Diversamente da azoto, fosforo o potassio, il calcio è poco mobile all’interno della pianta e non può essere trasportato dai tessuti più vecchi verso quelli in crescita nei momenti di carenza.
Ciò si verifica perché, come già ricordato, il suo movimento avviene esclusivamente attraverso i vasi xilematici, che hanno il compito di trasportare la linfa grezza dalle radici alla parte aerea della pianta attraverso il “richiamo indotto dalla traspirazione”.
Se ne deduce quindi che il calcio giunge al frutto attraverso la traspirazione che quest’ultimo produce fino a quando questo rimane un organo verde traspirante. La sola analisi fogliare del calcio non può fornire indicazioni certe sul contenuto di questo elemento nel frutto perché la sua traslocazione non avviene attraverso i vasi floematici che dalle foglie muovono la linfa elaborata verso il basso e verso i frutti stessi.
In piante molto vigorose, inoltre, può prodursi una deficienza “occulta” di calcio nei frutti perché l’eccesso di evapotraspirazione causato dall’elevata vigoria muove il calcio in maniera esagerata alle foglie a discapito del frutto. Il calcio è un elemento che registra in uva da tavola una piccola quantità di assorbimento nei 27 giorni successivi al germogliamento.
Posteriormente l’accumulo si intensifica aumentando da 5,9 g della fase di germogli di 60-70 cm sino ad un massimo di 62,92 g nelle 8 settimane successive la raccolta. In contrasto con azoto, potassio e fosforo, il contenuto di calcio nei grappoli alla raccolta è molto più basso che negli altri organi vegetativi.
Nelle foglie si immagazzina il 67,06% del calcio totale mentre nei grappoli solo il 6,82%.
Autori: Giovanni Manca – Agronomo, delegato Sud Italia AGQ Labs Italia
Gonzalo Allendes Lagos- Ing. Agr. PUCV – Director Técnico Corporativo AGQ Labs
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