Indice
Il MASAF riattiva la leva PNRR della Facility Parco Agrisolare. Con avviso pubblico del 24 febbraio, la misura mira a finanziare impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. In gioco c’è una dotazione da 789 milioni di euro, che si inserisce nel disegno PNRR di accelerare l’autoproduzione energetica nelle aziende senza consumo di suolo: cuore della misura è la valorizzazione di coperture e fabbricati strumentali, con l’idea di alleggerire la bolletta e aumentare resilienza e competitività della filiera agroalimentare in una fase in cui il costo dell’energia è diventato una variabile strutturale dei conti aziendali. La misura, inoltre, si porta dietro un messaggio di ammodernamento degli immobili rurali: nelle linee PNRR legate al Parco Agrisolare rientrano anche interventi accessori tipici della riqualificazione delle coperture (ad esempio rimozione dell’amianto e miglioramenti edilizi funzionali), segnalando che l’investimento non è pensato solo come “impianto”, ma come upgrade dell’infrastruttura produttiva.
- Leggi anche: Stagione 2025: quando si è perso il buon senso
Beneficiari e criteri di priorità
L’Avviso stabilisce che possono accedere alle risorse i soggetti individuati dal Decreto Facility, e richiama un passaggio operativo spesso decisivo: i codici ATECO prevalenti ammessi sono elencati nell’Allegato B. La procedura è a sportello: l’ordine di invio della domanda incide, però l’accesso alle risorse segue anche una scaletta di priorità ben definita. Nell’ordine: progetti già presentati nei bandi precedenti (2022, 2023, 2024) e rimasti esclusi, oppure progetti ammessi in passato con rinuncia formalizzata prima della pubblicazione; poi i progetti nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) fino al raggiungimento del 40% delle risorse per ciascuna tabella; quindi le imprese iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità; infine i progetti che rispettano criteri qualitativi legati, tra l’altro, ai moduli FV iscritti al Registro ENEA (con priorità per categorie B o C).
Interventi finanziabili e massimali
Il progetto può arrivare a un massimo di 1.000 kWp per singolo intervento, mentre la spesa massima ammissibile complessiva per beneficiario non può superare 2.260.000 euro. Di questi, fino a 1.500.000 euro sono riferiti all’installazione dell’impianto fotovoltaico; fino a 700 mila euro coprono gli interventi complementari. Sono previsti anche massimali specifici: fino a 50 mila euro per i sistemi di accumulo e fino a 10 mila euro per i dispositivi di ricarica per la mobilità sostenibile. C’è poi un vincolo che vale come “porta d’ingresso” tecnica: i produttori dei moduli fotovoltaici impiegati devono risultare iscritti al Registro dei Moduli Fotovoltaici di ENEA e ricadere nelle categorie ammesse (A, B o C), con soglie di costo specifico differenziate (più alte per B/C).

Scadenze e passaggi operativi
Le domande vanno presentate solo tramite la piattaforma informatica del GSE, dalle ore 12:00 del 10 marzo 2026 alle ore 12:00 del 9 aprile 2026.
Ogni beneficiario può presentare una o più domande per progetti distinti, restando però su un’unica tabella e rispettando il limite complessivo di spesa; se vengono caricate più istanze per lo stesso progetto, il GSE considera l’ultima inviata. I progetti ammessi devono essere conclusi entro 18 mesi dall’atto di concessione (salvo proroga per motivi oggettivi) e, in ogni caso, completamento e rendicontazione devono avvenire entro il 31 dicembre 2028. Dopo il saldo, restano controlli e un vincolo di sostanza: mantenere gli interventi in efficienza e in esercizio per almeno 5 anni.
Parco Agrisolare: un’opportunità da non perdere
In questa nuova finestra, dunque, la differenza sta nell’impostare un investimento che regga come progetto d’impresa. Per comparti a forte intensità energetica e strutturati come quello dell’uva da tavola – dove il costo dell’elettricità pesa tra refrigerazione, magazzini, lavorazioni post-raccolta e, in molte aziende, gestione di impianti irrigui e servizi di campo – l’autoproduzione può diventare un tassello competitivo, non un accessorio. In tal senso, Parco Agrisolare si conferma una finestra concreta per trasformare i tetti aziendali in un vantaggio competitivo, riducendo l’esposizione ai costi dell’energia e rafforzando la tenuta economica dell’impresa.
- Leggi anche: Agrivoltaico per uva da tavola, conviene?
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com