Uva da tavola siciliana: lavoro e ottimismo

Ottimismo e duro lavoro: sono questi gli ingredienti scelti dai "Fratelli Ventura", azienda viticola all'attivo da tre generazioni nel cuore della Sicilia Orientale, tra le province di Ragusa e Catania

da uvadatavoladmin
uva da tavola siciliana f.lli ventura

Ad ascoltare le parole di chi lavora quotidianamente in campo, si comprende bene quanto il comparto dell’uva da tavola siciliana sia oggi alle prese con sfide sempre più pressanti. 

Ritardi nell’innovazione, clima anomalo e mancanza di aggregazione: il comparto della viticoltura da tavola in Sicilia è oggi alle prese con sfide non semplici da risolvere. Non a caso, sono tanti i produttori che stanno iniziando ad aprirsi ad alternative più sicure e a guardare con pessimismo al comparto. D’altra parte, non manca chi continua a credere in scenari futuri diversi che, disegnati sul solco dell’innovazione varietale e di una visione unita della filiera, possano offrire alla viticoltura da tavola siciliana un futuro diverso.

Tra questi, l’imprenditore agricolo Davide Ventura, titolare dell’azienda viticola “Fratelli Ventura”, realtà all’attivo da tre generazioni nel cuore della Sicilia Orientale, tra le province di Ragusa e Catania.

Come nasce l’azienda agricola “Fratelli Ventura”?

uva da tavola siciliana davide ventura

L’azienda nasce con mio nonno, negli anni Sessanta, con appezzamenti distribuiti nei comuni di Mazzarrone e Chiaramonte Gulfi, territori generosi, ma anche complessi da gestire. Le superfici erano destinate alla produzione di orticole e uva da vino, poi – a ridosso degli anni Ottanta – mio padre decise di puntare tutto sull’uva da tavola che è così diventata il nostro core business. Tuttavia, da qualche anno ci siamo aperti ad altre colture e abbiamo avviato la coltivazione di melograno

In merito alla produzione di uva da tavola, per anni in Sicilia le varietà con semi sono state predominanti. Da qualche anno, però, nettamente in ritardo con i tempi, è iniziata anche qui la transizione verso le varietà seedless. Analogamente a quanto avvenuto sul territorio, anche noi, nel giro di 3-4 anni, abbiamo quindi rivoluzionato la nostra produzione, introducendo varietà senza semi. Un’operazione che oggi ci porta a ospitare quasi tutte varietà brevettate: dalla Sweet Globe alla Sweet Celebration, dalla Sugar Crisp all’Autumn Crisp, tutte uve ormai affermate sul mercato. Accanto a queste, però, continuiamo a produrre varietà con semi, prima fra tutte l’Uva da Tavola di Mazzarrone IGP.

In generale, tutta la nostra produzione viene conferita alla commerciale Colleroni “Frutta di Sicilia” che ci permette di arrivare ai banchi della grande distribuzione e piazzare bene le nostre uve sul mercato.

Da tuo nonno a tuo padre arrivando a te: quanto è cambiato il comparto dell’uva da tavola siciliana? 

Un fenomeno che ho notato e che ancora oggi è difficile da metabolizzare è stato lo stallo attraversato dal comparto dell’uva da tavola a livello varietale, produttivo e strutturale. Fortunatamente, però, da un decennio a questa parte, si è assistito a una progressiva evoluzione che ha investito un po’ tutti gli aspetti. A partire dalla modalità di gestione della chioma a quella del suolo, partendo dalla parte microbiologica fino alla forma di allevamento a Y, senza tralasciare irrigazione e soprattutto innovazione varietale. Quest’ultima, in particolare, ha rappresentato il nodo più complesso da sciogliere: i più restii o chi non è riuscito ad allinearsi alle nuove tendenze, è infatti rimasto indietro o è andato in contro a dei flop produttivi. E questo in netta controtendenza rispetto a quanto accadeva in passato: se penso a mio padre, in quasi tutta la sua carriera, ha sempre lavorato con le solite tre-quattro varietà di uva con seme, adottando sempre le stesse tecniche. Oggi invece è più complicato e la gestione di un vigneto richiede un’altissima specializzazione.

Quale sarà a tuo parere il futuro della viticoltura in Sicilia?

Siamo in un’epoca storica cruciale, l’area del Mediterraneo – e la Sicilia in modo particolare – è alle prese con il cambiamento climatico. Siccità, temperature oltre la media, calamità naturali rendono sempre più difficile produrre uva da tavola siciliana. Molti colleghi stanno vivendo questo processo con un sentimento di angoscia, perché purtroppo è da quasi un quinquennio che in Sicilia il comparto subisce duri colpi. Tra questi, una crisi commerciale davvero significativa dovuta al ritardo accumulato nell’introduzione di uve apirene. A differenza della Puglia che ha avviato questo rinnovamento varietale ben prima di noi, qui in Sicilia abbiamo ancora il 70% di uva con seme. Se a questo si aggiungono il discorso manodopera e il rincaro dei prezzi, si comprende come in tanti abbiano gettato la spugna. 

D’altra parte, a livello di comparto, per quanto la situazione sia critica, cerchiamo di rimanere ottimisti. Siamo convinti che, investendo nell’innovazione e offrendo un’uva sempre più salubre e di qualità, sarà possibile superare le tante criticità. Personalmente, sono convinto che sia fondamentale puntare su una maggiore aggregazione a livello di filiera, intervenendo in ogni fase del processo produttivo, dalla raccolta al confezionamento, fino alla commercializzazione.

Inoltre, credo sia fondamentale cambiare approccio quando si parla di accordi con la parte commerciale. Come anticipato, da diversi anni, conferiamo la nostra produzione a Colleroni “Frutta di Sicilia”. Questo tipo di collaborazione ci permette di far viaggiare le nostre uve in tutta Europa e oltreoceano, rappresentando una possibilità di enorme crescita. Spesso si ritiene che il rapporto produzione-commerciale sia negativo, ma quando si trova la giusta sinergia, si può davvero puntare a un livello più alto. Specialmente perché le piccole medie imprese – a differenza delle grandi realtà – spesso non hanno né le risorse, né i mezzi per poter gestire la produzione e il confezionamento. 

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In prospettiva, credo sarà fondamentale promuovere una maggiore aggregazione a livello di comparto. La Sicilia, d’altronde, si conferma una delle regioni più importanti per la produzione di uva da tavola.

In più, considerata la precocità dei nostri areali, possiamo ricoprire un ruolo di primo piano, riuscendo a portare con grande anticipo le nostre uve sui banchi frutta di tutta Europa. Si tratta di investire e fare squadra per promuovere e valorizzare un prodotto che, oltre a costituire un’eccellenza, può identificare un territorio. In particolare quando parliamo delle uve a marchio IGP che, come si osserva già, sui banchi della grande distribuzione vantano una richiesta non indifferente e rappresentano quel valore aggiunto che aiuta poi a spuntare prezzi migliori. 

A livello di filiera, mi piacerebbe poter dire che il comparto viticolo siciliano è unito però ancora non è così. Se si lavorasse tutti insieme, seguendo un’unica direzione, sicuramente si potrebbe ottenere un risultato migliore. Oggi, a differenza del passato, anche da questo punto di vista noto passi avanti: penso al lavoro del consorzio IGP, alle occasioni di confronto e alle possibilità di associarsi che non mancano. Tutti elementi di cui oggi si sente sempre più il bisogno perché, per quanto produrre sia fondamentale, senza le giuste premesse si rischia di non andare lontano.

 

Ilaria De Marinis
© uvadatavola.com

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