Grazie al verificarsi di condizioni favorevoli che hanno consentito il contenimento dei costi di produzione, la stagione della uve precoci è stata più che positiva.
A dichiararlo alla redazione di uvadatavola.com è Antonio Bellarosa, produttore di uve da tavola precoci con e senza semi. Di seguito le osservazioni del viticoltore.
“Quest’anno si è verificato inizialmente un leggero ritardo di maturazione rispetto alla passata stagione, ma in linea di massima l’epoca di raccolta è stata la stessa. È stata una campagna abbastanza regolare e la qualità del prodotto è stata elevatissima.
La mia azienda non ha avuto problemi nella vendita perché negli anni abbiamo consolidato rapporti stabili con gli esportatori che conoscono il tipo di uva che produciamo. Nel complesso posso però affermare che il periodo in cui si riescono a spuntare prezzi favorevoli per le uve precoci si è ridotto.
Per quanto riguarda la varietà Vittoria, nella prima settimana si è riuscito a vendere sulla pianta con prezzi che si aggiravano tra i 0,80 e 1 euro/ kg, ma dopo questa fase iniziale, le quotazioni si sono abbassate notevolmente, raggiungendo i 0,60 euro/kg dopo dieci giorni dall’inizio della raccolta. Per le uve apirene come Superior seedless i prezzi sono stati più stabili e variavano tra i 0,80 e 1.10 euro/kg. Solo nel mese di agosto si è verificato un calo fisiologico dei prezzi, ma questo è nella norma.
In merito al ricambio varietale con le nuove uve apirene, io sono uno tradizionalista, ma purtroppo ci stanno mettendo nelle condizioni di cambiare. Secondo me cultivar come Vittoria o Palieri sono ancora valide perché riescono a garantire produzioni per ettaro superiori a quelli delle uve seedless. Ma se i prezzi di vendita delle uve con semi continueranno ad essere mediamente di 0,60 euro/kg sulla pianta, sarà difficile rientrare nei costi o comunque i margini di guadagno saranno così bassi da non riuscire più a reimpiantare dopo i 15-20 anni di vita dei vigneti. Quindi, anche se la stagione delle precoci è stata positiva, è importante che i produttori inizino ad investire sulle apirene.
L’innovazione è fondamentale così come lo è capire cosa vogliono il mercato e i consumatori. Faccio un esempio: se porto a casa un grappolo di uva senza semi i miei figli la mangiano fino all’ultimo chicco, invece quella con semi anche se ugualmente o forse più buona non è più molto desiderata. A livello nazionale l’uva apirena non è stata molto promossa, ma il consumatore l’apprezza sempre di più e grazie alla maggiore richiesta i prezzi salgono.
L’unico dubbio sulle cultivar senza semi riguarda la tipologia di contratti che si stanno firmando con i detentori dei brevetti, perché a mio parere non garantiscono sicurezza al produttore. In Italia purtroppo la produzione e la commercializzazione sono ancora due mondi separati, ma probabilmente in Spagna, essendo i produttori aggregati in consorzi, tale aspetto viene recepito in maniera positiva. Da noi invece regna scetticismo perché è vero, oggi i prezzi di vendita delle nuove varietà apirene sono buoni, ma le quantità prodotte sono ancora bassissime. Noi produttori ci chiediamo cosa succederà tra qualche anno, quando le produzioni di queste uve aumenteranno. Ci garantiranno lo stesso prezzo? Comunque le royalties dovremo pagarle”.
Autore: la Redazione
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