Tre giorni di confronto, circa 400 partecipanti provenienti da cinque continenti e un obiettivo preciso: mettere in relazione le conoscenze maturate su Xylella fastidiosa con le esigenze dei territori che ogni giorno ne misurano gli effetti. La 5ª Conferenza europea dedicata al batterio ha riunito in Puglia ricercatori, autorità fitosanitarie, rappresentanti istituzionali e operatori, chiamati a discutere nuove acquisizioni scientifiche, strumenti diagnostici, strategie di contenimento e prospettive di recupero per le aree colpite.
Nel corso delle sessioni si sono alternate numerose voci della ricerca, ciascuna concentrata su un tassello diverso: epidemiologia del batterio, biologia dei vettori, metodi di campionamento, diagnostica molecolare, selezione di genotipi più tolleranti e gestione agronomica dei territori colpiti. A dieci anni dall’esplosione dell’emergenza pugliese, il quadro scientifico è più solido: oggi si conoscono meglio i meccanismi di trasmissione, si dispone di protocolli più accurati e le sperimentazioni iniziano a produrre indicazioni utili anche fuori dai laboratori. Il confronto si è concentrato proprio su questo passaggio. I risultati ottenuti devono essere trasferiti in sistemi agricoli diversi per colture, organizzazione aziendale e caratteristiche del paesaggio; non tutte le soluzioni, quindi, possono essere applicate allo stesso modo. Da qui la necessità, emersa in più interventi, di tenere insieme ricerca, sorveglianza fitosanitaria e gestione del territorio.
Protagonista, inevitabilmente, anche l’uva da tavola. Se in Puglia la Xylella ha devastato soprattutto gli oliveti, il ritrovamento del batterio nei vigneti di Triggiano ha aperto un nuovo fronte di attenzione. La visita tecnica che ha concluso la Conferenza è partita proprio da qui, portando i partecipanti prima negli impianti interessati dal focolaio e poi da Giuliano Fruit, nel cuore del distretto produttivo del Sud-Est barese.
Il lavoro svolto nei vigneti colpiti
La giornata è iniziata nei vigneti di Triggiano interessati dal focolaio, dove i partecipanti hanno seguito sul posto il lavoro condotto dopo il ritrovamento del batterio. Tra filari ancora produttivi, superfici sottoposte a controllo e aree già interessate dalle estirpazioni, tecnici e ricercatori hanno illustrato le attività di sorveglianza avviate sul territorio: campionamenti, analisi molecolari, monitoraggio degli insetti e verifica delle piante ospiti presenti nell’area.
Il sopralluogo ha permesso di riportare alla pratica molti dei temi affrontati durante la Conferenza. Dalla sintomatologia alla diagnosi, passando per l’osservazione visiva e l’analisi di laboratorio. A riguardo, lungo il percorso sono state mostrate anche le trappole utilizzate per seguire la presenza degli insetti che si nutrono di linfa xilematica e possono trasferire il batterio da una pianta all’altra. Un passaggio che ha chiarito come il monitoraggio non riguardi soltanto le viti, ma l’intero contesto agricolo: impianti coltivati, vegetazione spontanea e superfici incolte compongono infatti un sistema continuo, nel quale gli insetti si spostano e le informazioni raccolte devono essere lette nel loro insieme.

Il ricercatore Donato Boscia durante il suo intervento nei vigneti interessati da un focolaio di Xylella a Triggiano (BA)
Dal vigneto alla filiera
Lasciata l’area del focolaio, la visita è proseguita presso Giuliano Fruit, dove lo sguardo si è spostato dal monitoraggio alla struttura produttiva del comparto. Il vigneto aziendale ha offerto un esempio della viticoltura da tavola del Sud-Est barese: impianti specializzati, coperture, gestione accurata della chioma e varietà selezionate in funzione delle richieste commerciali.
Nicola Giuliano, titolare della OP, ha ricordato che il comparto dell’uva da tavola vive ormai di rinnovi varietali frequenti, spinti dall’innovazione genetica e dall’evoluzione del mercato. Non esiste quindi il problema degli impianti secolari: una pianta colpita può essere estirpata e sostituita in tempi relativamente rapidi. Il nodo, però, è un altro. Se il batterio dovesse insediarsi e diffondersi come accaduto in California con la malattia di Pierce, non si parlerebbe più della sostituzione di singole piante, ma della tenuta stessa del sistema produttivo. È per questo che, per il comparto, la priorità non è imparare a convivere con la malattia, ma impedire che arrivi sulla vite.
Dopo la pausa pranzo, l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli ha chiuso la giornata. Al centro, la necessità di consolidare il contenimento raggiunto finora, intervenendo nelle superfici abbandonate e mantenendo alta la sorveglianza nelle aree produttive. Un obiettivo che richiede continuità nelle azioni e un coordinamento più stretto tra istituzioni, ricerca e imprese.
Si è chiuso così un percorso che, in cinque giornate intense e ricche di contenuti, ha restituito la complessità del tema e il peso delle scelte ancora da compiere. Oggi strumenti, conoscenze e risultati sono più solidi; resta però fondamentale continuare a far dialogare ricerca, istituzioni e imprese, per consolidare quanto ottenuto e affrontare con maggiore consapevolezza le questioni ancora aperte.
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Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com