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Si è tenuto ieri, giovedì 20 febbraio, presso l’Unahotels Regina Bari, l’incontro organizzato da Suterra interamente dedicato al futuro dell’uva da tavola. Tantissimi i partecipanti presenti all’iniziativa che, nel corso del pomeriggio, ha posto l’accento su diversi temi. Primo fra tutti, quello dell’innovazione varietale. Durante la tavola rotonda “Le nuove varietà dal campo al mercato”, moderata da Costanza Fregoni, Annamaria Fanelli di Bloomfresh, Michele Melillo di Sun World e Maurizio Simone di AVI Arra hanno infatti risposto alle diverse domande, animando il dibattito relativo alle nuove varietà di uva da tavola.
Nuove varietà di uva: dove vanno i programmi di breeding?
Il mercato dell’uva da tavola sta attraversando una trasformazione significativa, e la direzione del breeding deve necessariamente seguirne le evoluzioni: la sintesi della risposta al primo degli interrogativi sollevati. “Negli ultimi 15 anni il settore in Puglia è cambiato radicalmente” ha affermato Annamaria Fanelli, sottolineando come i produttori abbiano ormai compreso l’importanza dell’innovazione varietale per mantenere la competitività. “L’attenzione si concentra sempre di più sulle varietà tardive, resistenti all’umidità e alle piogge, in modo da ampliare il calendario di commercializzazione e rispondere alle richieste del mercato” – ha infatti spiegato.
Da parte sua, Michele Melillo ha evidenziato un altro aspetto cruciale legato al lavoro del miglioramento genetico, spiegando che “gli incroci effettuati oggi daranno frutti solo tra 10-15 anni, quindi dobbiamo puntare su varietà sostenibili che garantiscano produzioni elevate e costanti”. Ha citato come esempio la varietà precoce Sugra 53 (Ruby Rush), che sviluppa un colore rosso intenso senza l’uso di fitoregolatori, un risultato che permette di coniugare esigenze produttive e di mercato.
Rispondendo alla domanda, Maurizio Simone ha altresì ribadito che non è sufficiente affidarsi alla genetica: “Dobbiamo accompagnare l’innovazione varietale con tecniche agronomiche avanzate, perché una varietà non è mai uguale in ogni contesto. Il suo successo dipende anche da una gestione agronomica adeguata, dalla regolazione dell’irrigazione alla protezione delle colture”. E continuando, ha sottolineato anche la crescente competizione internazionale, in cui Italia, Spagna ed Egitto si contendono quote di mercato, rendendo così imprescindibile un approccio strategico condiviso tra breeder, produttori e tecnici.
Le varietà senza semi: un trend consolidato
Sul tema delle varietà apirene, gli esperti sono stati unanimi: il mercato non chiede più uva con semi. “Si produce ciò che si vende”, ha affermato con fermezza Melillo, sottolineando che le varietà con semi ormai non sono più prese in considerazione dai programmi di breeding attuali. E questo a fronte di quanto accaduto negli ultimi 20 anni, con l’uva senza semi che ha ampiamente conquistato il mercato, attraendo nuovi consumatori, soprattutto tra giovani e bambini.
Un fenomeno, come ricordato da Simone, simile a quanto accaduto già con altre colture: “Oggi le varietà senza semi dominano il mercato, e lo stesso destino sembra attendere l’uva da tavola. Anche se esistono comitati che difendono le varietà tradizionali – ha poi chiosato – la tendenza è chiara e destinata a consolidarsi”.
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Non solo breeding
In chiusura, gli esperti sono stati invitati a rispondere a un ultimo interrogativo: “Insieme al breeding quale sarà l’altro fattore che potrà fare la differenza nella competitività futura di questo comparto?”. E se per Melillo e Sun World, la vera rivoluzione sarà la robotica, per Maurizio Simone di Avi.ARRA sarà importante ritornare alla tradizione per migliorare efficienza e sostenibilità, a una “semplificazione delle pratiche agronomiche” e a “metodi più armonici con l’ambiente, come la gestione oculata dell’acqua e del microbioma del suolo”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fanelli di BloomFresh che ha ribadito “La genetica sta facendo passi da gigante, ma a fronte di normative europee che ci portano a ridurre sempre più l’uso della chimica sarà fondamentale anche il fattore resistenza: selezionare varietà geneticamente resistenti alle principali fitopatie – ha infatti concluso – permetterà di ridurre in modo significativo gli interventi chimici, con un impatto positivo sull’ambiente e una produzione più sostenibile”.
Quale futuro per l’uva da tavola
Come emerso dalla tavola rotonda, appare chiaro come il futuro dell’uva da tavola passi attraverso una serie di cambiamenti strategici. L’ampliamento del calendario di commercializzazione, grazie a varietà tardive più resistenti, si conferma un obiettivo primario per garantire una maggiore competitività. Parallelamente, il miglioramento delle rese produttive senza compromettere la qualità rimane una priorità assoluta per rispondere alla crescente domanda del mercato. Tuttavia, la genetica da sola non basta: l’innovazione agronomica e tecnologica giocherà un ruolo determinante per il successo del comparto. In tal senso, sarà poi fondamentale puntare a una sostenibilità concreta e non solo di facciata: la riduzione dell’uso della chimica rappresenta d’altronde una sfida imprescindibile per un’agricoltura moderna e rispettosa dell’ambiente.
Ma oltre alle questioni tecniche, come sottolineato anche dagli esperti, un elemento chiave sarà poi la condivisione espressa attraverso un dialogo costante tra breeder, produttori e tecnici. Solo attraverso il confronto e la collaborazione sarà possibile affrontare le sfide che attendono il comparto nei prossimi anni. Specialmente in un contesto alle prese con un mercato sempre più esigente, evoluzioni repentine e costante necessità di mantenere alta la qualità, senza compromettere la sostenibilità.
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com