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La stagione dell’uva da tavola 2025 è alle porte e si preannuncia carica di aspettative per produttori e mercati. Tra condizioni climatiche sempre più anomale, emergenza idrica e nuove varietà in espansione, il comparto si trova di fronte a una nuova, imprevedibile annata. Per capire meglio prospettive e andamento in campo, abbiamo intervistato Angelo Andrisani, presidente dell’OP Agorà – realtà che riunisce produttori ortofrutticoli del Metapontino e dell’arco jonico lucano e pugliese – e amministratore di FruttItalia Società Agricola, nonché produttore diretto di uva da tavola.
Girando per i vigneti, la stagione dell’uva può dirsi ufficialmente aperta. Qual è la situazione nel Metapontino?
La stagione è partita in maniera favorevole per le varietà precoci, come Arra 30 e Sugraone Superior. Tuttavia, al momento, non è ancora possibile quantificare il numero dei grappoli e quindi ipotizzare una stima dei volumi. Dal punto di vista qualitativo, invece, saranno decisive le prossime settimane e le condizioni climatiche che si registreranno. Senza dubbio, un dato significativo è l’anticipo della fase fenologica: rispetto alle annate precedenti, i primi germogli si sono sviluppati con circa venti giorni di anticipo. Questo fenomeno è attribuibile alle temperature elevate registrate tra gennaio e febbraio, che hanno favorito una ripresa vegetativa precoce. In linea generale, se le condizioni climatiche rimarranno stabili e non ci saranno abbassamenti di temperatura in primavera, la produzione potrebbe iniziare ai primi di luglio.

Quali sono al momento le maggiori preoccupazioni?
Al momento, non si riscontrano criticità, ma una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità di ritorni di freddo intorno al periodo pasquale, che potrebbero compromettere lo sviluppo vegetativo. Per metà aprile, infatti, dovremmo avere dei capolini intorno ai 40-50 cm, quindi una massa vegetativa importante che, nel caso di un abbassamento di temperature, causerebbe un danno produttivo importante.
Dal punto di vista fitosanitario, invece, gli agricoltori stanno affrontando sfide crescenti a causa della progressiva riduzione di principi attivi per il controllo degli insetti dannosi. L’anno scorso abbiamo dovuto fare i conti con una recrudescenza degli attacchi da parte di cocciniglie, mosca della frutta e Jacobiasca lybica. Il timore è che quest’anno si verifichi nuovamente.
Accanto a questo, non va poi tralasciata l’emergenza idrica che interessa il nostro areale produttivo. Seppur non ancora rimasti a secco, gli invasi utilizzati per l’irrigazione presentano già volumi inferiori rispetto al 2024, e la scarsità d’acqua nelle falde potrebbe determinare un aumento della conducibilità, con effetti negativi sulla crescita e sulla qualità della produzione.
Criticità a parte, le premesse per la stagione dell’uva 2025 appaiono dunque positive.
Sì, la stagione si presenta con prospettive incoraggianti, ma è bene monitorare attentamente una serie di variabili. L’anticipo stagionale potrebbe tradursi in un raccolto precoce, ma la disponibilità idrica e le condizioni meteorologiche primaverili saranno fattori determinanti. Non va poi tralasciato un aspetto cruciale come la tenuta del mercato di fronte all’espansione di varietà come l’AutumnCrisp® . Com’è evidente, le ultime due annate (2023-2024) hanno registrato una domanda elevata di questa varietà, a fronte di una produzione limitata. Ora però è sempre più diffusa, anche nell’areale di Metaponto, dove circa l’80% dei nuovi impianti è infatti investito ad AutumnCrisp®. Tale espansione massiva potrebbe comportare criticità future con il mercato che dovrà assorbire volumi crescenti, ponendo nuove sfide per la programmazione commerciale e la gestione della filiera.
In ogni caso, siamo solo agli inizi e per avere un quadro più chiaro bisognerà attendere ancora un po’.
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Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com