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Una montagna di uva – ben 420 chili – è stata sequestrata nel cuore di Catania. Non si trattava di un’operazione qualunque, ma di un controllo mirato, una vera e propria task force voluta dalla questura per stanare il commercio illegale di uva da tavola. Il mercato rionale di Barriera è stato il palcoscenico dell’intervento, dove i poliziotti della squadra volanti, affiancati da forestale e polizia locale, hanno trovato un banco pieno di frutta priva di tracciabilità. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile.
Uva da tavola fantasma
La tracciabilità dei prodotti non è un capriccio burocratico: è garanzia di legalità, sicurezza e qualità. E invece, quella frutta non aveva alcun documento che ne attestasse la provenienza. Né un’etichetta, né una fattura, nulla che potesse raccontare la storia dell’uva o rassicurare chi l’avrebbe comprata. Di fronte a questo vuoto, le forze dell’ordine hanno agito senza esitazioni. Il sequestro è stato immediato e il commerciante, privo anche dei titoli per occupare il suolo pubblico, si è visto recapitare due sanzioni: una da 3.579 euro per l’attività illecita e un’altra da 1.500 euro per la vendita di prodotti alimentari non tracciati.

Controlli a tappeto
L’intervento a Catania si inserisce in una strategia più ampia. La questura ha infatti intensificato i controlli su tutta la filiera agroalimentare, dal grande mercato al venditore ambulante, con l’obiettivo di arginare un fenomeno che danneggia agricoltori, consumatori e l’intera economia locale. Non è solo questione di sicurezza alimentare: è una battaglia culturale, che riguarda la legalità e il rispetto per chi produce secondo le regole.
Dalla mancata tracciabilità ai furti nei campi
Questa storia, però, non si esaurisce tra i banchi del mercato. Dietro quei grappoli c’è un’altra realtà, ben più amara: quella dei produttori che si vedono derubati dei propri raccolti. Tra Mazzarrone, Licodia Eubea e Caltagirone – territori simbolo della viticoltura siciliana – i furti nei vigneti si stanno moltiplicando. I ladri colpiscono di notte, saccheggiano i filari e immettono l’uva nel circuito illegale. Così, i sacrifici di un’intera stagione spariscono in poche ore, mentre nei mercati appaiono frutti senza nome, a prezzi che fanno concorrenza sleale a chi lavora in regola.
Il risvolto positivo: l’uva da tavola donata alla Caritas
C’è però anche un risvolto positivo. Dopo aver accertato che l’uva fosse commestibile, le autorità l’hanno devoluta alla Caritas. Una scelta che fa del bene, evita lo spreco e restituisce così dignità al prodotto. Oltre a costiture un piccolo gesto che mostra come il controllo del territorio non sia solo fatto di multe e sequestri, ma anche di attenzione sociale.
Ilaria De Marinis
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