idrico controllato nelle diverse fasi fenologiche.

A chiudere gli interventi è stato Giuseppe Acquaviva con ATOMATIKA, tecnologia sviluppata da Agricobots e distribuita da Settanni Macchine Agricole, che segna il passaggio dalla meccanizzazione all’automazione delle operazioni in vigneto.

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Il valore del confronto in campo 

Tra focacce, prosecco e chiacchiere sotto il vigneto, la Grape Exhibition – IVC Edition è così volta al termine.

La A1 osservata ha rappresentato il filo conduttore di una riflessione più ampia, nella quale il valore dell’innovazione varietale è stato letto alla luce delle scelte agronomiche, della gestione delle risorse e dell’organizzazione aziendale necessarie a tradurne il potenziale in risultati concreti. Un valore ulteriormente rafforzato dalla partecipazione registrata, che ancora una volta ha restituito l’immagine di un comparto disposto a confrontarsi, migliorare e crescere. 

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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