Crisi idrica, in Sicilia 5 milioni di euro contro la sete

Un primo segnale per arginare una situazione ormai drammatica per agricoltori e non solo. Ma sarà sufficiente? 

da Federica Del Vecchio
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Cinque milioni di euro. È la cifra stanziata dalla Regione Siciliana per fronteggiare la crisi idrica che sta mettendo in ginocchio l’Isola, approvata nei giorni scorsi con una delibera d’urgenza del governo Schifani. Un intervento che arriva dopo mesi di allarmi, richieste disperate dal mondo agricolo e pressioni politiche crescenti, in una delle stagioni più asciutte mai registrate negli ultimi decenni. A far scattare l’allarme rosso, i dati pubblicati dall’Osservatorio ANBI: invasi sotto il 30% della capacità, in alcune aree valori inferiori persino al 2003, anno della grande siccità. Le province più colpite? Trapani, Agrigento, Caltanissetta e buona parte del Palermitano. Qui i consorzi irrigui non hanno potuto garantire nemmeno la prima turnazione per gli agrumeti.

Nel frattempo, a Palermo, il dibattito politico si è acceso. L’opposizione ha parlato di “misure-tampone” e “assenza di pianificazione”, mentre il presidente della Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Carmelo Pace, ha difeso l’intervento con toni decisi: “Un primo segnale importante, una risposta concreta per arginare una situazione divenuta ormai drammatica per agricoltori e allevatori. È nostro dovere sostenere il comparto agricolo, vero motore dell’economia siciliana, garantendo l’approvvigionamento idrico e accelerando gli interventi infrastrutturali”.

Parole che pesano, ma che non bastano a nascondere l’aria tesa che si respira nei territori. Le associazioni agricole sono sul piede di guerra e chiedono non solo soldi, ma un vero piano d’emergenza, che vada oltre l’annuncio politico e si trasformi in cantieri e acqua nei canali.

Crisi idrica in Sicilia: parole e realtà

Non a caso, diversamente dalle dichiarazioni dell’Onorevole Pace, Salvo Cocina, dirigente generale della Protezione Civile regionale e coordinatore della Cabina di regia per la siccità in una recente intervista ha denunciato una serie di criticità. Senza troppi giri di parole, ha infatti ricordato che: “Siamo in emergenza idrica conclamata, non piove da mesi, gli invasi sono al minimo storico e le previsioni non aiutano”. E il dirigente non si è limitato a una diagnosi: elencando i numeri, ha infatti prefigurato scenari drammatici, cui concorrono ritardi infrastrutturali cronici e soprattutto una mancanza di visione strategica. Il problema – come anche uvadatavola.com ha spesso sottolineato – non è solo che manca l’acqua, ma che non si riesce a raccogliere e trattenere quando c’è. Le dighe colme in inverno che traboccano nel nulla perché mancano collegamenti e condotte, i consorzi di bonifica fermi agli anni ’80, gli acquedotti colabrodo: è un puzzle che ha più crepe che pezzi.

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E l’agricoltura in tutto questo?

Chi lavora la terra lo sa: il tempo non aspetta. E nemmeno le piante. Le colture stagionali, dalla frutta agli ortaggi, stanno già subendo danni. Ma il campanello d’allarme più forte suona dai filari di vite da tavola: la campagna viticola 2025 sta per entrare nel vivo e le preoccupazioni si fanno crescenti. La siccità in Sicilia incide su ogni fase della produzione: dalla fioritura al calibro degli acini, fino alla qualità finale delle produzioni. In alcune aree del trapanese e del nisseno si è già parlato di stress idrico irreversibile. E non è solo una perdita di raccolto: è un danno economico e, in alcuni casi, con ricadute nel tempo.

Contro la crisi idrica in Sicilia serve di più

La verità è che servono interventi strutturali, non solo ristori d’emergenza. Serve una gestione moderna della risorsa idrica, investimenti su invasi, desalinizzatori, digitalizzazione delle reti, riuso delle acque reflue. Tutte cose che si dicono da vent’anni, ma che oggi – all’indomani dell’avvio di una nuova stagione viticola e agricola – suonano come rimpianti più che progetti.

L’agricoltura siciliana ha già dimostrato di saper innovare, di poter puntare sulla qualità e sulla sostenibilità. Senza acqua, però, anche le migliori produzioni restano aneliti di vento nel deserto. La cabina di regia regionale esiste, ma il timone va girato in fretta. I soldi stanziati oggi sono una pezza. Perché, se si vuole salvare davvero il futuro delle campagne siciliane, bisogna cambiare rotta e farlo prima che il clima – e i mercati – presentino il conto.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

 

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