La Puglia agricola produce molto, ma non sempre riesce a trattenere sul territorio la quota più alta del valore generato. È dentro questa frattura – nota da tempo a imprese, cooperative e organizzazioni di filiera – che si colloca il nuovo bando “Filiere di Puglia”, intervento da 40 milioni di euro presentato dalla Regione Puglia nella giornata di ieri, mercoledì 20 maggio 2026, nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027.
La misura finanzia investimenti per trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, con l’obiettivo di rafforzare il passaggio dalla produzione primaria alla lavorazione, alla conservazione, al confezionamento e alla vendita. Per il sistema agroalimentare pugliese, compreso quello dell’uva da tavola, il tema è tutt’altro che marginale: senza strutture moderne, impianti efficienti, processi gestionali evoluti e capacità commerciale, una parte rilevante del valore rischia di spostarsi fuori regione, lungo segmenti della filiera che incidono sempre più sul prezzo finale e sulla competitività.
Come sottolineato dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, “Trasformiamo solo il 30% di quello che produciamo, mentre ancora tanti nostri prodotti partono alla volta delle industrie di altre regioni”. Una condizione che, ha aggiunto, significa “da un lato sminuire il valore dei nostri prodotti e dall’altro trattenere nella nostra regione meno di quello che potremmo per trasformarlo in valore, industria, lavoro e crescita per le nuove generazioni di imprenditori agricoli”.
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Cosa finanzia il bando e chi può accedere
L’avviso “Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli” si rivolge a imprese singole o associate del settore agroalimentare, con una specifica premialità per le forme aggregate. La spesa ammissibile può arrivare fino a 4 milioni di euro; il contributo copre fino al 50% per le PMI e fino al 25% per le grandi imprese. Le domande potranno essere presentate dal 26 maggio al 16 luglio 2026.
Due le linee operative previste: la prima riguarda l’ammodernamento dei processi produttivi e gestionali, la seconda la produzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo aziendale. Il bando guarda quindi a una modernizzazione ampia: strutture produttive, macchinari, impianti, efficienza energetica, risparmio idrico, sicurezza sul lavoro e integrazione di filiera.

Dalla competitività alla cooperazione
Il bando da 40 milioni si inserisce in una programmazione più ampia. Il CSR Puglia 2023-2027 dispone di oltre 1 miliardo e 178 milioni di euro; per il 2026 la capacità di spesa stimata supera i 295 milioni. Nel corso della conferenza stampa sono stati annunciati altri interventi in arrivo: 90 milioni per gli investimenti produttivi destinati a migliorare la competitività delle aziende agricole, 50 milioni per il primo insediamento dei giovani agricoltori e 40 milioni per interventi ambientali a tutela della biodiversità, della qualità dell’acqua e del paesaggio rurale.
La traiettoria indicata dalla Regione punta a collegare crescita economica, sostenibilità e ricambio generazionale. Resta centrale, però, la capacità delle imprese di utilizzare queste risorse per costruire filiere più integrate, capaci di programmare, aggregare prodotto, investire in strutture comuni e rafforzare la presenza sui mercati. A ribadirlo anche l’assessore regionale all’Agricoltura e Sviluppo rurale Francesco Paolicelli, che ha richiamato questo passaggio, definendo la cooperazione una “leva strategica per migliorare i processi produttivi e rafforzare le nostre filiere agroalimentari”.
Ad oggi, nell’ambito del CSR Puglia 2023-2027, sono 28 i bandi complessivamente attivati. Il numero racconta l’avanzamento della programmazione; la prova più concreta, ora, passerà dalla qualità dei progetti finanziati e dalla loro capacità di incidere sui punti deboli del sistema: trasformazione insufficiente, frammentazione produttiva, scarso potere contrattuale e difficoltà nel trattenere valore dove il prodotto nasce. Per le filiere pugliesi, la partita non riguarda soltanto l’accesso ai contributi, ma la possibilità di trasformare gli investimenti in una struttura produttiva più solida, moderna e competitiva.
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Ilaria De Marinis
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