Diversifica e programma: l’esperienza di Verna

Nel 2012 Antonello Verna è giunto a capo dell’azienda di famiglia e ha impresso cambiamenti prodigandosi per l'introduzione di nuove varietà e nuove colture.

da Silvia Seripierri

Nel 2012 Antonello Verna è giunto a capo dell’azienda di famiglia e ha deciso di imprimere dei profondi cambiamenti nella gestione del lavoro. In particolare si è prodigato per il rinnovo varietale, ha introdotto nuove colture e ha stretto accordi con diverse OP.

Tutto ciò ha giovato molto al bilancio del gruppo Verna.

L’azienda agricola Verna, fondata nel 1963 a Rutigliano (BA), ha visto il susseguirsi di tre generazioni. Nel 2012 Antonello Verna ha preso in mano le redini dell’azienda fondata dal nonno e ha posto le basi per un nuovo modo di fare agricoltura. Oggi il Gruppo Verna conduce complessivamente 200 ettari, di cui 70 di proprietà e la restante parte in affitto. L’uva e gli ortaggi del gruppo Verna arrivano principalmente sul mercato nazionale italiano, ma una parte giunge anche in Germania.

Antonello, raccontami la storia della tua azienda.

Quando nel 2012 sono subentrato a capo dell’azienda agricola di famiglia producevamo esclusivamente uva da tavola con semi. Per prima cosa ho deciso di differenziare e di estirpare le varietà più vecchie per fare posto alle varietà libere senza semi. Per qualche anno, quindi, abbiamo prodotto uva della varietà Regal Seedless, oltre a quella della varietà Italia. Il passo successivo è stato quello di aderire a diverse OP. Per l’uva da tavola abbiamo deciso di entrare nell’OP Giuliano, di cui oggi siamo sublicenziatari. Successivamente abbiamo estirpato i vigneti di uve apirene libere per impiantare 40 mila viti di varietà senza semi brevettate. Oggi coltiviamo uva delle varietà di Sun World (Autumncrisp® e Scarlotta Seedless®), ARRA (Arra30), SNFL (Allison™) e IFG (Sweet Celebration®). Nel 2022 abbiamo estirpato gli ultimi 3 ettari di uva Italia.

Perché avete deciso di estirpare le cultivar apirene libere?

Mi sono affidato alle indicazioni dell’OP, che già da qualche anno aveva cominciato a spiegarmi che in futuro i programmi commerciali non avrebbero più continuato a commercializzare la cv Regal. Mi è stato spiegato che da lì a 2-3 anni gran parte delle GDO non avrebbero più richiesto queste varietà. L’OP mi ha messo in guardia sui problemi che avrei potuto riscontrare in quanto il rischio non era solo legato al prezzo, ma anche alla raccolta. Ho fatto tesoro dei suggerimenti e ho deciso di procedere con un ulteriore ricambio varietale.

verna

Come primo passo hai cominciato a produrre uve senza semi, poi sei passato a produrre le uve brevettate entrando in delle OP. Hai compiuto anche un terzo passo?

Il terzo passo è stato diversificare le colture. Il mio gruppo ha cominciato a coltivare ortaggi, come per esempio le Cucurbitacee, e a breve impianteremo varietà di kiwi giallo. Oggi l’azienda Verna non chiude mai. In inverno produciamo cavolo bianco, verza, broccolo, cima di rapa e carciofo. In estate raccogliamo angurie mini, midi e grandi. Anche per le angurie abbiamo prediletto le varietà senza semi, perché il mercato richiede angurie piccole e senza semi. Grazie alla diversificazione lavoriamo 12 mesi l’anno, raccogliamo e vendiamo ogni giorno.

Quando producevamo solo uva da tavola, invece, raccoglievamo e vendevamo una volta l’anno. Fondamentale è stata anche l’aggregazione, difatti facciamo parte di ben tre OP. Oltre alla già citata OP Giuliano, alla quale conferiamo uva da tavola, facciamo parte anche dell’OP PugliaViva – per le angurie e alcuni ortaggi – e dell’OP Green Farmers Group (GFG). Quest’ultima è l’OP dell’azienda Greenyard Fresh Italy che ha sede a Trevenzuolo, in provincia di Verona. Proprio con l’OP GFG abbiamo cominciato a collaborare per realizzare un impianto di kiwi giallo. Ho scelto di aderire alle OP più solide che mi avrebbero permesso di produrre frutta e verdura di qualità e con una vasta offerta varietale. L’OP Giuliano, ad esempio, è licenziataria di tutte le varietà di uva da tavola e ciò mi permette di scegliere tra un interessante ventaglio di varietà.

Mi sembra di capire che l’azienda è stata riconvertita al volere del consumatore.

Il consumatore comanda sempre. Non ha senso demonizzare il commerciante o la Grande Distribuzione. Il prodotto viene raccolto e venduto solo se c’è qualcuno che è disposto a comprarlo e mangiarlo.

Con le varietà brevettate è cambiato anche il vostro modo di lavorare in campo?

