Associazioni di produttori: occhi all’estero

In un comparto sempre più interconnesso emerge il ruolo delle associazioni di produttori. Analizziamo le realtà presenti in Australia e California.

da uvadatavoladmin
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La scarsa collaborazione e la mancata aggregazione tra gli operatori del comparto dell’uva da tavola sono fattori che spesso limitano la crescita del comparto, riducendo anche le possibilità di un approccio globale alle sfide che le aziende da sole non riescono ad affrontare, se non parzialmente. In questo contesto, le associazioni di produttori presenti all’interno dei più importanti Paesi produttori di uva da tavola rappresentano dei veri e propri motori di coesione e competitività del comparto a livello nazionale e non solo.

Grazie alla collaborazione tra produttori, questi gruppi offrono un importante quadro organizzativo che elimina l’improvvisazione e consente una gestione mirata di ogni fase della filiera, dalla raccolta alla distribuzione, portando benefici tangibili sia agli operatori che ai consumatori.

Basti pensare alle molteplici pressioni cui il settore agricolo e, in particolare il comparto dell’uva da tavola, sono soggetti: cambiamenti climatici, instabilità dei mercati e crescente domanda da parte dei consumatori di prodotti altamente standardizzati e secondo calendari di produzione ben precisi. In questo contesto, le associazioni di produttori offrono ai loro membri un contesto all’interno del quale è possibile negoziare collettivamente con la GDO, consentendo ai produttori di ottenere prezzi equi e condizioni contrattuali favorevoli.

A livello internazionale sono già operative diverse associazioni di produttori che insieme coordinano il comparto dell’uva da tavola. Tra le principali realtà produttive presenti nel mondo, Australia e California vantano la presenza di importanti associazioni di produttori a livello nazionale.

Le associazioni di produttori presenti in Australia e California

Australian Table Grape Association

In un Paese dove l’agricoltura riveste un ruolo di primaria importanza economica e culturale, anche il comparto dell’uva da tavola negli ultimi anni pare attraversare un periodo di espansione, anche grazie alla riconversione di ettari di terreno non produttivi in vigneti di uva da tavola, soprattutto nell’area di Sunraysia. Nel Paese dei canguri, la prosperità del comparto si deve anche alla presenza di un’associazione di produttori australiani che coordina e salvaguarda gli interessi della filiera, l’Australian Table Grape Association (ATGA). Fondata all’inizio degli anni 2000, l’ATGA è un’organizzazione no-profit che sostiene e facilita la crescita del comparto attraverso partnership con istituti di ricerca, governo, esportatori e produttori. Riflettendo l’eterogeneità e la vastità del paesaggio agricolo australiano, l’ATGA riunisce a livello nazionale un diversificato gruppo di produttori di uva da tavola, rafforzando il loro accesso al mercato.

Il sostentamento dell’ATGA da un punto di vista finanziario prevede, insieme al contributo degli organi governativi, un sistema di prelievi: i coltivatori australiani di uva da tavola pagano un contributo per chilogrammo di uva da tavola prodotta, il totale viene poi riscosso dal Dipartimento dell’Agricoltura, dell’Acqua e dell’Ambiente del governo australiano che infine lo trasferisce alla società di ricerca e sviluppo Hort Innovation (membro dell’ATGA). L’obiettivo è realizzare investimenti strategici in programmi di ricerca, sviluppo e marketing, al fine di sostenere l’aumento di produttività, redditività e competitività del comparto.

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La distribuzione geografica della produzione e il clima temperato dell’Australia consentono la presenza di una serie di importanti regioni di coltivazione

California Table Grape Commission

La California rappresenta la più importante realtà produttiva di uva da tavola per gli Stati Uniti. Nello Stato della West Coast si trova infatti circa il 95% del totale della produzione statunitense, con un superficie che si aggira intorno ai 30-35mila ettari. A differenza di quanto avviene in Italia, in California la produzione di uva da tavola è concentrata nelle mani di pochi produttori, che gestiscono aziende dalle superfici molto estese. Basti pensare che la dimensione media di un’azienda viticola in California è di circa 200 ettari. Non solo: a garantire l’eccellente coesione del comparto nello Stato californiano, oltre alla presenza di poche, ma grandi aziende, vi è anche la presenza di una commissione a livello nazionale, la California Table Grape Commission (CTGC). Istituita nel 1967, l’associazione è diventata effettiva nel 1968, attraverso un referendum che ha coinvolto la maggior parte dei coltivatori di uva da tavola locali. Scopo della commissione è salvaguardare e ampliare gli sbocchi commerciali per le uve da tavola californiane, lavorando sia all’interno della nazione che all’estero, così da poter incrementare la domanda di uva da tavola nel Paese di stagione in stagione e consentire agli esportatori di soddisfare al meglio le richieste di mercato.

Per far fronte a questi molteplici obiettivi, l’associazione offre diversi servizi, garantendo importanti vantaggi su molteplici fronti a tutti gli operatori della filiera.

  • Pubblicità e media digitali, attraverso l’elaborazione di piattaforme social che permettono di raggiungere i consumatori.
  • Istruzione e sensibilizzazione, al fine di aumentare la consapevolezza del consumatore e favorire l’acquisto del prodotto attraverso la conoscenza.
  • Gestione commerciale: lavorando con commercianti al dettaglio e ristoratori, la commissione favorisce una maggiore movimentazione del prodotto promuovendo il consumo di uva della California nel corso di tutta la stagione.
  • Gestione delle problematiche: grazie a questa sezione riesce a risolvere gli eventuali inconvenienti che possono sorgere e a gestire i problemi più gravi che possono mettere a rischio l’economia del comparto.
  • Ricerca e sviluppo.

Queste associazioni di produttori si pongono sempre più quali pilastri fondamentali per una strutturazione efficiente delle filiere locali. Una strutturazione che deve diventare il prossimo obiettivo per il comparto dell’uva da tavola italiano. Un comparto che si sta muovendo già nella direzione giusta, ma che deve continuare a lavorare per crescere e non rimanere indietro, aprendo la strada a una maggiore coesione e competitività nel panorama internazionale.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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