Cile, viaggio nell’innovazione dell’uva da tavola

L'agronomo Rodriguez racconta le principali differenze nel modo di fare viticoltura tra i due Paesi: Cile e Italia.

da uvadatavoladmin

L’ingegnere agronomo Samuel Rodriguez, specializzato in frutticoltura in Cile, ha fatto visita ai vigneti italiani per illustrare gli effetti benefici di due nuovi biostimolanti su uva da tavola: Parka e SignaFresh.

“L’Italia si è rivelato un buon mercato per questi prodotti” – ha confessato Rodriguez durante la sua ultima visita nel Bel Paese.

Abbiamo approfittato della sua visita per chiedergli quali sono le principali differenze che nota nel modo di fare viticoltura tra i due Paesi: Cile e Italia.

Le sue parole ci permettono di fare un bel viaggio – pur rimanendo comodamente in Italia – tra i vigneti cileni.

“La prima differenza tra i due Paesi – racconta Rodriguez – è nell’impronta commerciale: sin dagli anni ‘80 le produzioni cilene si sono basate sull’esportazione e ad oggi il Cile è il Paese con più accordi commerciali al mondo”.

“In Italia i produttori di uva da tavola hanno un’enorme fortuna: possono vendere il loro prodotto praticamente fresco. Dopo uno o al massimo due giorni dalla raccolta l’uva è già sulle tavole dei consumatori europei. I nostri prodotti, invece, devono affrontare viaggi di 20-40 giorni; 35 giorni ad esempio per raggiungere la Cina. Per l’industria cilena dell’uva da tavola risulta fondamentale lavorare sulla shelf-life del prodotto ”.

 

Abbiamo quindi chiesto all’agronomo come sia possibile preservare il prodotto per così tanti giorni.

“Per consentire ai nostri prodotti di viaggiare lontano abbiamo investito perlopiù sul post raccolta: abbiamo studiato nuove varietà resistenti, tecnologie, imballaggi e frigoconservazione, ed abbiamo imparato a gestire correttamente in vigneto agendo sul carico produttivo”.
A proposito di nuove varietà, negli ultimi anni diverse varietà seedless cilene sono state lanciate sul mercato, e tanti sono gli studi ancora in atto per il miglioramento genetico di quelle future. Eppure, secondo Rodriguez, non c’è nulla che possa ovviare al problema della scarsità delle risorse idriche.

“Il grande problema del Cile è da sempre la carenza d’acqua. Tuttavia l’uso delle acque dissalate per uso irriguo non è ancora consentito dalla normativa vigente. Per le nuove varietà di uva i breeder sono al lavoro per settare parametri come gusto, croccantezza e fertilità. La ricerca, però, non riesce ancora ad ottimizzare le esigenze idriche delle viti”.

Un’altra importante differenza messa in risalto dall’agronomo risiede nei rapporti tra gli operatori del comparto: “In Italia c’è tanta competizione tra i produttori – spiega Samuel -; invece la condivisione di idee ed esperienze in Cile è motivo di crescita. Ciononostante, quel che porto nel cuore quando vado via dall’Italia, è la sensibilità dei produttori che mi accolgono”.

Per Rodriguez sarà l’innovazione l’elemento di svolta per la viticoltura del futuro. E su questo in Italia c’è ancora tanto lavoro da fare. La chiacchierata si è, però, conclusa con una lancia spezzata a nostro favore:
“L’Italia è la grande ideatrice dei film plastici; è dall’Italia che noi cileni abbiamo appreso le tecniche di copertura nei vigneti. Sì, i costi dei teli sono consistenti, ma le dimensioni medie delle nostre aziende agricole, che sono fino a 10 volte superiori rispetto a quelle italiane, ci consentono di ammortizzarli in minor tempo”.

A cura di Tiziana Anelli
©uvadatavola.com

 

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