Secondo me il cambiamento più importante deve ancora avvenire. Fino a qualche anno fa, si lavorava in questo modo: l’uva era pronta per la raccolta, il commerciante passava in campo e firmava l’assegno. Ad occuparsi della raccolta era il commerciante. Nei prossimi anni, secondo me, dovremmo cambiare questo approccio. Le aziende agricole dovrebbero comprendere che spetta a loro occuparsi anche della raccolta. Infatti, se ogni produttore si organizzasse per raccogliere e conferire la propria uva all’OP di riferimento creerebbe nuove opportunità per il commerciante e per la propria azienda agricola.

Perché pensi che il produttore debba anche raccogliere il prodotto?

Occorre mutare l’approccio, lavorare insieme e fare squadra; chi commercializza l’uva non è un demone, così come chi la produce non è un agnello sacrificale. Il produttore deve farsi carico della raccolta perché è il solo che conosce quali sono i grappoli che vanno raccolti immediatamente e quelli che possono restare in vigneto più tempo. Ciò permetterà di aumentare la qualità del prodotto conferito. Al produttore che proporrà all’OP grappoli di qualità più elevata sarà, infatti, riconosciuto un prezzo più interessante. Anche in questo caso – secondo me – chi si adatterà al cambiamento prima degli altri riuscirà ad ottenere margini di guadagno più ampi, che gli permetteranno di investire o di mantenere la propria azienda in salute dal punto di vista finanziario.

Non dobbiamo rimanere immobili e attendere il tracollo per poter cambiare il nostro modo di fare. Credo così tanto in questa nuova formula che durante la campagna 2023 raccoglierò personalmente l’uva da conferire all’OP. Si tratta di una mia scelta personale. Lo scorso anno, infatti, dal momento della vendita a quello della raccolta sono passati diversi giorni e sono stato costretto a mantenere i miei operai in azienda per effettuare operazioni come le defogliazioni e la toelettatura dei grappoli. Avrei potuto impiegare quelle giornate lavorative per la raccolta, in questo modo avrei evitato di tenere l’uva parcheggiata in vigneto. Fin quando il prodotto è in campo, il rischio che si danneggi è sempre alto.

Bisogna dunque cambiare il punto di vista?

Bisogna cambiare il modo di fare agricoltura. Non siamo più negli anni novanta. Certo, in passato era tutto più facile e oggi le cose sono più complesse. Tocca a noi produttori ottimizzare le performance per portare avanti le aziende.

Programmazione, aggregazione e diversificazione sembrano le tue parole d’ordine; tutti questi cambiamenti hanno portato anche dei ritorni economici?

Esattamente: programmazione, aggregazione e diversificazione sono le tre direttrici che hanno permesso alla mia azienda di crescere. Il Gruppo Verna formato da due aziende agricole, di cui una si occupa di commercializzazione, ha chiuso il bilancio del 2022 con 12 milioni di fatturato contro i 4 milioni dell’anno precedente. Certo, siamo riusciti a triplicare i numeri anche grazie a delle condizioni di mercato particolarmente favorevoli. La campagna delle angurie, per esempio, è andata molto bene come anche quella degli ortaggi. Posso dire che gli investimenti fatti stanno portando davvero ottimi risultati.

Come hai scelto le varietà da impiantare?

Per prima cosa assaggio le nuove cultivar e, se incontrano il mio gusto, metto in campo alcune piante e le osservo per almeno due anni per capire come reagiscono all’ambiente e al territorio. A riguardo, infatti, ci sono varietà che mostrano problemi di produzione e questo capita anche con le cultivar brevettate. Può capitare che durante il primo anno la produzione sia ottima, ma che durante il secondo e il terzo inizino a comparire problemi come il cracking e la sensibilità alle malattie fungine. Occorre essere cauti e valutare per bene il cavallo su cui puntare. Ovviamente la speranza è sempre quella di disporre un giorno di cultivar selezionate nella nostra zona e capaci di riscuotere grande apprezzamento da parte dei consumatori.

È stato complesso l’approccio alle nuove coltivazioni di kiwi, ortaggi e Cucurbitacee dopo tanti anni passati a coltivare unicamente uva da tavola?

L’uva da tavola, come coltura, è il massimo della perfezione e della complessità. Se si sa produrre uva da tavola, produrre altro sarà un gioco da ragazzi. Vorrei trasmettere questo messaggio ai lettori e ai miei colleghi produttori: per andare avanti dobbiamo diversificare la produzione. La scelta è vasta, ma è sempre necessario conoscere le caratteristiche pedoclimatiche dell’areale di riferimento. Diversificare è fondamentale e se non lo si fa si rischia il fallimento. Per concludere vorrei sottolineare che ho accettato con entusiasmo questa intervista perché ho a cuore il territorio e vorrei trasmettere la mia esperienza alle altre aziende agricole. Se c’è la volontà e la passione è possibile fare tutto senza paura. Che si tratti di uva da tavola o di altro non bisogna mai dimenticare le tre linee guida che permetteranno ai produttori di continuare a svolgere questo mestiere anche in futuro: diversificazione, aggregazione e programmazione.

 

Teresa Manuzzi

©uvadatavola.com

Articoli Correlati