Gli equilibri economici mondiali stanno cambiando, ne abbiamo il sentore proprio dai rapporti sempre più burrascosi tra USA e Cina e come spesso accade le questioni geopolitiche hanno ricadute anche per il settore frutticolo nazionale.
Gli Stati Uniti temono che il loro primato economico venga minato dalla Repubblica Popolare Cinese che, dal canto suo, cerca di dettare un nuovo ordine mondiale. Rimanendo in tema, proprio negli ultimi giorni si parla molto della cosiddetta “Nuova Via della Seta“. L’ambizioso progetto, conosciuto anche come: BRI – Belt and Road Initiative, che prevede il potenziamento e la costruzione di infrastrutture come porti, strade e autostrade per consentire alle merci cinesi di raggiungere più velocemente l’Europa.
Facciamo insieme una panoramica della situazione e proviamo a comprendere meglio i pro ed i contro del BRI.
Ovviamente usufruire di nuovi potenziali sbocchi per i prodotti ortofrutticoli alletta gli operatori italiani del settore, i quali sperano di favorire l’apertura della Via della Seta in direzione Italia-Asia centrale (dall’Iran al Pakistan) per una serie di prodotti made in Italy come uva da tavola e drupacee.
IL PROGETTO
Il progetto in questione è colossale, prevede un corridoio via terra ed un’autostrada marittima: “Il progetto di investimenti e cooperazione economica dovrebbe coinvolgere 68 Paesi, 4miliardi di persone, 1\3 del PIL mondiale, il 62% della popolazione ed il 75% delle risorse energetiche del globo. Il presidente della Repubblica cinese mira quindi a stipulare accordi economici con diversi Paesi di Asia, Europa e Africa”, spiega Giada Messetti, sinologa e autrice televisiva intervistata da Caterpillar – radio2 (puntata del 13/3/2019).
Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare cinese, è atteso in Italia dal 21 al 23 marzo 2019 per sottoscrivere con il nostro Paese un “Memorandum of understanding”, il primo passo che consentirebbe all’Italia di far parte del progetto geopolitico BRI. L’apertura alla Cina da parte del nostro Paese ha suscitato però timori da parte degli altri componenti del G7.
ALCUNI DEI PUNTI OSCURI
Giulia Pompili, giornalista per “Il foglio” espone alcune delle criticità del progetto: “In passato chi si è avvicinato troppo alla Cina ha dovuto poi assimilare anche le regole dettate dal Paese Asiatico, non condivisibili da uno Stato moderno occidentale democratico. Ad esempio ci sono stati problemi dal punto di vista dei diritti umani e sulla questione dei diritti dei lavoratori”.
GLI OTTIMISTI
Marco Marazzi, presidente di Easternational, è però fiducioso: “La BRI darà sì alla Cina l’opportunità di aumentare le esportazioni verso i nostri mercati, ma vale anche il discorso opposto. Ad esempio le aziende del settore agroalimentare (in particolare l’ortofrutta) hanno una forte potenzialità di esportare in Cina che purtroppo si scontra con i limiti imposti da regolamenti e vincoli sanitari”.
I DUBBI
Il dubbi che si sollevano in questi giorni sono i seguenti e non trovano al momento soluzione: l’Italia riuscirà da sola a far fronte alla travolgente potenza economica cinese? Sarebbe forse meglio muoversi come Europa Unita per fronteggiare la questione? Quale sarà la contropartita pretesa da Xi Jinping per far parte di questo progetto?
Autore: La Redazione
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