Uva da tavola, presentato l’11° Simposio Internazionale

La giornata, organizzata in collaborazione con LUV - La Fiera dell’Uva da Tavola, ha offerto una lettura concreta delle traiettorie che stanno attraversando la filiera e dei focus al centro dell'ITGS

da Ilaria De Marinis
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Il futuro dell’uva da tavola europea passa da una domanda semplice solo in apparenza: quanto spazio può ancora ritagliarsi il Mediterraneo in un mercato sempre più globale, competitivo e tecnicamente selettivo? È intorno a questo interrogativo che si è sviluppato l’incontro tenutosi ieri, mercoledì 3 giugno, presso Masseria Cariello Nuovo di Casamassima, dedicato alla presentazione dell’11° Simposio Internazionale sull’Uva da Tavola (ITGS), in programma in Spagna, a Murcia, dal 28 settembre al 2 ottobre 2026.

La giornata, organizzata in collaborazione con LUV – La Fiera dell’Uva da Tavola, ha offerto una lettura concreta delle traiettorie che stanno attraversando la filiera: da una parte la necessità di rafforzare il ruolo dell’Europa nel panorama mondiale dell’uva da tavola; dall’altra l’urgenza di affrontare con maggiore lucidità i nodi che ancora limitano la competitività del sistema mediterraneo, dalla logistica alla gestione del freddo, dai protocolli commerciali alla capacità di parlare con una voce comune sui mercati internazionali.

Spagna e Italia: affinità al sapore d’uva

A entrare nel merito del comparto spagnolo è stato Manuel Tornel, ricercatore e membro del comitato scientifico del Simposio, che ha tracciato una panoramica della viticoltura da tavola iberica, evidenziando punti di forza e fragilità di un sistema produttivo che presenta forti analogie con quello italiano. Anche in Spagna, infatti, la produzione si concentra in aree geografiche circoscritte, con Murcia nel ruolo di principale distretto produttivo. Una specializzazione territoriale che richiama da vicino il peso di Puglia e Sicilia per l’Italia e che conferma quanto l’uva da tavola, più di altre colture, si regga su territori ad alta vocazione, competenze tecniche consolidate e filiere fortemente identitarie.

Dal confronto è emerso il profilo di una Spagna tecnologicamente avanzata, orientata in modo deciso verso le varietà seedless e capace di costruire negli anni un modello produttivo moderno, strutturato e riconoscibile. Un percorso che dialoga con quello italiano, chiamato anch’esso a misurarsi con il rinnovamento varietale, con la crescente domanda di uve apirene e con standard commerciali sempre più esigenti.

Le somiglianze, tuttavia, riguardano anche le difficoltà. Cambiamento climatico, pressione competitiva dei Paesi extraeuropei, aumento dei costi di produzione e necessità di mantenere alta la qualità lungo tutta la filiera sono sfide comuni, che rendono il confronto tra Italia e Spagna particolarmente utile. Il punto, emerso con chiarezza, è che nessuno dei due Paesi può più limitarsi a difendere la propria storia produttiva: la reputazione resta un patrimonio, ma oggi deve essere sostenuta da organizzazione, innovazione e continuità commerciale.

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Il Simposio e la centralità da riconquistare

È stata quindi la volta di Joaquín Gómez, presidente di APOEXPA, l’Associazione dei produttori-esportatori di frutta, uva da tavola e altri prodotti agrari della Regione di Murcia, che ha presentato il prossimo International Table Grape Symposium. Il suo intervento ha posto l’accento su un tema decisivo: l’Europa deve recuperare centralità nel dibattito mondiale sull’uva da tavola. La scelta della Spagna come sede del Simposio va letta proprio in questa direzione, come occasione per riportare nel Mediterraneo il confronto tecnico e scientifico su una coltura che qui conserva competenze, tradizione e capacità produttiva di altissimo livello.

Dal presidente APOEXPA è arrivato anche un invito all’Italia: candidarsi per ospitare l’edizione 2029 del Simposio. Un passaggio che, al di là del valore simbolico, avrebbe un significato strategico per il comparto italiano, soprattutto in un momento in cui LUV – La Fiera dell’Uva da Tavola sta lavorando per costruire uno spazio stabile di relazione tra imprese, tecnici, ricerca, istituzioni e mercati.

Al centro, però, resta la qualità. È questo l’elemento che può ancora fare la differenza per l’uva da tavola europea, soprattutto in un mercato globale dove i volumi arrivano ormai da molte aree del mondo e dove la competizione si gioca su varietà, standardizzazione, shelf-life, residui, affidabilità logistica e capacità di garantire prodotto costante. 

Mercati lontani, opportunità solo sulla carta

Il confronto con il pubblico ha portato la discussione su un terreno particolarmente sensibile: i nuovi sbocchi commerciali. Asia e Paesi arabi restano destinazioni di grande interesse per l’uva da tavola europea, sia per il potenziale di consumo sia per la capacità di assorbire prodotto premium. Eppure, come sottolineato durante il dibattito, l’opportunità commerciale non coincide automaticamente con la possibilità operativa.

Due le principali criticità. La prima riguarda l’assenza di protocolli condivisi e pienamente funzionali. Senza accordi chiari, stabili e applicabili, molti mercati restano di fatto irraggiungibili o accessibili solo in modo episodico. La seconda, ancora più strutturale, riguarda la catena del freddo. Anche in presenza di protocolli, l’Europa deve dimostrare di saper gestire spedizioni lunghe, continuità termica, arrivi regolari e qualità del prodotto a destino. Su questo fronte il ritardo pesa, soprattutto rispetto a competitor extraeuropei che hanno costruito la propria forza proprio sull’integrazione tra produzione, post-raccolta e logistica.

È qui che la frammentazione europea diventa un limite evidente. Senza una strategia condivisa, le aperture verso Asia e Golfo rischiano di restare possibilità più teoriche che reali.Non a caso, per la Spagna, al momento, l’unica destinazione oltremare realmente percorribile resta il Sudafrica, grazie a un protocollo semplice e alla complementarità stagionale tra i due emisferi. 

Una filiera che deve scegliere come stare nel mondo

La giornata di ieri è quindi volta al termine, lasciando una consapevolezza precisa: Italia e Spagna condividono molto più di una vocazione produttiva. Condividono un destino competitivo, fatto di eccellenze tecniche e fragilità strutturali, di qualità riconosciuta e necessità di organizzazione, di mercati maturi da presidiare e nuovi sbocchi ancora da costruire.

In questo scenario, LUV può diventare un luogo di sintesi: non una semplice vetrina, ma uno spazio in cui la filiera dell’uva da tavola si confronta con le proprie ambizioni e con i propri limiti. Il dialogo con l’ITGS va in questa direzione, perché collega la dimensione fieristica a quella scientifica e internazionale, creando un ponte tra produzione, ricerca e mercato. E anzi, proprio in virtù della partnership con LUV, gli operatori interessati potranno richiedere uno sconto del 30% sul biglietto d’ingresso al Simposio Internazionale sull’Uva da Tavola. Un’opportunità concreta per favorire la partecipazione italiana a un appuntamento di rilievo internazionale e continuare a lavorare lungo la direzione individuata.

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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